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Micro SIM o Nano SIM that is the question

La SIM è morta, già, ma viva la Micro SIM o la Nano SIM? Questo è il problema. Pochi millimetri in più o in meno che fanno un’enorme differenza sul mercato degli smartphone e dei tablet. Sullo standard vincente si gioca una partita mondiale e l’arbitro sarà l’ETSI (The European Telecommunications Standards Institute), il prossimo 29 marzo. Giovedì si voterà e i settecento membri dell’ETSI – organismo no profit – dovranno decidere se prevarrà la Micro SIM di Apple, già adottata a partire dall’iPhone 4, o la Nano SIM di Nokia, Motorola et RIM/BlackBerry, ancora da realizzare.

 

La vecchia SIM – e questo si sapeva – occupa troppo spazio negli affollatissimi dispositivi mobili, dove ogni millimetro risparmiato va a beneficio della versatilità/potenza/performance del prodotto. La Nano SIM (12,3 x 8,8 millimetri, 0,7 mm) è più piccola del 15 per cento rispetto alla Micro SIM.

Apple però ha i suoi brevetti (anche sulle piccole slitte sulle quali scorrono le Micro SIM) e i suoi progetti, e non vuole essere costretta a ridisegnare l’architettura di iPhone e iPad. D’altronde, perché rinunciare alle quote di mercato già guadagnate? In fondo chi prima arriva meglio sta.

Dall’altra parte la concorrenza vuole approfittare della battaglia sugli standard per riguadagnare il terreno perduto, usando come cavallo di Troia la sua Nano SIM.

Direte voi, e chi se ne frega? Facciano ciò che vogliono, in fondo. E invece no, perché la molteplicità dei formati danneggia i consumatori e fa lievitare i costi. E’ già successo quando è arrivato iPhone 4, con la sua Micro SIM, che ha costretto gli utenti a transumare da una SIM all’altra (acquistandone di nuove o ricorrendo a adattatori), senza poter utilizzare quella del dispositivo precedente.

A proposito di standard, che fine ha fatto il caricabatteria unico per tutti i cellulari europei? E’ stato annunciato in gran pompa l’anno scorso. Nei comunicati ufficiali c’era scritto che

“…La tecnologia scelta è quella del caricabatteria  Mini-USB, che consente sia la ricarica che il trasferimento di dati” e che “…È previsto che i primi caricatori “armonizzati” appariranno sul mercato europeo nei primi mesi del 2011…”.

E invece su Wikipedia si legge che:

“Apple inizialmente era restia all’introduzione del nuovo connettore, in quanto quello in uso con l’iPod e l’iPhone è protetto da brevetti e l’uso da parte di altre aziende comporta il pagamento ad Apple di salati costi di licenza. Successivamente l’azienda dichiarò la propria volontà di uniformarsi al caricabatterie unico, ma l’uscita sul mercato del telefono cellulare iPhone 4 (2010) ha lasciato intendere che il produttore di Cupertino avesse deciso per il momento di non introdurre sui suoi prodotti il connettore Micro-USB (l’iPhone 4 ne è privo e mantiene la classica presa Apple per la ricarica e la connessione al computer).

Considerando che giugno 2011 era il termine ultimo per le aziende di telefoni cellulari per rendere compatibili i propri prodotti con il connettore Micro-USB, e il 4 ottobre 2011 è stato presentato il nuovo modello (l’iPhone 4S) anch’esso privo di porta micro-usb, Apple ha fatto sapere che distribuirà (a pagamento) un adattatore che permetterà di collegare la Micro-USB di un comune caricabatterie universale al connettore Apple a 30 piedini presente sui suoi dispositivi portatili (iPhone, iPod e iPad) rinunciando così di fatto alla comodità della presa universale in quanto obbligherebbe l’utente ad essere sempre in possesso, in qualsiasi circostanza, dell’adattatore, mentre per quanto riguarda il mercato cinese dove ancora non vige questo obbligo l’adattatore USB è fornito gratuitamente”.

Insomma, una solennissima pigghiata po’ culo, come direbbe il Montalbano di Camilleri.

PS. 26 marzo 2012. C’è un aggiornamento. Apple sarebbe disposta a cedere gratuitamente la licenza per la produzione e l’uso della sua Nano SIM. (Fonte: PCWorld)


Twitter: @pinobruno

Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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