Il Blog sta subendo alcuni interventi di manutenzione e aggiornamento, pertanto nei prossimi giorni si potrebbero riscontrare rallentamenti o malfunzionamenti.Ci scusiamo per il disagio.

Le app ci spiano, indagine choc in Francia

Le applicazioni ci spiano. Molte, non tutte, rovistano negli smartphone a caccia di dati e informazioni e se ne impossessano per fini non sempre chiari. Spesso siamo noi stessi ad autorizzarle a frugare tra contatti, mail, foto, documenti, a far sapere dove siamo in quel momento, grazie al GPS. Altrettanto spesso non ci chiedono neanche il permesso. Lo fanno e basta. App spione. Sconcertanti i risultati dell’indagine appena conclusa in Francia dalla Commission nationale de l’informatique et des libertés (CNIL), l’Autorità per la tutela dei dati personali, con il supporto tecnologico dell’Institut national de recherche en informatique et en automatique (INRIA).

Per un anno i detective di CNIL e INRIA hanno analizzato a fondo 189 applicazioni per iPhone. Adesso sta per partire la campagna che riguarda gli smartphone Android. Ebbene, quasi un terzo delle app esaminate accede ai nostri dati di geolocalizzazione anche se non sempre è necessario. Per portare avanti l’indagine, gli esperti hanno testato in laboratorio ogni singola applicazione, estraendo più di 9 GB di dati, grazie a strumenti software creati ad hoc.

iphone-spia

Lo studio ha rivelato che 9 su 10 applicazioni vanno su Internet anche se non ce n’è bisogno, soprattutto se si tratta di giochi. Altre accedono ai dati personali dell’utente, indipendentemente dalla sua volontà (o autorizzazione). Particolarmente grave – dicono gli autori dell’indagine – è l’accesso discriminato al numero identificativo univoco (UDID) del dispositivo. 87 delle 189 applicazioni esaminate trasmettono l’UDID in chiaro, senza crittografia, mettendo a nudo il dispositivo dal punto di vista della sicurezza ed esponendolo a eventuali attacchi informatici.

 

Apple ha più volte annunciato che non sarebbe stato più consentito agli sviluppatori di accedere a queste informazioni, ma l’indagine ha rivelato che, evidentemente, non è così.

Cosa farà adesso il CNIL e cosa faranno le altre Autorità europee che tutelano la riservatezza dei dati personali dei cittadini? Faranno il contropelo a Apple così come lo stanno facendo a Google?


Twitter: @pinobruno

Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

Alcune delle mie Pubblicazioni
Stay in Touch

Sono presente anche sui seguenti social networks :

Calendario
aprile: 2013
L M M G V S D
« Mar   Mag »
1234567
891011121314
15161718192021
22232425262728
2930