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Metà del Paese non è su Internet

Tutti su Internet? Noi che siamo a bordo e chattiamo, postiamo, navighiamo, partecipiamo, interagiamo, lo diamo per acquisito. E gli esclusi? Quanti sono? Perché non sono in rete? Forrest Gump direbbe che Internet è chi su Internet ci sta. Ma se chi non ci sta è l’altra metà del paese – come fa sapere la Fondazione Ugo Bordoni – è roba da far venire i brividi. Alla faccia dei luoghi comuni, dei proclami e delle esibizioni muscolari degli addetti ai lavori. Su Telèma 2.0, la rivista della Fondazione, Cosimo Dolente e Giacinto Matarazzo scrivono che le famiglie italiane senza accesso a Internet rappresentano il 45,4 della popolazione, mentre i singoli cittadini che non usano Internet sono maggioranza: il 51,1 per cento[1]. E’ la Mappa del non uso, “formidabile ‘zoccolo duro’ che mantiene bassa la domanda di banda larga, scoraggiando nuovi investimenti per l’adeguamento delle reti, ma soprattutto promuovendo così la propria esclusione sociale”.

 

Lo studio di Telèma 2.0 dice che il divario digitale è causato soprattutto (40,1 per cento) dai costi di collegamento e degli strumenti per navigare, il che non sorprende in tempi di crisi. In Italia Internet non è un diritto fondamentale dell’uomo, come ha stabilito l’ONU[2]. In Finlandia, addirittura, la legge stabilisce il diritto alla banda larga (e non all’accesso tout court).

E’ preoccupante è scoprire che “una famiglia su quattro (25,6 per cento) non considera Internet uno strumento utile e interessante”. Scrivono Cosimo Dolente e Giacinto Matarazzo che:

“Internet è percepito come inutile o poco interessante da oltre 2 milioni di famiglie (28 per cento del totale, quasi una famiglia su 3 che non usa Internet) di cui:

– 1,5 milioni di famiglie costituite da anziani over65, che vivono da soli o in coppia, pensionati e casalinghe, scarsamente scolarizzati);

– circa 380.000 famiglie, più composite al loro interno, caratterizzate però dall’assenza di figli;

– circa 250.000 famiglie, anche queste più composite al loro interno, ma caratterizzate dalla presenza di figli”.

 

Significa – e non può essere altrimenti – assenza di educazione e di alfabetizzazione digitale. Vuol dire che il Sistema Paese non è riuscito a far comprendere ai suoi cittadini che la rete è strumento indispensabile di crescita sociale, culturale ed economica. Insomma, una sconfitta collettiva, a cui è indispensabile e urgente porre rimedio.

L’Agenda Digitale batta un colpo.

 

 



[1] Indagine multiscopo “Aspetti della vita quotidiana” (segmento “Famiglie e ICT”) svolta dall’Istat nel mese di marzo 2011 (Istat 2011a). L’indagine è condotta annualmente su un campione di quasi 20 mila famiglie per un totale di circa 48 mila individui e si caratterizza per un elevato grado di significatività statistica (Istat 2011b).

[2] Risoluzione del Consiglio sui diritti umani delle Nazioni Unite n° A/HRC/20/L.13 del 29 giugno 2012 (The promotion, protection and enjoyment of human rights on the Internet).


Twitter: @pinobruno

Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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