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Se muore Erasmus scompare l’Europa migliore

E così Erasmus rischia di morire per asfissia finanziaria. Fosse vero, sarebbe la fine dell’Europa migliore, del Melting pot giovanile che negli ultimi venticinque anni ha sparigliato confini, lingue, abitudini e pregiudizi. Erasmus, la macchina gioiosa di europeizzazione per milioni di studenti – 230mila ogni anno – sta per incepparsi per mancanza di fondi.  Nel bilancio UE 2012 – fa sapere la Commissione Europea – sono finiti i soldi per pagare le fatture già emesse per una serie di fondi – tra cui il Fondo sociale, il programma Erasmus e il fondo per la Ricerca e Innovazione.

Sembra incredibile che l’Europa non riesca a trovare nei meandri dei suoi bilanci il denaro necessario per alimentare uno dei suoi progetti di maggior successo. Sarebbe una figuraccia planetaria, che si aggiungerebbe alle tante accumulate negli ultimi anni dall’euro-burocrazia più ottusa.

Travolti dalle proteste, a Bruxelles hanno cercato di correre ai ripari, gettando acqua sul fuoco. Così titola il sito ufficiale della Commissione:

Erasmus students: don’t panic (yet)!

Nel comunicato si dice che “Se è vero che attualmente c’è  carenza di fondi, gli studenti Erasmus che si recano all’estero nel corso del primo semestre 2012-2013 non dovrebbero avere problemi nel le borse per i loro studi e tirocini all’estero. Le Agenzie nazionali responsabili del programma di apprendimento permanente hanno ricevuto fondi sufficienti da parte della Commissione europea, per le loro borse”.

Nel frattempo – aggiunge la Commissione – “si sta lavorando per confermare l’importanza del programma Erasmus e reperire rapidamente ulteriori finanziamenti “.

La nota si conclude così: “La Commissione Europea fornirà presto altre notizie. Nel frattempo, non esitate a chiedere uno scambio Erasmus, che potrebbe cambiare la vostra vita”!

Insomma, non è detta l’ultima parola. L’appartamento spagnolo forse non chiuderà i battenti.

I protagonisti dell’Appartamento spagnolo (di Cédric Klapisch, 2002)

 

 

 


Twitter: @pinobruno

Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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