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Asfalto intelligente per produrre energia con il traffico

L’altro giorno Francesco Battistini ha raccontato sul Corriere della Sera l’imminente esperimento israeliano per produrre energia elettrica con il traffico automobilistico, grazie ad accumulatori sistemati nell’asfalto. Un progetto del Technion Israel Institute of Technology di Haifa. Nessun altro giornale lo ha ripreso, eppure si tratta di una scoperta davvero eccezionale, perché – a detta del governo di Tel Aviv – si potrà produrre energia in quantità commerciali. Ecco l’articolo:

Benedetto traffico. E viva i pesanti suv. E meglio ancora se a incolonnarsi saranno bisonti con doppio container. E che meraviglia se s’ andrà a passo d’ uomo, stracarichi, le marmitte ad avvelenare l’ aria e il bitume a incamerare energia. Paradossi del progresso. L’ ultima trovata degli archimede israeliani divide le coscienze degli ambientalisti, che non sanno bene che cosa sperare: più macchine e più energia o meno auto e più dipendenza dal petrolio? Sole che piange o asfalto che ride? Il dilemma prima o poi si porrà, se davvero il governo ha deciso di puntare sull’ ultima, «rivoluzionaria» scoperta che tra qualche settimana sarà pubblicamente presentata: l’ elettricità ricavata dal peso di camion e vetture, dalla pressione che i mezzi esercitano sull’ asfalto delle strade.

«Siamo in grado di produrre energia in quantità commerciali», annuncia il ministro dei Lavori pubblici: «E appena metteremo a punto gli ultimi particolari, e avremo coperto l’ intera rete stradale del Paese, si potrà vendere luce a privati e pure alla società elettrica nazionale». Operazione volante brillante. Il primo esperimento partirà all’ inizio del 2009, su un tratto di strada che va verso il Nord.

I test di laboratorio si stanno concludendo in questi giorni, gli scienziati sono soddisfatti: «È un passo avanti notevole nello studio dell’ accumulo d’ energia», spiega il professor Haim Abramowitz, della Technion University di Haifa. Un’ ideuzza semplice, in fondo: un doppio strato d’ asfalto, in mezzo l’ imbottitura d’ una miscela di quarzo, sali, fosfati, minerali piezoelettrici, gli accumulatori collegati alla piattaforma e capaci di trasformare la pressione sull’ asfalto in energia, pronta da trasferire a una centrale.

 «Finora, nessuno aveva trovato il modo d’ impiantare questo sistema nelle strade e produrne una quantità apprezzabile». Stando alle prove di laboratorio, l’ «asfalto elettrico» funziona. Un pezzo d’ autostrada a due corsie, dieci chilometri di lunghezza e il passaggio medio di 600 auto l’ ora, può fornire cinque megawatt: quanto basta a illuminare, per un’ ora, 1.500-2.000 appartamenti. Ma chi guida può fidarsi? «Non si accorgerà assolutamente di nulla – garantisce Shimon Nasichi, del ministero dei Lavori pubblici -. Le strade saranno identiche. E il guadagno per l’ ambiente notevole. Questa è una tecnologia che può migliorare la vita di tutti».

 La ricerca di fonti alternative è spasmodica, in un Paese circondato da ostili produttori di petrolio come l’ Iran e i governi arabi. Qualche giorno fa, c’ è stato l’ accordo coi kibbutz del Negev per sfruttare l’ energia solare. Le truppe d’ asfalto non porteranno grandi numeri, alla guerra energetica, specie su autostrade piccole: «Ma un buon risultato – dice Nasichi – sarebbe azzerare i consumi per l’ illuminazione stradale e di tutti gli edifici pubblici, spese che in Israele sono altissime, anche per motivi di sicurezza». Nel primo esperimento, il tentativo sarà d’ illuminare direttamente il tratto di strada. Poi, si passerà a un pezzo più lungo e si misurerà la resa durante l’ anno. Se ne varrà la pena, partirà un piano di rifacimento di tutti i manti stradali, «arricchiti» con le piattaforme a pressione. «Questo sistema d’ approvvigionamento, però, si può usare anche per le ferrovie e gli aeroporti», dice il professor Abramowitz. E allora… «Allora, la pressione d’ un Boeing sulla pista d’ atterraggio è una carica d’ energia straordinaria». Più o meno, tutto il traffico della Gerusalemme-Tel Aviv all’ ora peggiore. Anzi, migliore.

Francesco Battistini

Il Corriere della Sera 19 novembre 2008 – pagina 33


Twitter: @pinobruno

Pubblicato da Pino Bruno

  • @ Pietro

    …ho cercato informazioni più dettagliate, ma il sito è scritto in ebraico e tra i documenti in inglese (dopo una ricerca sul motore interno del Technion) non c'è nulla…se trova qualcosa lei, mi faccia sapere. Grazie

  • Pietro

    Domanda…se si sfrutta la pressione esercitata dal peso il manto dovrà ammortizzare in qualche modo l'automobile che farà più fatica (=consumo maggiore=inquinamento maggiore) ad andare avanti…come quando si cammina in spiaggia per esempio…giusto? Tel Aviv non fornisce dati in merito?

  • "eppure si tratta di una scoperta davvero eccezionale, perché – a detta del governo di Tel Aviv – si potrà produrre energia in quantità commerciali" Non viene il sospetto che sia proprio il motivo per cui la notizia non viene diffusa? 😉

Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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