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Una parola al giorno: hashtag

Una parola al giorno toglie il digital divide di torno. La parola di oggi – hashtag – mi è stata imposta da linguisti, lessicografi, etimologisti, grammatici, storici, ricercatori, scrittori, editori, studenti e studiosi indipendenti dell’American Dialect Society, che dal 1889 segue l’evoluzione della lingua inglese. Questi illustri signori hanno “eletto” il termine hashtag parola dell’anno 2012.

hashtag

Il termine è usato (e abusato) anche da noi ed è strettamente legato all’uso crescente di Twitter. Il Devoto Oli ne data l’origine al 2009 e lo descrive così:

il simbolo del cancelletto (#) associato a una o più parole chiave per facilitare le ricerche tematiche in un blog o in un social network.

Cioè, se si vuole etichettare un tema o un personaggio, si fa precedere la parola o le parole dal simbolo cancelletto #. La descrizione più efficace, con qualche consiglio utile, l’ho trovata sul sito Lapaweb:

“quanto più un hashtag è specifico e tanto più riesce ad essere efficace per comunicare ad una nicchia ristretta di persone o di argomenti. Gli hashtag possono essere inseriti dentro gli stessi tweet di Twitter. E’ consigliabile utilizzarne non più di uno per tweet altrimenti il testo diventa illeggibile. Il più delle volte gli hashtag sono utilizzati per chiacchiere su un particolare tema ma, in realtà, la loro portata è ben più ampia. Gli hashtag possono essere utilizzati come vero e proprio strumento di comunicazione one-to-many, ad esempio per informare i partecipanti di un evento su eventuali variazioni degli orari ecc. Alle persone sarà sufficiente consultare l’hashtag in questione sul proprio smartphone per essere informato quasi in tempo reale. In genere la vita di un hashtag è molto breve, da qualche ora a qualche giorno, ma la sua visibilità è veramente enorme e in qualche caso, ad esempio per gli argomenti ricorrenti (#730, #mondiali, eccetera.) gli hashtag si trasformano in vere e proprie comunità stabili”.

Quanto all’etimo: composto di hash (key) ‘cancelletto’ e tag ‘etichetta’. Non v’è traccia di hashtag, invece, sul sito dell’Accademia della Crusca, dove il termine non è neanche tra le “parole nuove più segnalate”, e sul vocabolario Zingarelli 2013, che però registra il termine Twitter. Hash significa molte cose, nello slang americano: confondere, pasticciare, incasinare, ma anche roba da mangiare. Hash and rehash, invece, vuol dire discutere o esaminare a lungo.

L’American Dialect Society dice che il 2012 “è stato l’anno in cui l’ hashtag è diventato un fenomeno onnipresente nella conversazione online. Nella Twittersphere e altrove, gli hashtag hanno creato rapide tendenze sociali, diffondendo messaggi virali in bit su argomenti che vanno dalla politica alla cultura pop”.

Twitter ha reso popolare hashtag ma l’uso del simbolo cancelletto per etichettare gruppi e argomenti precede Internet, quando per chattare si usavano stanze e canali di Internet Relay Chat (IRC) e, in attesa del web, noi pionieri usavamo le BBS, cioè il rudimentale Bulletin Board System. Sembra un secolo fa ma era appena ieri, i favolosi primi anni Novanta.


Twitter: @pinobruno

Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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