Succede al liceo Leonardo da Vinci di Terracina, nei licei romani Newton, De Sanctis e Aristofane, e in altre cinquecento scuole italiane. Via i registri di carta, che si usano fin dai tempi della maestrina dalla penna rossa del libro Cuore, e spazio ai palmari. I docenti li usano per registrare voti e assenze, da inviare via sms o mail ai genitori. Bella fregatura, diranno i ragazzi, puniti – per così dire – con le loro stesse armi.
L’appello in classe dura pochi secondi e i genitori – informati dopo qualche minuto con un sms o su un sito internet ad accesso riservato – possono sapere se i figli sono tra i banchi o hanno dato buca. C’è poi il voto digitale, anch’esso implacabile. Il sistema permette anche di registrare voti, note disciplinari e altre informazioni per le famiglie.
Al liceo Leonardo Da Vinci di Terracina, gli insegnanti girano con i netbook, mentre al liceo De Sanctis preparano gli scrutini online. E gli studenti? Saranno costretti ad andare a ripetizione dagli hacker, per imparare a penetrare i registri telematici e tentare di ritoccare voti e giudizi.
Tra Bottini, Garrone e Franti, à la guerre comme à la guerre!
Mi viene in mente il famoso paradosso di Zenone : la corsa infinita di Achille, simbolo di rapidità, che non riesce a raggiungere la tartaruga, simbolo di lentezza.
La lenta scuola potrà raggiungere e “superare” la veloce tecnologia a condizione che l’innovazione tecnologica si coniughi a stili didattici e contenuti INNOVATIVI non già semplicemente nella FORMA, bensì nella sostanza!
Insomma c’è da augurarselo! Ben vengano registri e pagelle digitali, a condizione che non si diano solo NUMERI!
Ogni tanto una buona notizia migliora la giornata. Mi piace che s’innovi a scuola, soprattutto in questo modo. Si comincia dagli insegnanti, che facciano da esempio in prima persona. Ho sentito troppi ragazzi, a scuola, dire che “il computer serve per giocare e per msn”.
Spero che l’iniziativa regga. Mi piacerebbe conoscere più scuole coinvolte, per contattarli tra un po’ e sentire come va, magari andare a vedere di persona.