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Digitalia un passo avanti due indietro

Un altro rinvio per l’approvazione del decreto per l’Agenda Digitale italiana. L’ennesimo. Il Consiglio dei ministri si è dato appuntamento al 4 ottobre e chissà se almeno quel dì vedremo levarsi un fil di fumo. Brutta storia, perché questo decreto iper-annunciato è particolarmente atteso per dare uno scossone al mostro burocratico che tira il freno a mano al paese. Scrive il Corriere delle Comunicazioni che mancherebbe la copertura finanziaria. Mi sa invece che la notizia l’ha centrata il presidente di Confindustria Digitale, Stefano Parisi.

 

A Radio Anch’io Parisi ha detto: “Temo che dietro le motivazione addotte vi siano resistenze di apparati pubblici che non vogliono l’interoperabilita’ delle banche dati, in quanto in questo modo si smantellano centri di potere basati sul possesso esclusivo di informazioni“.

Resistere, resistere, resistere, è il motto delle lobby. In questo caso la madre di tutte le lobby, cioè la burocrazia statale e periferica. Questi non vogliono mollare e anche stavolta il Governo rischia di proclamare montagne e poi partorire topolini, come è successo con tassisti, ordini professionali, commercianti, assicuratori, eccetera.

Pensate un po’ se davvero si parlassero, interagissero, incrociassero le informazioni di tutte le banche dati di tutta la pubblica amministrazione. Roba da non credere. E infatti non ci credo.

 

 

 

 


Twitter: @pinobruno

Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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