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La crociata di Agcom contro l’informazione politica in rete

L’Agcom più realista del Re? La par condicio elettorale non si applica al web, ai social network e al mondo digitale perché la normativa non lo prevede? Nessun problema, ghe pensi mi, sembra dire l’instancabile presidente di Agcom, Angelo Cardani. Intervistato il 29 gennaio dal TG1, ammette che “tutto ciò che avviene su internet non è sottoposto alla nostra giurisdizione” e auspica che il Parlamento “prima o poi debba esaminare la questione”. Invece di starsene buono ad aspettare il Parlamento, però, Cardani lo stacanovista affronta lancia in resta una battaglia che nessuno gli ha chiesto di combattere.

Par-Condicio-against-the-web

Prima colpisce e affonda SWG e la sua applicazione sui sondaggi, quindi fa chiudere i battenti a Sentimeter, l’iniziativa del Corriere della Sera e del gruppo di ricercatori dell’Università di Milano che fa capo a Voices from the Blogs. Wired Italia dice che “per ora sembra aver schivato il proiettile PolisMeter di Blogmeter”, al quale la rivista ricorre per monitorare la campagna elettorale.

Chissà, nel mirino della crociata parcondicionatoria di Agcom potrebbe finire anche voisietequi.it, il test-politico elettorale per aiutare i cittadini ad orientarsi al voto, messo a disposizione dall’associazione OpenPolis.

voisietequi.it “propone ai cittadini-elettori di rispondere ad un questionario che restituisce come risultato il partito più vicino alle proprie posizioni. Inoltre, al termine del test viene elaborata una mappa visuale che colloca l’utente nel grafico delle distanze esistenti fra le diverse liste”. E’ un progetto a lunga scadenza, che “non si esaurirà con l’elezione del nuovo Parlamento, ma proseguirà per tutta la durata della Legislatura, con l’obiettivo di monitorare l’operato di Deputati, Senatori e Governo per verificare che gli impegni assunti in campagna elettorale vengano rispettati”.

Agcom sarà dunque più realista del Re, ma è pur vero che il peccato originale sta nella legge sulla par condicio. Ha ragione da vendere Massimo Mantellini: “Oggi non è molto interessante sostenere che la par condicio ha fallito, che l’accesso ai mezzi di comunicazione di massa non è garantito per tutti i candidati in ugual misura e che l’utilizzo politico di giornali e sondaggi non è stato improvvisamente allontanato dai suoi mefitici influssi propagandistici, quanto invece prendere atto del fatto che, anche nell’approssimarsi del voto, più informazione è meglio di meno informazione. Più fonti libere sono meglio di meno fonti vanamente contingentate, più sondaggi (veri o finti che siano) sono meglio di meno sondaggi e questo per uno scivolamento ideologico che Internet ha imposto quasi ovunque nel mondo e che in questo paese fatica ad essere accettato”.

PS. Colpito e affondato da Agcom anche SocialFactCheck, che però ha adottato un escamotage per aggirare la censura:

socialfactcheck


Twitter: @pinobruno

Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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