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Non siamo spioni dice Skype

Dice Skype che non ci spia. L’azienda di videocomunicazione di proprietà Microsoft è stata costretta a diffondere una nota ufficiale per smentire gli articoli pubblicati su ZDNet, Slate, Forbes e Le Figaro. Troppo autorevoli – per essere ignorati – giornali e magazine che hanno accusato Skype di violare la riservatezza delle conversazioni audio-video. Ecco dunque la replica, punto per punto, del Chief Development e Operations Officer di Skype, Mark Gillett. C’è da fidarsi? Fino a un certo punto.

Gene Hackman nel film di Francis Ford Coppola “La Conversazione” (1974)

 

E’ ormai noto che – su richiesta dell’autorità giudiziaria – Skype permette le intercettazioni. Almeno dal 2009, quando Microsoft ancora non aveva acquisito la società. Il problema dunque riguarderebbe solo i criminali e non gli utenti “normali”. Già, ma come la mettiamo con i paesi a regime dittatoriale o in cui i diritti democratici sono limitati? Alla faccia dei dissidenti, come accade in Cina, dove la polizia controlla tutte le conversazioni via Skype.    

Skype nega.  Dice che i suoi data center sono al sicuro e che nessuna conversazione privata viene controllata o registrata, mentre i messaggi restano sui server giusto il tempo necessario per permettere la sincronizzazione tra i vari dispositivi sui quali è installato il software. Mark Gillett invita gli utenti a consultare le pagine in cui è chiarita la policy aziendale sulla privacy. E, comunque, va ricordato che “Skype collabora con le agenzie delle forze dell’ordine, per quanto è legalmente e tecnicamente possibile”.

Dunque Skype va bene per video-chiacchierare con figli e nipoti lontani, mentre c’è da essere prudenti se si parla di segreti industriali o – se si è giornalisti – si entra in contatto con fonti riservate e da tutelare.


Twitter: @pinobruno

Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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