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Posta elettronica certificata e certificati digitali

Finalmente un articolo che fa chiarezza sulla Posta Elettronica Certificata e certificati di firma S/MIME (Secure Multipurpose Internet Mail Extensions). L’ha scritto Michele Nasi sul portale IlSoftware.it e mi ha aiutato a sciogliere dubbi e perplessita causati dalla farraginosità della normativa italiana in materia, che di recente ha subìto nuove modifiche.

Ecco l’introduzione del minuzioso articolo di Nasi.  “La ‘posta elettronica certificata’, meglio conosciuta con l’acronimo PEC, è uno strumento il cui obiettivo è quello di parificare il valore di una e-mail a quello di una raccomandata cartacea con ricevuta di ritorno. Il decreto legge ‘anticrisi’ 185/2008 sembrava ormai aver sancito l’obbligatorietà dell’adozione di una casella PEC da parte di iscritti ad Albi, professionisti ed imprese. In particolare, l’articolo 16 del decreto stabiliva l’obbligo per le imprese di comunicare il proprio indirizzo PEC nella domanda di iscrizione al registro oppure entro un periodo di tempo massimo pari a tre anni, dalla data di entrata in vigore della normativa, per le società già iscritte. I professionisti iscritti ad albi ed elenchi istituiti con legge dello Stato avrebbero invece dovuto comunicare il proprio indirizzo PEC ai rispettivi ordini o collegi entro un anno dalla data di entrata in vigore del decreto legge.

In sede di conversione del decreto legge, sono state da poco apportate numerose modifiche alla versione iniziale dello stesso. Nella sostanza, l’intervento sembra aver rimosso l’obbligatorietà della PEC che è uno standard di matrice italiana. L’impresa od il professionista possono servirsi sì di un indirizzo di posta elettronica certificata (PEC) ma anche, in alternativa, di “un analogo indirizzo di posta elettronica basato su tecnologie che certifichino data e ora dell’invio e della ricezione delle comunicazioni e l’integrità del contenuto delle stesse, garantendo l’interoperabilità con analoghi sistemi internazionali”. La modifica applicata alla normativa sembra quindi configurarsi come un’apertura verso l’impiego, in sostituzione della PEC, di tecniche di firma digitale e di tracciamento della consegna equivalenti e gratuite, già disponibili ed utilizzabili mediante l’uso di account di posta di tipo tradizionale ormai da diversi anni”.

Tutto il resto è sul sito.

PS. Il decreto legge è stato modificato, in fase di conversione, anche grazie all’associazione “Cittadini di Internet”, che si era fatta promotrice di una denuncia presentata alla UE.


Twitter: @pinobruno

Pubblicato da Pino Bruno

Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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