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Una parola al giorno: TCP/IP

Una parola al giorno toglie il digital divide di torno. La parola di oggi è l’acronimo TCP/IP e non poteva essere altrimenti, visto che Transmission Control Protocol/Internet Protocol ha appena compiuto trent’anni.  Uno dei padri del TCP/IP, lo scienziato Vint Cerf, oggi vice presidente di Google, racconta gli albori del protocollo che ha cambiato la nostra vita. Del team di ricercatori facevano parte anche Robert Kahn e Jon Postel. Già, ma cos’è il TCP/IP e come funziona?

TCP-IP

In poche parole – e spero di non far inorridire gli informatici – potremmo dire che i due protocolli sono stati la Stele di Rosetta che in questi trent’anni ha permesso e continua a permettere a computer e server di tutto il mondo di parlare la stessa lingua, capirsi e dialogare per far funzionare Internet. Insomma, chiunque sia il produttore, qualunque sia il sistema operativo, TCP/IP interpreta, spacchetta, trasmette, ricompone e rende intellegibile tutto quello che facciamo viaggiare in rete.  

Il primo protocollo (TCP) raggruppa i dati da spezzettare in tanti piccoli pacchetti, per farli viaggiare rapidamente e senza errori, il secondo (IP) li spedisce.

Per una definizione più tecnica e dettagliata ma comunque comprensibile, vi rimando a questa pagina.

Sembra cosa facile ma, senza l’intuito e la genialità dei magnifici tre non saremmo arrivati fin qui. Non è esagerato paragonare l’avvento del TCP/IP all’invenzione del fuoco, della ruota e della stampa.

Un’emozione che Vint Cerf racconta così:

“…When the day came, it’s fair to say the main emotion was relief, especially amongst those system administrators racing against the clock. There were no grand celebrations—I can’t even find a photograph. The only visible mementos were the “I survived the TCP/IP switchover” pins proudly worn by those who went through the ordeal”!

“Quando il giorno arrivò (il 1 gennaio del 1983. NdR), il sentimento più forte fu il sollievo, soprattutto perché per gli amministratori del sistema si era conclusa una lotta contro il tempo. Non ci furono grandi cerimonie, non riesco a trovare neanche una fotografia di quell’evento  Gli unici ricordi concreti sono rimasti i pins con la scritta “Sono sopravvissuto al protocollo di migrazione TCP/IP”, orgogliosamente indossati ed esibiti da tutti  quelli che superarono la prova”!

 


Twitter: @pinobruno

Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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