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Una parola al giorno: eGovernment

Una parola al giorno toglie il digital divide di torno. La parola di oggi è eGovernment.  Svecchiare la Pubblica Amministrazione, renderla efficiente e più vicina al cittadino grazie all’uso sapiente delle nuove tecnologie. È questo l’eGovernment. Processi snelli, rapidi, trasparenti, comunicazione immediata e trasversale. Forse è più facile fare un esempio di cosa non è eGovernment. Non è fare la coda all’ufficio anagrafe e dimostrare che io sono io e poi andare alla ASL (all’agenzia delle entrate, al catasto, alla regione, alla provincia eccetera) ed essere costretto a fare la stessa cosa. Perché non si parlano? Perché non hanno accesso allo stesso database? Un unico grande versatile archivio della Pubblica Amministrazione, accessibile con un clic da ogni funzionario pubblico autorizzato a trattare i dati personali.

eGovernment

eGovernment significa anche riduzione degli sprechi, delle tonnellate di carta, di timbri, di firme, di bolli. Se tutti i burocrati pubblici usassero le mail con firma digitale o almeno la posta certificata, la manovra finanziaria sarebbe più leggera e forse potrebbero davvero abbassarci le tasse.

eGovernment significa poter interagire in rete con chi amministra e governa, risparmiare tempo e denaro. In Italia ci sono ormai decine di milioni di cittadini che sanno usare e usano Internet. Perché non consentire loro di prenotare una visita medica, pagare il ticket sanitario on line?

In realtà il cittadino digitale si è perso per strada, confuso da annunci roboanti, tradito dalle tante promesse non mantenute. Eppure poco più di dieci anni fa era stata imboccata la via giusta, quella di un’innovazione lenta ma costante, segnata da pietre miliari che si chiamavano Carta di Identità Elettronica, firma digitale, servizi avanzati offerti in Rete.

Qualcosa si è fatto. Le dichiarazioni dei redditi viaggiano soltanto in rete. Da anni la firma digitale, soprattutto per iniziativa delle Camere di Commercio, è lo strumento principe per i rapporti con le imprese. È l’unico mezzo per trasmettere i bilanci aziendali e il suo uso si è esteso, grazie alla garanzia della certezza dell’identità, alla corrispondenza per fini commerciali.

Purtroppo il legislatore ha voluto calcare la mano e ha scompigliato un ambito che invece dovrebbe essere improntato alla semplicità. Ecco allora la quadrupla firma: digitale, elettronica, elettronica avanzata ed elettronica qualificata. C’è poi la posta elettronica certificata, ad aggiungere confusione. Gli stessi addetti ai lavori fanno fatica a comprendere la differenza tra un’opzione e l’altra.

Che dire infine della Carta di Identità Elettronica? Chi l’ha vista? È il simbolo della marcia indietro innestata dal nostro Paese. Una timida speranza: l’Agenda Digitale Italiana. Purtroppo, finora, si è rivelata un’agendina. Intanto da oggi le iscrizioni alle prime classi di elementari, medie e superiori si fanno solo online. Staremo a vedere.


Twitter: @pinobruno

Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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