La mia diffidenza nei confronti di Facebook aumenta. Su Scene Digitali, Vittorio Zambardino racconta come il social network si sia sbarazzato di Nino Randisi, cronista siciliano che da molti anni fa controinformazione sulla mafia. Stessa sorte sarebbe capitata al giornalista di Radio Popolare Michelino Crosti, come ci fa sapere Alessandro Gilioli su Piovono Rane. Sarà questa la nuova policy di Facebook?
http://zambardino.blogautore.repubblica.it/2009/03/06/?ref=hpsbsx
Lo stesso Zambardino ci fa sapere che…. “In queste ore l’accesso del giornalista siciliano Nino Randisi (vedi post precedente) a Facebook è stato ripristinato. E’ quanto risulta a noi da fonti qualificate e professionali che preferiscono però l’anonimato.
La sospensione, secondo la fonte, non sarebbe dovuta a scelte che entrano nel merito di quanto Randisi ha pubblicato sulla sua pagina. Quindi niente a che vedere con il suo impegno contro la mafia.
Il provvedimento è invece dovuto all’attività del software dedicato al controllo delle attività potenzialmente lesive delle regole interne della piattaforma. Vengono tenuti sotto controllo il volume delle comunicazioni di un account, il numero di video o di testi pubblicati, la direzione delle attività – ad esempio se un numero anomalo di messaggi viene indirizzato a una sola persona. Se una di queste cose accade, il software opera una sorta di sospensione cautelativa dell’account, non lo cancella”.