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Talebani digitali tra frizzi e lazzi

Ci sono quelli che si mettono in coda due giorni prima per entrare nel negozio Apple e comprare il nuovo iPhone e ci sono quelli che odiano i prodotti a mela e dicono che è meglio Android. Ci sono quelli che dicono che erano più belle le mappe Google, e che si stava meglio quando si stava peggio, che iOS 6 è una porcheria, che Siri non ti sa mandare al ristorante giusto. Talebani digitali, come gli ultras del calcio. L’importante è schierarsi, non essere. Orbene, l’esercizio di critica è più che sacrosanto, e porre l’accento su pregi e difetti dei prodotti è vitale per noi utenti e consumatori. Guai se comunicazione e informazione fossero prerogativa degli uffici stampa e del marketing! In questi anni la rete ci ha messo al riparo da più di una patacca spacciata per killer application. Già, tutto giusto, ma perché scaldarsi tanto, manco fossimo sulla curva nord? Mai – dai tempi dei frizzi e lazzi su Microsoft, Windows e Bill Gates – si è visto tutto questo flame, questa partigianeria.

 

Il tema è piuttosto un altro. Apple, Google, Microsoft, eccetera sono multinazionali, che sfornano merce per fare profitto. Senza esclusione di colpi, che si tratti di far lavorare notte e giorno gli operai cinesi, rubare idee, trascinare l’avversario in questo o quel tribunale. Salverei soltanto il mondo open source

Non ci sono buoni e cattivi. Alcuni prodotti sono ottimi, altri così così, altri scadenti, altri pessimi. La storia del mondo digitale ci ha insegnato che si tratta di una rivoluzione permanente, con qualche sporadica presa della Bastiglia. Un processo costante che ci ha comunque migliorato la vita (a molti però ha fatto perdere il posto di lavoro, perché ha cancellato mestieri e ruoli. La privacy, poi, l’abbiamo ceduta ai social network).

Un tempo usavamo la tastiera senza mouse, davanti ai monitor monocromatici, e adesso abbiamo il touch e chiediamo a Siri di scrivere per noi messaggi e mail. Domani avremo gli occhiali di Google, le auto si guideranno da sé e porteremo i chip sottopelle. Così va il mondo, da sempre. Ringraziamo inventori e innovatori, ma non facciamone angeli o demoni. Prendiamo cioè che ci piace o ci è più utile, raccontiamo i pregi, denunciamo le magagne e i difetti ma non scaldiamoci più di tanto. Le mappe Apple sono brutte? E noi usiamo quelle Google, che problema c’è?


Twitter: @pinobruno

Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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