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Banda ultralarga: due sassi nello stagno

Due sassi lanciati nello stagno del digital divide. Il primo lo scaglia la Commissione Europea, che decide di aggiungere 120 MHz allo spettro radio per le tecnologie 4G/LTE, cioè la rete ultraveloce senza fili. Bruxelles obbliga gli Stati membri a rendere disponibile lo spettro in questione entro il 30 giugno 2014 per raggiungere circa 1000 MHz. L’altro sasso arriva dall’amministratore delegato di 3 Italia, Vincenzo Novari, che ha scelto un piccolo centro della Ciociaria per accendere la sua LTE.  Ad Acuto, in provincia di Frosinone, sono così passati dal medio evo tecnologico alla banda larghissima, con velocità massima di 100 Mbps in download e fino a 50 in upload.

Un vicolo del centro storico di Acuto, Frosinone.

Prima un chiarimento tecnico. “4G e LTE non sono la stessa cosa. Spesso sono considerati sinonimi: il motivo è da ricercare nel fatto che le grandi compagnie telefoniche in Europa e nel mondo, ‘vendono’ l’LTE come tecnologia 4G, per puri motivi di marketing. LTE sta per Long Term Evolution ed è il successore della tecnologia GSM (seconda generazione) e UMTS (terza generazione). Anche se molto più avanzato rispetto all’UMTS, l’LTE fa comunque parte della terza generazione di telefonia mobile, meglio conosciuta come 3G. L’LTE viene considerato da più parti il futuro della telefonia mobile. Se analizziamo le velocità promesse, non è difficile immaginarlo: fino a 326,4 Mb/s in download e 86,4 Mb/s in upload. Dati da fare impallidire anche le migliori connessioni Adsl”. [1]

Al di là delle disquisizioni tecniche, LTE è un obiettivo vicino, molto importante, e la decisione della  Commissione Europea offre nuove opportunità agli operatori di telefonia mobile, che “avranno maggiori opportunità di investire in reti più efficaci, con vantaggi per l’intera economia, e che nel tempo i consumatori potranno effettuare trasferimenti di dati più rapidi e usufruire di maggiori servizi a banda larga. L’ampliamento dello spettro a disposizione delle tecnologie 4G darà un notevole contributo al conseguimento dell’obiettivo dell’Agenda digitale, che prevede la copertura universale a 30Mb/s per la banda larga dell’Ue entro il 2020”. I 120 MHz aggiunti alla banda da 2 GHz saranno insomma un toccasana.

Quanto a 3 Italia, la mossa di Acuto è un segnale forte ai competitor, che si affannano invece a sovrapporsi nelle aree urbane che non soffrono (o soffrono meno) di divario digitale. Partire dalle periferie, senza comunque trascurare le grandi città, offre senz’altro un ritorno di immagine, e  Novari promette che dopo la cittadina ciociara entro il 2013 avranno l’LTE altri quaranta comuni in digital divide, oltre che Roma, Milano, eccetera.

E poi l’amministratore delegato di 3 Italia fa sua la provocazione di Wind: perché no a un’unica rete mobile di quarta generazione?  Wind e 3 Italia da sole non potrebbero farcela, ci vorrebbe almeno un terzo partner e, ’’in teoria in due anni e con un investimento di 1,5/due miliardi si potrebbe collegare tutta l’Italia, compresi i 2.500 Comuni non ancora connessi in banda larga’’.

Mica male, come proposta, ma Telecom Italia e Vodafone faranno sicuramente orecchie da mercante.

PS. “In Italia, il 30 settembre 2011 si é conclusa l’asta per la concessione delle frequenze 4G LTE delle tre frequenze disponibili: 800, 1800 e 2600. La parte del leone l’hanno Wind, Vodafone e Telecom Italia, che sono riuscite ad assicurarsi due blocchi ciascuna della frequenza LTE 800 Mhz (la migliore). Per quel che riguarda i 1800 Mhz, un blocco a testa per Vodafone, Telecom Italia e H3G. Quest’ultima si é aggiudicata quattro blocchi dei 2600 Mhz, esattamente come Wind: tre ciascuno per Telecom Italia e Vodafone.

I budget stanziati e spesi dalle compagnie telefoniche sono impressionanti: l’asta aveva infatti come obiettivo il raggiungimento dei 2,4 miliardi di euro. E si è riusciti a raccogliere poco meno di 4 miliardi”. [2]



[1] Fonte: http://www.4g-lte.it/

Per una definizione tecnica del 4G “puro” (IMT-Advanced) vi rimando a questa pagina dell’International Telecommunication Union


Twitter: @pinobruno

Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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