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Cracker non Hacker e Anonymous non c’entra

“Le persone arrestate utilizzavano il nome di Anonymous per attaccare siti privi di colpa, lo facevano solo per il piacere personale del mostrare al mondo di essere in grado di hackerare siti a caso. Questo si distacca completamente dall’ideale di Anonymous”. Così gli Anonymous italiani di AnonItaly hanno preso le distanze dai quattro pirati telematici arrestati oggi dal Cnaipic (Centro Nazionale Anticrimine Informatico per la Protezione delle Infrastrutture Critiche) della Polizia Postale, col coordinamento dalla Procura di Roma. “Siamo un’idea, non siamo terroristi” è il titolo della nota pubblicata dal movimento.

 

hacker-vs-cracker

Cracker, dunque, non hacker. Black-Hat, non White-Hat, ovvero mascalzoni che non c’entrano nulla con i fini etici del movimento hacker mondiale.  Lo ammette la stessa Polizia: “Abbiamo tenuto a distinguere tra questo gruppo e il movimento di Anonymous in generale” – ha detto all’Espresso Marco Valerio Cervellini, commissario della Polizia delle Comunicazioni – questo era un gruppo che perseguiva dei suoi interessi, non battaglie ideali; e che tra l’altro cercava anche di far fuori i concorrenti praticando la delazione verso altri membri di Anonymous”.

anonymous

Anonymous non c’entra

La Polizia sa distinguere, i servizi segreti sanno distinguere. Non sa distinguere invece la maggior parte di giornali e giornalisti, che fa di tutt’erba un fascio. E’ il caso di ricordare che gli hacker entrano nei sistemi altrui perché animati da “una urgenza di trasparenza, dalla volontà di garantire una circolazione senza limiti dell’informazione, da una proposta palese e pubblica di risorse tecnologiche per tutti”.

Non agiscono per lucro, non fanno spionaggio industriale. È vero, rompono gli schemi e vanno contro le norme, ma soltanto quelle che ritengono pericolose per il bene comune, come la censura, i lacci e lacciuoli alla libera frequentazione delle reti, la difesa paranoica del copyright. E poi le sfide umanitarie, la lotta ai regimi e alle dittature, che vedono internet come il fumo negli occhi.

Questi sono gli hacker: Prometeo e Robin Hood, non Dart Fener. Nobile hacker, tanto per capirci, era Aaron Swartz, genio dell’informatica e attivista per le libertà digitali, costretto al suicidio dalla giustizia americana.

Bibliografia essenziale per i giornalisti che abbiano voglia di capirci qualcosa:

1)      Giovanni Ziccardi, Hacker il richiamo della libertà, Marsilio, 2011

2)      Gianluigi Fioriglio, Hackers, Edizioni Nuova Cultura, 2011

 


Twitter: @pinobruno

Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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