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Cookies indigesti e Google bastonata. Si infiamma la guerra per la privacy

Cosa dicevano ai bambini mamme e nonne di un tempo? Non accettate caramelle e biscotti dagli sconosciuti! Mozilla ha deciso di fare lo stesso con gli utenti di Firefox, il browser open source che, secondo NetMarketShare, è utilizzato da circa il venti per cento dei desktop di tutto il mondo. Guerra ai biscottini, dunque, quei cookies che ci vengono offerti, senza essere richiesti, durante le nostre escursioni sul web. Indigesti per molti utenti, strategici e vitali per gli investitori pubblicitari, che usano i cookies per veicolare campagne mirate per gli utenti. Per fare un esempio, se si cerca un determinato argomento, prodotto, libro, dopo un po’ sulla pagina appaiono inserzioni ad hoc. Non è stregoneria, bensì conseguenza dei cookies.

Biscotti avvelenati o inevitabile carburante della rete? Tema caldo fin dagli albori del web, perché ci sono cookies e cookies, alcuni più discreti, altri più ficcanti e intrusivi. E, come sempre, c’è di mezzo la privacy.

Per questo Firefox ha deciso di introdurre – ci vorranno un paio di mesi per trovare l’opzione sul browser – un meccanismo di trasparenza, che permetta di scegliere le modalità di tracciamento. C’è già qualcosa di simile per gli utenti di Safari, che blocca che blocca tutti i cookies dei siti non richiesti intenzionalmente. C’è anche il Do Not Track adottato da alcuni browser, ma Mozilla vuole andare oltre e permettere agli utenti di decidere se autorizzare o meno la tracciabilità dei propri dati, attraverso una dichiarazione esplicita.

Il capo dell’ufficio tecnologico di Mozilla, Brendan Eich, sul suo blog ha raccontato nei dettagli come dovrebbe funzionare: “Stiamo cercando di cambiare le cose, in modo che coloro che ‘tracciano’ i dati sulla navigazione di ognuno di noi si comportino meglio in futuro”. Il Firefox che verrà entro la fine dell’estate permetterà di limitare le intrusioni e impedire ad altri di controllare i loro movimenti sulla rete.

Mozilla prevede anche di aggiungere limiti ai cookies collocati da siti che gli utenti visitano intenzionalmente, come Facebook, per evitare che il monitoraggio prosegua quando di utenti vanno su altri siti. La cosa importante è che l’utente sia consapevole di ciò che accade quando è sul web.

Mozilla si è ispirata al Cookie Clearinghouse dello Stanford’s Center for Internet and Society. I ricercatori dell’Università californiana aggiornano continuamente la lista dei cookies dei quali diffidare.

I pubblicitari l’hanno presa male. Randall Rothenberg, presidente della Interactive Advertising Bureau, ha detto al Washington Post che i cambiamenti potrebbero alterare gli equilibri del commercio su Internet e mettere a repentaglio “miliardi e miliardi di dollari e decine di migliaia di posti di lavoro”. La lobby premerà su Mozilla per farle cambiare idea. Ci riuscirà? Per il 2 luglio sono attese novità, durante l’evento pubblico promosso da Mozilla che – va ricordato – è una organizzazione no profit.

D’altronde, che piaccia o no alle multinazionali digitali, il tema della privacy è sempre più caldo, a partire dai cookies per finire allo scandalo Datagate/PRISM esploso negli Stati Uniti, ovvero “ci spiano ma lo fanno per il nostro bene“.

Che la battaglia sia soltanto all’inizio è un dato di fatto. Proprio oggi l’Authority francese ha detto che Google viola le norme nazionali in materia di privacy e ha tre mesi di tempo per mettersi in regola con la legislazione locale, pena l’imposizione di sanzioni pecuniarie.

Anche l’Italia si muove in questa direzione: l’Autorità garante ha deciso di richiedere a Mountain View “maggiori e più puntuali dettagli su specifici aspetti delle modalità di trattamento dei dati degli utenti italiani. In particolare, riguardo all’informativa e al consenso all’uso dei dati, alla loro conservazione e al loro possibile incrocio, anche tra prodotti e servizi diversi. Gli ulteriori elementi che verranno forniti da Google al Garante italiano saranno oggetto di valutazione per l’eventuale adozione dei provvedimenti ritenuti più opportuni, inclusi, qualora dovessero ricorrerne i presupposti, quelli a carattere prescrittivo o sanzionatorio”.

Si comincia con un biscottino


Twitter: @pinobruno

Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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