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Digitali si nasce e noi non lo nacquemmo

Digitali si nasce e noi ultracinquantenni non lo nacquemmo, purtroppo. Il mondo si divide tra Digital Immigrants, quelli venuti alla luce prima di Internet, e Digital Natives i ragazzini delle generazioni successive al 1993. Fondazione Ugo Bordoni, Media Duemila e Osservatorio Tutti Media parleranno  proprio di questo, domani all’Accademia nazionale dei Lincei.

Il divario digitale, dunque, non è solo geografico e territoriale, ma anche generazionale. Lo avevamo capito, ma i dati venuti fuori dalla ricerca sull’etnografia digitale del team dell’Universita’ del Kansas, coordinato dal prof. Michael Wesch, sono comunque sorprendenti. Ad esempio, negli ultimi tre mesi su YouTube e’ stato caricato piu’ materiale video di quanto sia stato mai diffuso via etere da tutti i maggiori network televisivi insieme, e l’ottantotto per cento di questo materiale e’ rappresentato da contenuti nuovi ed originali, la maggior parte dei quali creati da gente che fino a ieri era considerata l'”audience” dei programmi televisivi.

Il prof. Wesch, con la sua ricerca, ha voluto indagare sugli aspetti culturali di YouTube, analizzando il suo ruolo all’interno dell’ampio panorama dei social media “dove le identita’, i valori e le idee sono prodotte, riprodotte, messe in gioco e negoziate in nuovi modi”.

Secondo Derrick de Kerckhove, che sui Nati Digitali ha aperto uno dei piu’ nuovi e stimolanti filoni di ricerca della Scuola di Toronto, proprio i social media sono un terreno perfetto di indagine “perche’ i Digital Immigrants (tutti coloro che sono nati prima di Internet) non li hanno ancora ben compresi, ma ne sono interessati, mentre i Digital Natives (i ragazzini nati dopo il 1993-1994) li capiscono, ma li danno per scontati perche’ considerano tutte le tecnologie come parte naturale delle cose con cui hanno a che fare”.


Twitter: @pinobruno

Pubblicato da Pino Bruno

  • Roberto Cellegari

    ANSA) – ROMA, 28 NOV – C'e' una nuova generazione di cui si comincia a parlare sempre di piu', anche se non ha ancora una lettera, e che comprende tutti coloro che sono nati meno di 16
    anni fa, cioe' quando e' arrivato il World Wide Web. E' la generazione dei "Nati Digitali", una realta' nuova che va capita perche' porta con se straordinarie potenzialita', ma anche grandi rischi, secondo quando ha detto oggi a Roma,
    Derrick de Kerckhove, massmediologo ed erede di Marshall McLuhan, nel convegno organizzato presso l'Accademia dei Lincei dalla Fondazione Ugo Bordoni, Media Duemila e l'Osservatorio
    TuttiMedia, in ricordo di Giovanni Giovannini.
    I Nati Digitali, spiega de Kerkhove, sono sempre connessi ad Internet, con il PC o il telefonino. In Corea il 51% dei bambini tra due e cinque anni usa Internet. E' una generazione che si confronta con quella degli Immigrati digitali, coloro, cioe', che sono nati prima di Internet e che faticano a comprendere una realta' che per giovanissimi e adolescenti e' invece naturale,
    scontata. Secondo lo studioso, stiamo arrivando a un immaginario oggettivo: "lo schermo e' diventato il punto privilegiato d'ingresso per la mente dei Nati Digitali (gli 'screenagers')
    che si spostano letteralmente in rete, e c'e' un'evidenza neurologica di differenze tra chi usa Internet e chi no. Hanno anche future maggiori potenzialita' sul lavoro".
    "I Nati Digitali – ha spiegato – sono 'multitasking', possono cioe' fare piu' cose contemporaneamente. Sono transculturali, globali e aggreganti virtualmente. Per l'Italia
    una delle decisioni da prendere urgentemente e' quella di occuparsi di loro, capirli, aiutarli, aprire l'accesso a Internet e non chiuderlo".
    Il sottosegretario all'Istruzione, Universita' e Ricerca Giuseppe Pizza ha riconosciuto che "la posta in gioco per tutti e' alta e soprattutto i giovani devono essere aiutati ad essere autenticamente protagonisti della propria vita e delle proprie scelte. I Nati Digitali sono un fenomeno di ibridazione, estetico, creativo che puo' tendere alla ricomposizione dei tempi di vita e di lavoro. La politica deve progettare i canali piu' idonei e nuove modalita' di lavoro. Il tema dei Nati Digitali sara' uno dei piu' importanti del prossimo futuro".
    Di collasso del contesto, che avviene quotidianamente con i video su Youtube (1,5 milioni di ore messi in rete negli ultimi
    sei mesi) ha parlato invece Gary Wesch, docente della Kansas University che ha costituito un gruppo di lavoro con 15 studenti per "integrarsi nella comunita' di Youtube". Ne e' venuta fuori una ricerca intitolata "Digital Etnography" dalla quale emerge un mondo di realta' interconnesse, fatto di "media che mediano le relazioni umane". Riferendosi al "collasso del contesto" Wesch ha sottolineato il problema del "remixing",
    la creazione di contenuti multimediali nuovi usando materiali gia' esistenti protetti da copyright, fenomeno tipico di Youtube
    e di altri siti del genere. "Questo tipo di produzione, anziche' proibito, dovrebbe essere protetto dalla legge per il suo alto valore sociale e creativo".

Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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