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Facebook saprà tutto ma proprio tutto di te

Graph Search in italiano è quasi pronto. È solo questione di tempo, c’è chi dice mesi e chi poche settimane. Facebook sta già invitando gli utenti italiani a iscriversi alla lista di attesa per accedere alla “Nuova ricerca tra le connessioni” del social network. Quando il motore sarà attivo e perfezionato, nulla sarà come prima. Graph Search è un inedito e potentissimo strumento di data mining[1], basato sulla profilazione delle abitudini e delle preferenze degli utenti. Facebook è già un’enorme miniera di informazioni personali. Le nostre. Mancava l’attrezzo giusto per esplorarla e sfruttarla a fondo, e adesso sta per arrivare.

Facebook-Graph-Search

Come funziona Graph Search? Facebook lo descrive così: “Trova le persone che hanno i tuoi stessi interessi. Vuoi metter su una squadra di calcetto o trovare qualcuno con cui andare in palestra? Connettiti con gli amici a cui piacciono le tue stesse attività e incontra nuove persone. Esplora il tuo mondo tramite le foto. Ora puoi usare frasi semplici e specifiche come “Foto scattate a New York dai miei amici” per trovare qualsiasi cosa desideri. Scopri ristoranti, musica e altro ancora. Esplora nuovi luoghi in cui mangiare e nuovi gruppi da ascoltare, tutto tramite le persone che conosci”.

Raccontato in questo modo, il motore sembra utile e senza apparenti controindicazioni. Si sono scomodati i pezzi grossi di Facebook, Mark Zuckerberg in testa, per rappresentarne i pregi. Nel video di 3’19” c’è la descrizione minuziosa della più profonda innovazione del social network realizzata finora:

Negli Stati Uniti, dove è operativo da qualche giorno, il motore di ricerca sta già sollevando critiche e perplessità. È vero, Graph Search è ancora agli esordi, la versione rilasciata in inglese è una beta e combina qualche pasticcio, come ha scritto Vindu Goel sul New York Times.

Il problema dei problemi è la privacy.

Ognuno di noi ha stratificato la sua presenza su Facebook con “mi piace”, condivisioni, fotografie, filmati, commenti e considerazioni di ogni tipo, confuse tra miliardi e miliardi di altre informazioni. Quando, grazie a Graph Search, questi dati disordinati possono facilmente essere rimessi insieme per tracciare un profilo dettagliato, è un altro discorso.

Se ne stanno accorgendo gli utenti statunitensi, che hanno visto emergere dai vari profili informazioni “imbarazzanti” o addirittura lesive della reputazione. Basta infatti un “Like” dato con leggerezza per ritrovarsi tra i risultati della ricerca “persone che lavorano in quell’azienda a cui piace il razzismo” o nella lista di “persone sposate cui piacciono le prostitute”. Se sul profilo di Facebook sono rese pubbliche età, sesso, città, religione, o si è taggati in immagini o note, si rischia di apparire nei risultati di ricerca di altri utenti Grap Search.

Non a caso, nella pagina di presentazione del servizio agli utenti italiani, Facebook si affanna a dichiarare che “con la ricerca tra le connessioni di Facebook le persone possono esplorare il sito in un modo tutto nuovo. I risultati ottenuti con questo strumento sono diversi per ogni persona e si basano su cosa hai condiviso con ciascuno. Le tue impostazioni della privacy determinano cosa vedono i tuoi amici quando effettuano una ricerca“.

Comunque sia, Graph Search sta arrivando e ogni utente dovrebbe subito fare un salto sulla pagina delle impostazioni di privacy e decidere cosa condividere e con chi. Il nuovo strumento dovrà poi vedersela con l’Autorità garante per la protezione dei dati personali. Qualche giorno fa il Garante è intervenuto pesantemente sulla profilazione dei clienti, ritenendo “non lecita una nuova modalità di profilazione dei propri clienti proposta da una società di telecomunicazioni basata sul monitoraggio della loro navigazione Internet”.

Ha scritto il Garante: “…L’analisi dei dati non potrà scendere a livelli di dettaglio eccessivi, ma dovrà limitarsi a creare gruppi di profilazione basati su macrocategorie di consumo (ad es. film d’azione, commedie…) e con un periodo di analisi non inferiore alla settimana. I dati sensibili – come i gusti sessuali o gli orientamenti politici del cliente – potranno essere usati solo se strettamente connessi a uno specifico bene o prodotto richiesto dall’utente e comunque solo dopo aver ottenuto il consenso scritto dell’interessato e la specifica autorizzazione dell’Autorità”.

Zuckerberg è avvisato.

 


[1] Il data mining è l’insieme di tecniche e metodologie che hanno per oggetto l’estrazione di un sapere o di una conoscenza a partire da grandi quantità di dati (attraverso metodi automatici o semi-automatici) e l’utilizzo scientifico, industriale o operativo di questo sapere (da Wikipedia).


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  • g_g

    Mah.. onestamente non vedo che pericolosità ci sia: se finissi ad esempio nella lista “persone che amano il razzismo” e lo fossi davvero non vedo perché dovrei vergognarmi delle mie idee, per quanto stupide possano essere. Non essendolo, chi mi conosce bene saprebbe che quella è solo una bizzarria dell’algoritmo di Facebook. Chi non mi conosce bene può pensar quello che vuole. Un’azienda che fa una ricerca prima di assumere un dipendente non ricorrerebbe di certo a un metodo così superficiale. Altre implicazioni pericolose non le vedo.

    Invece immagino possa esser molto utile. Per esempio, ho saputo che c’è un evento cosplay di Naruto e voglio andarci: posso cercare al volo tra i miei amici qualcuno a cui piaccia Naruto per proporgli di andarci insieme!

    • Guarda che i “cacciatori di teste” che reclutano per conto delle aziende usano proprio questi strumenti!

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Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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