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La Scuola deve essere digitale?

Oggi alle 10.30 il ministro dell’Istruzione, Francesco Profumo, terrà una conferenza stampa di presentazione delle novità del nuovo anno scolastico 2012/2013. In collegamento con il Ministero ci saranno gli istituti “E. Majorana” di Brindisi, “E. Fermi” di Mantova e “Des Ambrois” di Oulx (TO). Nell’Istituto Tecnico Industriale – Liceo Scientifico Tecnologico “Ettore Majorana” di Brindisi si lavora da anni sulle innovazioni tecnologiche applicate alla didattica. E’ una scuola di avanguardia, capofila del progetto Book in Progress e di numerose altre iniziative dirompenti. Alla vigilia del nuovo anno di studi, ho chiesto al dirigente scolastico del Majorana, Salvatore Giuliano, di raccontarmi in poche parole perché oggi la scuola deve essere digitale. Ecco la sua risposta:

 

Book in progress in versione cartacea. Ci sono anche le edizioni digitali.

 

Da diversi anni siamo invasi da scritti, articoli, analisi, trattati e pubblicazioni su come le tecnologie possano essere utilizzate nella pratica didattica quotidiana. La quasi totalità di questi interventi mette in evidenza aspetti positivi. Pochissimi, invece, coniugano gli aspetti negativi. 

Chi ha ragione? 

Entrambe le tesi e nessuna della due.  Come è possibile? Provo a dare una mia interpretazione, più o meno condivisibile. 

La quasi totalità degli interventi a favore o contro l’utilizzo delle tecnologie applicate alla didattica, non trattano o trattano poco, l’aspetto fondamentale: i contenuti. 

Mi spiego meglio. Da più parti si pensa all’utilizzo della tecnologia come un punto di arrivo. Sbagliato! Le tecnologie, altro non sono che uno strumento e, come tale, devono essere considerate un punto di partenza. Un nuovo ed interessante modo di ‘fare lezione’. 

Molti pensano che, consegnare tablet, netbook, notebook, LIM (lavagne interattive multimediali) agli alunni corrisponda a far fare all’intera classe o scuola un salto in avanti. 

Un salto nel futuro!!! Una scuola 3.0!!! 

Le cose non stanno proprio cosi. Perche? Perche molte volte le LIM vengono usate come lavagne di ardesia, con l’unico novità che non ci sporca le mani con il gessetto. I computer non hanno contenuti digitali didattici interattivi e, peggio ancora, molte volte non esiste un progetto che ponga attenzione ai processi di insegnamento e apprendimento con l’utilizzo delle tecnologie. 

Come se ne viene fuori dunque? 

Lavorando, lavorando e ancora lavorando! 

Se alla base dell’utilizzo delle tecnologie non si avvia, all’interno delle istituzioni, un processo di rivisitazione della didattica, difficilmente si otterranno buoni risultati. Il docente ha un ruolo determinate. Diventa anche mediatore della conoscenza, indicando ai propri allievi le fonti (infinite) presenti sul web, insegnando loro a saper distinguere, valutare ed apprendere con l’utilizzo delle tecnologie. 

Occorre mettere al centro della scuola, chi la scuola la fa: alunni e docenti. 

La formazione è importante, tuttavia, prima di avviarsi in incerti  processi di formazione occorre lavorare sulla motivazione. Se avremo motivazione e passione partiremo con il piede giusto. 

Proprio questi due elementi sono alla base del progetto avviato tre anni fa presso l’ITIS Majorana di Brindisi e noto con il nome di Book in Progress. I docenti si sono confrontati e, insieme, attraverso un processo di cooperazione e condivisione hanno iniziato a scrivere contenuti da consegnare agli studenti, in sostituzione dei tradizionali libri di testo. 

Attualmente il progetto si è esteso a circa 70 scuole superiori di tutta Italia e vede il coinvolgimento di circa 800 docenti organizzati in dipartimenti disciplinari che, in presenza e attraverso la rete, creano, condividono e scambiano materiale didattico. 

Il passo successivo è stato quello di creare contenuti didattici digitali interattivi da inserire sui tablet degli alunni e la creazione di learning object (oggetti di apprendimento) con testo, immagini, video, galleria di foto, video-lezioni dei docenti ecc. 

Cosa abbiamo ottenuto? Un miglioramento degli apprendimenti e un tasso di abbandono prossimo allo zero. Il valore aggiunto del progetto è il risparmio di spesa. Le famiglie spendono poco meno di 5 Euro a volume ed il risparmio cosi realizzato lo investono in tecnologia. 

Tutto è migliorabile e il book in progress ha ancora tanti margini di miglioramento e, sono certo che, grazie all’aiuto di altri docenti, dirigenti ed alunni, il progetto crescerà.  

Non vogliamo insegnare nulla a nessuno. Abbiamo dimostrato che si può fare. 

Buon anno scolastico a tutti. 

Salvatore Giuliano

ITIS Majorana Brindisi

 

Salvatore Giuliano, preside del Majorana di Brindisi (clicca per ingrandire)

 

Lo speciale dedicato da Super Quark al progetto “Book in Progress” il 17 agosto 2011

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Twitter: @pinobruno

Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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