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Dal DVD al CD con un click

Perchè un libro sulle tecniche di compressione del video digitale? dalle conclusioni degli autori di “Dal DVD al CD con un clic”. La multimedialità entra con prepotenza nelle case degli italiani. Lo fa attraverso Internet e, sempre di più, grazie alla diffusione del video digitale. Negli Stati Uniti i film su DVD hanno già soppiantato il vecchio VHS e presto la stessa cosa accadrà anche da noi. Sta cambiando la Rete. Con il calo delle tariffe per ADSL e l’esplosione della banda allargata, il Web non è più soltanto un luogo in cui sfogliare e leggere testi.

Filmati e canzoni, in formati compressi, viaggiano veloci e senza confini. Il resto lo farà UMTS, la terza generazione della telefonia mobile. C’è però un problema. I documenti multimediali di qualità occupano spazio. Ci vuole banda larga. Veicolare un film non è la stessa cosa che trasferire in webstreaming uno spot pubblicitario oppure un trailer. Per digitalizzare un filmato PAL alla risoluzione di 352×288 Pixel con 24 bit di profondità di colore a 25 frame al secondo sarebbe necessario un collegamento di almeno 60 Mbit/s. L’aumento della risoluzione video dei monitor di nuova generazione e la ricerca di qualità fotografica impongono nuovi sistemi di codifica, creati proprio per la trasmissione a pacchetti sulle maglie sempre più fitte della Rete. E in effetti i sistemi MPEG continuano ad evolversi. Le tecniche di compressione diventano ogni giorno più complesse (un esempio è wavelet) e si fa strada la realtà virtuale distribuita a molti utenti. Da un lato occorrerà potenza di calcolo e nuove architetture hardware a 64 bit, dall’altro si dovrà ripensare l’autostrada digitale per dare al multimedia lo spazio necessario alla sua crescita. Anche prevedendo una evoluzione ulteriore, la velocità dell’ADSL commerciale non potrà superare i 6/8 Mbit/s. C’è da sperare nel cablaggio capillare in fibra ottica, ma Fastweb, l’unica compagnia che assicura il servizio a 10 Mb/s, ha scelto soltanto le grandi città. Qualche tempo fa Enel aveva assicurato che la tecnologia Powerline Communication per trasferire dati ad alta velocità attraverso la rete elettrica sarebbe stata commercializzata molto presto. Che fine ha fatto, si chiedono gli utenti negli Internet Newsgroup? C’è un accordo per non pestare i piedi alle varie telecom? Insomma gli scenari sono aperti e per il momento non ci resta che comprimere i bit per aggirare i limiti della banda disponibile. A questo servono i codec descritti nei vari capitoli del libro. Ovvero, pigiare, pressare le informazioni digitali originali per poterle distribuire attraverso i vari canali media. I consumatori però rischiano di essere travolti dalla quantità di formati. Un minuto dopo aver acquistato il Player DVD oppure un decoder per la tv satellitare, scoprono che i formati precedenti sono incompatibili con le nuove macchine. L’invecchiamento precoce delle tecnologie disorienta a nche i professionisti del settore. La domanda è sempre la stessa: quale standard si affermerà? Ricordate cosa è accaduto con Stereo 8, Betamax, Video 2000? Qualcuno era in grado di prevedere che VHS avrebbe sbaragliato i concorrenti? E cosa accadrà a partire dal 2006 con la diffusione della televisione digitale terrestre? A partire da quella data, nessun operatore potrà più trasmettere con tecnica analogica. La normativa italiana non ammette deroghe. L’Autorità garante per le comunicazioni dice che siamo alla vigilia della “più importante innovazione tecnologica nella storia della televisione: ancor più del colore, della diffusione via satellite o del telecomando. La tecnologia digitale appare in grado di modificare i modi di consumo, i modelli economici e quindi, in definitiva, l’assetto sistematico della televisione”. Non a caso di parla di rivoluzione digitale e di necessità di nuova convergenza fra Tv, cinema, Internet e telefonia. Si, ma intanto gli appassionati di video digitale sono tentati di stare alla finestra in attesa che la guerra degli standard tra le multinazionali si concluda con un vincitore certo. E’ il caso della masterizzazione DVD: c’è il Dvd-Ram di Panasonic, il Dvd+R/Rw di Philips e il Dvd-R/Rw di Pioneer. E se si affermasse invece la futuristica tecnologia Blue-Ray, che memorizza 25 Gbyte su un solo strato e su un singolo lato del disco DVD (attenzione! Anche il supporto è diverso da tutti gli altri)? E’ il caso di acquistare adesso a caro prezzo un masterizzatore da gettare via dopo qualche mese perché incompatibile con la maggior parte dei Player? Ecco allora la terza via, per passare indenni attraverso la bufera del mercato: i metodi e le tecniche presentati e suggeriti in questo libro. VCD, SVCD e DivX risolvono gran parte dei problemi. I primi due formati sono accettati dalla gran parte dei Player in vendita e sono già in commercio lettori DVD che supportano i DivX. Inoltre i software per creare copie personali dei DVD sono ormai autorizzati e in grado di superare le protezioni imposte dalle major cinematografiche. Quelli a pagamento, come Movie Jack di Man Europe e BVRP DivX Video Duplicator di Questar, gestiscono le procedure in automatico, con grande risparmio di tempo e di fatica. I freeware sono più complessi ma il risultato è comunque garantito. A voi la scelta”. Negli Stati Uniti i film su DVD hanno già soppiantato il vecchio VHS e presto la stessa cosa accadrà anche da noi. Sta cambiando la Rete. Con il calo delle tariffe per ADSL e l’esplosione della banda allargata, il Web non è più soltanto un luogo in cui sfogliare e leggere testi. Filmati e canzoni, in formati compressi, viaggiano veloci e senza confini. Il resto lo farà UMTS, la terza generazione della telefonia mobile. C’è però un problema. I documenti multimediali di qualità occupano spazio. Ci vuole banda larga. Veicolare un film non è la stessa cosa che trasferire in webstreaming uno spot pubblicitario oppure un trailer. Per digitalizzare un filmato PAL alla risoluzione di 352×288 Pixel con 24 bit di profondità di colore a 25 frame al secondo sarebbe necessario un collegamento di almeno 60 Mbit/s. L’aumento della risoluzione video dei monitor di nuova generazione e la ricerca di qualità fotografica impongono nuovi sistemi di codifica, creati proprio per la trasmissione a pacchetti sulle maglie sempre più fitte della Rete. E in effetti i sistemi MPEG continuano ad evolversi. Le tecniche di compressione diventano ogni giorno più complesse (un esempio è wavelet) e si fa strada la realtà virtuale distribuita a molti utenti. Da un lato occorrerà potenza di calcolo e nuove architetture hardware a 64 bit, dall’altro si dovrà ripensare l’autostrada digitale per dare al multimedia lo spazio necessario alla sua crescita. Anche prevedendo una evoluzione ulteriore, la velocità dell’ADSL commerciale non potrà superare i 6/8 Mbit/s. C’è da sperare nel cablaggio capillare in fibra ottica, ma Fastweb, l’unica compagnia che assicura il servizio a 10 Mb/s, ha scelto soltanto le grandi città. Qualche tempo fa Enel aveva assicurato che la tecnologia Powerline Communication per trasferire dati ad alta velocità attraverso la rete elettrica sarebbe stata commercializzata molto presto. Che fine ha fatto, si chiedono gli utenti negli Internet Newsgroup? C’è un accordo per non pestare i piedi alle varie telecom? Insomma gli scenari sono aperti e per il momento non ci resta che comprimere i bit per aggirare i limiti della banda disponibile. A questo servono i codec descritti nei vari capitoli del libro. Ovvero, pigiare, pressare le informazioni digitali originali per poterle distribuire attraverso i vari canali media. I consumatori però rischiano di essere travolti dalla quantità di formati. Un minuto dopo aver acquistato il Player DVD oppure un decoder per la tv satellitare, scoprono che i formati precedenti sono incompatibili con le nuove macchine. L’invecchiamento precoce delle tecnologie disorienta anche i professionisti del settore. La domanda è sempre la stessa: quale standard si affermerà? Ricordate cosa è accaduto con Stereo 8, Betamax, Video 2000? Qualcuno era in grado di prevedere che VHS avrebbe sbaragl
iato i concorrenti? E cosa accadrà a partire dal 2006 con la diffusione della televisione digitale terrestre? A partire da quella data, nessun operatore potrà più trasmettere con tecnica analogica. La normativa italiana non ammette deroghe. L’Autorità garante per le comunicazioni dice che siamo alla vigilia della “più importante innovazione tecnologica nella storia della televisione: ancor più del colore, della diffusione via satellite o del telecomando. La tecnologia digitale appare in grado di modificare i modi di consumo, i modelli economici e quindi, in definitiva, l’assetto sistematico della televisione”. Non a caso di parla di rivoluzione digitale e di necessità di nuova convergenza fra Tv, cinema, Internet e telefonia. Si, ma intanto gli appassionati di video digitale sono tentati di stare alla finestra in attesa che la guerra degli standard tra le multinazionali si concluda con un vincitore certo. E’ il caso della masterizzazione DVD: c’è il Dvd-Ram di Panasonic, il Dvd+R/Rw di Philips e il Dvd-R/Rw di Pioneer. E se si affermasse invece la futuristica tecnologia Blue-Ray, che memorizza 25 Gbyte su un solo strato e su un singolo lato del disco DVD (attenzione! Anche il supporto è diverso da tutti gli altri)? E’ il caso di acquistare adesso a caro prezzo un masterizzatore da gettare via dopo qualche mese perché incompatibile con la maggior parte dei Player? Ecco allora la terza via, per passare indenni attraverso la bufera del mercato: i metodi e le tecniche presentati e suggeriti in questo libro. VCD, SVCD e DivX risolvono gran parte dei problemi. I primi due formati sono accettati dalla gran parte dei Player in vendita e sono già in commercio lettori DVD che supportano i DivX. Inoltre i software per creare copie personali dei DVD sono ormai autorizzati e in grado di superare le protezioni imposte dalle major cinematografiche. Quelli a pagamento, come Movie Jack di Man Europe e BVRP DivX Video Duplicator di Questar, gestiscono le procedure in automatico, con grande risparmio di tempo e di fatica. I freeware sono più complessi ma il risultato è comunque garantito. A voi la scelta”.


Twitter: @pinobruno

Pubblicato da Pino Bruno

Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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