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Stampante 3D per tessuti quasi umani

Le stampanti 3D rivoluzioneranno il mondo, ha detto il 12 febbraio scorso il presidente Barack Obama nel suo Discorso sullo stato dell’Unione. Lo stanno già facendo. La stampante tridimensionale creata dal team del Chemical Research Laboratory dell’Università di Oxford diretto da Hagan Bayley è in grado di produrre tessuti artificiali che si comportano come quelli biologici.  La macchina stampa materiali sintetici e morbidi come la gomma, fatti non di cellule bensì di minuscole gocce d’acqua incapsulate in involucri di lipidi che si ricongiungono a migliaia per formare reti capaci di ripiegarsi e contrarsi come fibre muscolari.

(Per gentile concessione di Gabriele Villar, Alexander D. Graham e Hagan Bayley dell’Università di Oxford)

(Per gentile concessione di Gabriele Villar, Alexander D. Graham e Hagan Bayley dell’Università di Oxford)

Il lavoro di Hagan Bayley – con Gabriel Villar e Alexander D. Graham – è stato appena pubblicato da Science. La stampante 3D esegue il software programmato dai ricercatori per espellere decine di migliaia di goccioline, che vanno a sistemarsi su una rete tridimensionale. Ogni goccia pesa circa un picolitro e l’ugello le sforna così come fa una stampante tradizionale con l’inchiostro che poi si consolida sulla carta per formare parole o immagini.

Ecco la stampante 3D di Oxford in azione:

Le goccioline possono essere stampate in modo che sulla superficie presentino pori fatti di proteine che creano vie di comunicazione, simili a nervi, che possono trasmettere segnali elettrici da un capo all’altro della rete.

I ricercatori britannici spiegano che queste reti formate da goccioline potrebbero diventare i mattoni con cui costruire una nuova tecnologia per veicolare i farmaci nell’organismo in modo mirato. I materiali impiegati sono del tutto sintetici, non contengono Dna e non possono replicarsi: per questo potrebbero essere usati in modo più facile e sicuro rispetto alle cellule staminali per creare tessuti artificiali che vadano a integrare o sostituire le cellule del corpo umano danneggiate. Tra qualche anno stampanti 3D come quella di Oxford potrebbero trovare posto negli ospedali e far dimenticare i trapianti di tessuto.


Twitter: @pinobruno

Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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