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Sprechi di Stato: i pali inutili di FIDO-DECT e i rottami di Socrate

Vi siete mai chiesti a cosa servono quei pali con le antennine, disseminati in una trentina di grandi e medie città italiane? A nulla. Sono gli inutili testimonial di un immenso spreco di denaro pubblico. Mille (o millecinquecento) miliardi di lire gettati dalla finestra da Telecom Italia alla fine degli anni Novanta per la tecnologia FIDO-DECT, ovvero il cosiddetto cordless da passeggio. Progetto fallito in partenza. FIDO-DECT non ha mai funzionato bene ed è stato abortito il 30 giugno 2001. I pali invece sono rimasti lì. Telecom Italia non li ha mai rimossi e non c’è stato un sindaco che abbia chiesto i danni all’ex azienda telefonica di Stato. D’altronde in giro ci sono ancora i rottami di un altro colossale sperpero di soldi dei contribuenti, il Progetto Socrate costato  tredicimila miliardi di lire, al quale ho dedicato una lunga inchiesta a puntate, tra il 2008 e il 2009.

 

Palo inutile di FIDO-DECT fotografato il 27 luglio a Bari

 

Cominciamo con FIDO-DECT. Ecco cosa si leggeva il 26 ottobre 1996 sul Corriere della Sera: “Fido estende all’intera area urbana la zona di copertura del cordless (il telefono senza fili) di casa propria o dell’ ufficio. Da oggi il telefono si può portare sempre in tasca. Nell’intimità delle pareti domestiche, Fido dialoga con la stazione radio base collegata alla presa. Per strada, in bicicletta, sul tram (fino a 40 chilometri orari), il telefonino risponde ed effettua le chiamate attraverso lo stesso numero, dialogando con una o piu’ delle migliaia di microcellule installate nel giro di pochi mesi dai tecnici della Sirti. Per l’amministratore delegato Telecom, Francesco Chirichigno, è il cordlessone. Per il presidente della Stet Ernesto Pascale un piccolo capolavoro di tattica”.

Il cordlessone, abbiamo visto, ha fatto cilecca. Cellulari.it scriveva, il 13 novembre 2001, che “con la tecnologia FIDO-DECT la comunicazione era impossibile in movimento, all’interno dei palazzi il segnale era inaffidabile, mentre l’idea di far pagare anche per ricevere era fallimentare, visto che un cellulare dava molto di più con costi globali non superiori”.

Quel che più indigna è che i cocci siano rimasti nostri e non ci sia stata amministrazione locale o Corte dei Conti che abbia fatto sentire la sua voce, per FIDO-DECT e per il Progetto Socrate.

Centralina del Progetto Socrate fotografata a Bari

 

Così scriveva Giorgio Meletto sul Corriere della Sera del 18 gennaio 1998: “Ricordate il piano Socrate, la famosa cablatura di tutte le case degli italiani con le fibre ottiche annunciata da Telecom Italia? Non c’è più, è defunto. In silenzio, con una discrezione opposta ai suoni di grancassa con cui fu annunciato a metà ’95 da Ernesto Pascale. Disse, l’amministratore delegato della Stet, che avrebbe investito 13 mila miliardi entro il ’98 per portare la fibra ottica in dieci milioni di abitazioni. Dopo due anni di polemiche e di accuse al monopolista telefonico di voler occupare il territorio con una nuova rete affiancata a quella telefonica, in pratica una tv via cavo, sono stati gli stessi vertici di Telecom a rendersi conto che il progetto non stava in piedi. E così lo hanno sostanzialmente abbandonato”.

Centralina del Progetto Socrate fotografata a Bari

 

Un’idea, per risarcire sia pur in parte i cittadini, ci sarebbe. La butto lì, nella speranza che qualcuno nei palazzi che contano – a cominciare dal ministro Corrado Passera e dal team di Agenda Digitale Italiana – la prenda in considerazione:

quei pali FIDO-DECT oggi inutili, quei cunicoli e quelle centraline del Progetto Socrate ricettacolo di immondizia e rifugio di topi, tornino in mani pubbliche e diventino ripetitori di wi-fi urbano, libero e gratuito. Sarebbe un importante contributo al superamento del divario digitale, oltre che un dovere.

 

In caso contrario, si facciano sparire pali e rottami. Inciampiamo in quelle centraline rotte e divelte, facciamo lo slalom sui marciapiedi per evitare gli inutili pali del FIDO-DECT. Che almeno facciano sparire le prove dell’inefficienza! C’è qualcuno in ascolto?


Twitter: @pinobruno

Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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