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Il lavoro di Wikileaks val bene una maglietta

Ci sono T-shirt e felpe sobrie e pacchiane, tazze, pin e custodie per computer, nel negozio di Wikileaks. La più carina è la maglietta con la scritta “il coraggio è contagioso”. L’organizzazione ha bisogno di soldi. Oggi è attesa la sentenza di primo grado sulla richiesta di estradizione di Julian Assange avanzata dalla Svezia. Poi ci saranno gli appelli, gli avvocati costano e la carta bollata pure. Banche, carte di credito e Paypal boicottano il sito di controinformazione ed è diventato difficile dare un contributo alla causa della trasparenza. Ecco allora lo shop online, messo a disposizione dall’azienda tedesca Spreadshirt AG.

Il ricavato andrà a finanziare “interamente” le operazioni di WikiLeaks. I prezzi, non a caso, sono abbastanza alti. Per una T-Shirt con la semplice scritta WikiLeaks ci vogliono 17,99 euro – 26,99 se si opta per il cotone organico di American Apparel. Per la maglietta con Assange nei panni del Che bisogna sborsare invece 19,99 euro.

La versione base della T-Shirt ‘Free Assange’ costa 17,99 – il volto del fondatore di WikiLeaks è incorniciato fra le due parole. La classica tazza da caffè americano – la mug – viene quasi 16 euro. Per la felpa col cappuccio ci vogliono 38 euro.

Spreadshirt dice che il sito fondato da Assange ha un potenziale di vendita “migliore della media”. “WikiLeaks – dice un portavoce dell’azienda – è una proposta emotiva: o lo ami o lo odi. Per chi li ama, sostenere WikiLeaks portando una maglietta è un’ottima idea”.

L’iniziativa potrebbe essere una lama a doppio taglio per Assange&Co, come spiega al Wall Street Journal Maureen Hinton, esperta di marchi alla londinese Verdict Research. “Alla base di WikiLeaks c’è il concetto di essere un po’ sovversivi. Trasformare l’immagine del gruppo in un ‘brand’ globale diminuisce in qualche modo quel tipo di messaggio”.

La base, insomma, potrebbe anche non gradire, conti in rosso o meno. Comunque sia, la continuità del lavoro di Wikileaks val bene una maglietta.

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Twitter: @pinobruno

Pubblicato da RG

Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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