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Urgono satelliti a prova di hacker

E se un giorno un gruppo di criminali informatici (terroristi al soldo di questa o quella nazione) riuscisse a riattivare qualcuno dei duemila satelliti ormai dismessi ma tuttora in orbita, per farli schiantare contro quelli funzionanti? Ok, sembra un filmetto di fantascienza, roba da 007 GoldenEye, ma lo scenario è preso in seria considerazione dal Royal United Services Institute for Defence and Security Studies (RUSI). Ieri a Londra ne hanno parlato esperti di tutto il mondo, durante la RUSI Space and UK National Security Conference. E’ uno dei tanti problemi della sicurezza globale. Il mondo dipende dai satelliti e dal flusso costante di informazioni che arrivano dallo spazio. Telefoni cellulari, navigatori per i trasporti, trasmissioni televisive, sistemi di difesa e di monitoraggio per usi civili andrebbero in tilt con conseguenze disastrose.

Ebbene, hanno detto i partecipanti alla conferenza londinese, la nostra dipendenza dalla tecnologia spaziale ci rende molto vulnerabili. Mark Roberts, che ha lavorato a lungo come informatico presso il Ministero britannico della difesa, non esclude che – con la tecnologia oggi disponibile – hacker prezzolati possano prendere il controllo di uno o più satelliti in disuso per provocare una serie di collisioni e distruggere quelli funzionanti.

Ecco cosa gira sulle nostre teste:

6500 sono i satelliti inviati nello spazio a cominciare dallo Sputnik.

400.000 sono i detriti con spessore inferiore ai dieci centimetri in orbita.

16.000 sono i detriti con spessore pari o superiore a dieci centimetri in orbita.  

994 sono i satelliti operativi in orbita intorno alla Terra.

3000 sono i satelliti in orbita, compresi quelli non più attivi (ma ancora dotati di capacità propulsiva).  

 

 

Gli attacchi informatici potrebbero dunque aggiungersi alle tempeste solari e agli incidenti. Come è successo il 10 febbraio 2009 sul cielo della Siberia, tra i satelliti Iridium 33 (di proprietà della Iridium Communications Inc. ) e Kosmos 2251 (di proprietà delle forze spaziali russe ). Iridium 33 era in funzione, mentre Kosmos 2251 era fuori servizio dal 2005. La collisione disseminò nello spazio, a circa 900 chilometri dalla terra, duemila detriti di grandi dimensioni.

La collisione del 2009 tra Iridium 33 e Kosmos 2251

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Quella volta andò bene, ma lo scienziato della Nasa Donald Kessler ipotizza che una sola grande collisione potrebbe produrre detriti sufficienti per creare un effetto a cascata sui satelliti funzionanti. Ogni detrito può viaggiare a decine di migliaia di chilometri l’ora e potrebbe facilmente distruggere un satellite. E’ vero che nello spazio “c’è molto spazio”, però – come sostiene il professor Richard Crowther, dell’Agenzia Spaziale britannica – “Lo spazio è infinito, ma lo spazio intorno alla terra è finito.”

Così, mentre le forze armate di tutto il mondo si dicono preparate a operare anche in assenza di GPS, un black-out satellitare avrebbe effetti devastanti. Dice il sovrintendente Jim Hammond, dell’associazione britannica dei capi di polizia, che ventiquattr’ore di blocco dei dati GPS farebbe piombare nel caos una città come Londra.

Insomma, urgono satelliti a prova di hacker.

Fonte: The Independent

 

 


Twitter: @pinobruno

Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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