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Pilotando un drone sui trulli della Valle d’Itria

Al comando di un AR.Drone 2.0 Parrot puoi sentirti come il metamorfo Bran Stark del Trono di Spade oppure un moderno falconiere. Lanci nel cielo l’oggetto volante, lo dirigi dove vuoi, lo fai piroettare e osservi con i suoi occhi, fai fotografie o l’aero-filmaker. Con tutto il rispetto per Federico II, altro che De arte venandi cum avibus, anche se il piccolo drone del rapace ha l’aspetto e l’agilità. Questo non caccia ma cattura immagini e te le mostra in diretta sul display dello smartphone o del tablet. Vai su, giù, a destra, a sinistra, fai una carrellata in avanti, all’indietro, laterale, in “ascensore” o circolare, oppure ti fermi in hovering. È uno strumento per puro divertimento ma versatile, e può risultare utile anche per attività di lavoro. Un amico ingegnere, ad esempio, ha deciso di acquistarne uno per la ricognizione aerea dei cantieri.

 

drone-sui-trulli

Abbiamo sorvolato un complesso di trulli storici della contrada Serralta in Valle d’Itria, nel territorio di Locorotondo, a 400 metri sul livello del mare. Se il vento supera i 15-18 chilometri orari, meglio lasciar perdere, perché l’oggetto volante scarroccia troppo e si rischia di perderne il controllo. Ne risentono anche le immagini, perché alle raffiche più forti si arrende anche lo stabilizzatore automatico incorporato.

Se invece c’è calma di vento, il drone dà il meglio di sé. AR.Drone 2.0 Parrot si pilota con l’applicazione gratuita disponibile per iOS e Android. È disponibile anche uno strumento più potente, la Modalità regista, come app da integrare a pagamento, per meno di quattro euro. Vale la pena acquistarla per regolare l’esposizione, bilanciare il bianco, impostare la saturazione e controllare meglio il sistema di stabilizzazione, per correggere il disallineamento causato dalle condizioni del vento.

La telecamera in dotazione riprende a risoluzione di 720p e 30 FPS ed è dotata di obiettivo grandangolare con diagonale di 92°, che può scattare singoli fotogrammi in formato JPEG. Video e foto si registrano direttamente sul dispositivo remoto, in streaming Wi-Fi. Il drone ha anche una porta USB, per le registrazioni su chiavetta. L’esperienza sul campo porta a consigliare quest’ultima soluzione, per non “appesantire” il collegamento in Wi-Fi.

Purtroppo nella confezione per il test spedita da Parrot non era incluso il Parrot Flight Recorder con il GPS incorporato. Se si decidesse di acquistare il drone, sarebbe un accessorio molto utile per pilotare su mappa e scegliere la destinazione e far tornare automaticamente l’oggetto volante al punto di partenza. Il Flight Recorder con stabilizzazione potenziata include anche una memoria flash di 4 GB, per registrare due ore di video.

AR.Drone 2.0 Parrot è senz’altro il drone giusto per cominciare a familiarizzare con questo mondo. Non costa poco, è vero (circa 300 euro), ma neanche troppo per tutto ciò che permette di fare. Se Federico II lo avesse avuto a disposizione, forse avrebbe fatto riposare i suoi falchi e semmai avrebbe postato le immagini su Dronestragram, la community nascente dei fotografi a volo d’uccello.


Twitter: @pinobruno

Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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