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Perché non dobbiamo dimenticare Aaron Swartz

A luglio del 2008, nell’Eremo dei Frati Bianchi a Cupramontana, nelle Marche, il ventiduenne  Aaron Swartz scrisse il Guerilla Open Access Manifesto, uno dei più importanti documenti sul diritto al libero accesso alle pubblicazioni scientifiche. Il giovane hacktivista era ospite della Electronic Information for Libraries (eIFL), organizzazione no profit che lavora con le biblioteche di tutto il mondo per consentire l’accesso alle informazioni digitali. Quattro anni dopo, l’11 gennaio 2013, Aaron si è suicidato.

Aveva 26 anni. L’hacker era stato incriminato per avere scaricato 4,8 milioni di pubblicazioni scientifiche dai server del Massachusetts Institute of Technology, con l’intenzione di pubblicarli liberamente in rete. I documenti non erano riservati ma si potevano consultare soltanto a pagamento. Aaron si era poi dichiarato colpevole e aveva restituito i dischi fissi con i contenuti. Per questo il MIT aveva lasciato cadere le accuse. La procuratrice federale Carmen Milagros Ortiz decise comunque di portare l’hacker alla sbarra, con 13 capi d’imputazione fra cui la frode informatica. Aaron rischiava una condanna a 30 anni di reclusione. Una pressione troppo forte, in un momento delicato della vita del giovane, perseguitato fino a essere costretto al suicidio.

AaronSwartz in una foto di Daniel J. Sieradski

AaronSwartz in una foto di Daniel J. Sieradski

Aaron Swartz è stato promotore della libertà di circolazione dei dati sul web. Angela Simone, su Wired Italia, ha ben sintetizzato in un decalogo la breve ma quanto mai intensa vita dell’hacktivista: le licenze Creative Commons, il feed Rss, lo startupper, la battaglia per l’open access, le campagne online, la scienza aperta, l’analisi di Wikipedia, la passione per la lettura, il blogging, l’impegno giornalistico.

Ricordare Aaron, a un anno dalla sua scomparsa, significa anche tenere alta la guardia, perché ogni giorno si cerca di mettere in discussione le libertà in Rete. Allarme rilanciato di recente dallo scrittore canadese Cory Doctorow a proposito della richiesta di Netflix di mettere un Digital Rights Management (DRM) su ogni browser. Per Doctorow, “nel 2014 rischiamo di perdere il web”.

Gli-Stati-Uniti-contro-Aaron-Swartz

Cosa dire poi del cosiddetto “Porn Filter” caldeggiato dal primo ministro britannico David Cameron, che sta per entrare in vigore nel Regno Unito? Con il pretesto di difendere i bambini dalla pornografia, il filtro imposto ai provider bloccherà ben più delle immagini sconce e servirà soprattutto per neutralizzare la condivisione di file, come scrive allarmata Laurie Penny sul Guardian.

Ecco perché il Manifesto di Aaron Swartz del 2008 è sempre attuale:

…Dobbiamo acquisire le informazioni, ovunque siano archiviate, farne copie e condividerle con il mondo. Dobbiamo prendere ciò che è fuori dal diritto d’autore e caricarlo sul web. Dobbiamo acquistare banche dati segrete e metterle sul web. Dobbiamo scaricare riviste scientifiche e caricarle sul web in file-sharing. Dobbiamo lottare per un Guerrilla Open Access…(dal Guerrilla Open Access Manifesto)[1]



Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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