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Drivy, in Francia il rental car è social

Chiamatelo social network, oppure inedito rental car sharing o come vi pare. Certo è che in Francia Drivy impazza, con sessantacinquemila adesioni e settemila automobili condivise. Drivy è una comunità per noleggiare auto private. Si, quelle auto che si utilizzano poco e comunque costano tanto di bollo, assicurazione e manutenzione. Perché non metterle in circolo, ha pensato tre anni fa Paulin Dementhon da Marsiglia? Detto fatto. Adesso Drivy è un fenomeno sociale. Ne parlano giornali, radio, tv e siti internet. Regole chiare e ferree, contratto di assicurazione ad hoc valido per il tempo del noleggio, feedback immediato, dritti, furbetti e truffatori alla larga, tutto a norma di legge.  Le tariffe? A partire da 15 euro al giorno!

Drivy

Come funziona Drivy?

Il proprietario dell’auto si iscrive al network, indica tempi e modi di disponibilità e propone la sua tariffa. Il veicolo è automaticamente coperto dall’assicurazione ad hoc stipulata all’atto dell’adesione, senza ulteriori formalità. Per domanda e offerta si agisce sul web o tramite l’applicazione per smartphone e tablet. Si clicca sulla mappa e si sceglie l’auto più vicina e conveniente. Si paga con la carta di credito, non direttamente al proprietario dell’auto, bensì a Drivy. Il proprietario è libero di accettare o rifiutare ogni prenotazione. Il settanta per cento della cifra pagata va al proprietario dell’auto, il resto a Drivy, che così sostiene il costo dell’assicurazione e del servizio. Dopo ogni noleggio è obbligatorio il feedback.

Vantaggi? I promotori di Drivy dicono che si risparmia dal 30 al 40 per cento rispetto alle tariffe praticate dalle agenzie di noleggio tradizionali. Controindicazioni, fregature? Il contratto da sottoscrivere è chiaro, senza fronzoli e codicilli nascosti, così come i termini dell’assicurazione.

In Francia, a quanto pare, funziona. D’altronde è la patria degli esperimenti intelligenti per il trasporto. Attecchirebbe in Italia un social network così?


Twitter: @pinobruno

Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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