Rete sotto assedio: si all’autoregolamentazione ma chi parla a nome degli utenti?

Pino Bruno | dicembre 23rd, 2009 - 12:38 PM

La protesta dei cittadini digitali ha sortito un primo risultato. Indubbiamente positivo. Non ci saranno leggi speciali per reprimere chi compie reati di istigazione alla violenza e all’odio su Internet. Magistratura e forze dell’ordine possono intervenire con gli strumenti già a loro disposizione. Ieri il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, ha detto che “La strada da seguire è quella di un accordo fra tutti, definendo un codice di autoregolamentazione che coinvolga i soggetti interessati, evitando interventi d’autorità”. Bravo il ministro.

Non capita tutti i giorni che qualcuno, a quel livello, ammetta di aver sbagliato l’approccio al problema. Tutti contenti, dunque? Si, ma bisogna fare chiarezza su significato e prassi dell’autoregolamentazione.

Il ministro Maroni auspica “un grande accordo di responsabilità fra tutti gli operatori, evitando interventi d’autorità ma ottenendo ugualmente il risultato, cioè contemperare la tutela della libertà di espressione con la necessità di rimuovere da Internet  contenuti che integrino gravi reati. La soluzione migliore è, dunque, un codice di autoregolamentazione che sarebbe il primo caso al mondo e che dovrà essere elaborato e approvato in tempi rapidi, per combattere il proliferare di gruppi che inneggiano all’omicidio, al terrorismo e alla mafia”.

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L'incontro di ieri al Viminale

L'incontro di ieri al Viminale

Cerchiamo di entrare nel merito. Chi sono gli operatori e i soggetti interessati? Ieri il ministro ha convocato al Viminale i gestori di rete , i rappresentanti dei social network e di numerose aziende, oltre che il vice ministro delle Comunicazioni Paolo Romani, il capo della Polizia Antonio Manganelli, il consigliere ministeriale con delega alla sicurezza informatica Domenico Vulpiani, il capo della Polizia postale Antonio Apruzzese.

Chi mancava? Qualcuno che rappresentasse i protagonisti della vita in rete, gli utenti, i cittadini digitali. E’ vero, c’è un problema di delega.  E’difficile individuare chi e perché. In Italia ci sono molte associazioni, che però agiscono ognuna per conto suo. Non c’è  – paradossale(? ) – un network che faccia unione e forza, un sindacato dei fruitori (tutti paghiamo un canone per accedere a Internet). E’ un limite che si può e si deve superare. D’altronde non si può pensare ad una autoregolamentazione senza tenere conto degli utilizzatori finali.

Se i cittadini digitali non diventano soggetto politico (nel senso nobile del termine), le autoregolamentazioni arriveranno dall’alto. Prossimo appuntamento al Viminale a metà gennaio. Chi parlerà a nome degli utenti?

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3 Responses to “Rete sotto assedio: si all’autoregolamentazione ma chi parla a nome degli utenti?”

  1. Pino Bruno scrive:

    “Su Internet Maroni oscilla tra
    stato autoritario e stato corporativo. Prima voleva
    criminalizzare la rete con l’ingerenza dell’esecutivo. Ora
    invece cerca l’accordo tra corporazioni”.
    Lo ha detto in un comunicato Sandro Gozi (Pd) che
    partecipera’ alla manifestazione di Piazza del Popolo sulla
    liberta’ della rete.
    “Il tutto alle spalle dei cittadini – prosegue Gozi – e con
    gravi ripercussioni sulle loro liberta’ e tutele
    giurisdizionali. E’ necessario invece un dibattito parlamentare,
    per arrivare ad una legislazione condivisa, in linea con la
    normativa europea, come l’anonimato protetto e rivedendo la
    Direttiva 2006/24/Ce relativa alla responsabilita’ dei
    provider”.

  2. Pino Bruno scrive:

    ROME (AP) — Italy has abandoned plans to crack down on Web
    sites inciting hatred or violence — a proposal floated
    after an attack on Premier Silvio Berlusconi earlier this
    month drew some praise over the Internet.
    Groups and videos praising Berlusconi’s assailant had
    appeared on Facebook and YouTube in the aftermath of the
    Dec. 13 attack, leading officials to mull a ban on hate
    sites.
    But Interior Minister Roberto Maroni said in a statement
    Wednesday that no measure would be taken by the government.
    Maroni, who held a meeting with Internet operators on
    Tuesday, said he favored «outlining a code of
    self-regulation that involves all parties and averts the
    intervention of authorities.»
    Such a route would safeguard freedom of expression while
    removing from the Internet any material that instigates
    violence or other crimes, the minister said. Details would
    be worked out in further meetings in coming weeks.
    Berlusconi, 73, was attacked during a rally in Milan by a
    mentally ill man who threw a metal statuette — a replica of
    Milan’s Duomo cathedral — at him. The attack broke
    Berlusconi’s nose and two teeth, forcing the premier to be
    hospitalized for a few days and skip some international
    meetings.
    The man, Massimo Tartaglia, has been arrested.
    Berlusconi was quoted by Wednesday papers as saying that
    he forgives his assailant, though he said he hopes he will
    not be released from jail too soon as the attack appeared
    to be premeditated. The comments came in a conference call
    with members of his party, the reports said.

  3. Pino Bruno scrive:

    “Se una decretazione d’urgenza era
    sbagliata, un accordo tra potere esecutivo e imprese private in
    materia di liberta’ civili e diritto penale e’ ancora piu’ pericoloso
    e fuori luogo”. Lo afferma Luca Bolognini, presidente dell’Istituto
    Italiano per la Privacy (Iip), commentando in una nota le
    dichiarazioni del ministro dell’Interno in materia di interventi
    contro i reati via web.

    “Le autoregolamentazioni si dovrebbero favorire in materia di
    liberta’ economiche, o per dare maggiori garanzie agli utenti e con la
    partecipazione di questi alla trattativa, e non -prosegue Bolognini-
    per stabilire a tavolino norme con effetti penali e comprimenti le
    liberta’ fondamentali, che devono rimanere tassative, vincolate alla
    legge e riferite ai poteri della magistratura ordinaria”.

    “Con l’ultima proposta Maroni si passerebbe dalla padella alla
    brace. Si contesta l’ingerenza del Governo sulla rete, e poi si
    accetta un patto tra imprese Icte Governo?. Il rischio ‘far west’ su
    Internet c’e’ -conclude Bolognini- ma le soluzioni sono altrove. L’Iip
    e’ per un dibattito parlamentare, sano e aperto, che porti
    all’approvazione di aggiornamenti legislativi in linea con la Ua, come
    il cosiddetto ‘anonimato protetto’ o per l’estensione della Direttiva
    2006/24/Ceanche ai content providers”.

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