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WOW che strano inglese parla Zanichelli!

Signora mia, quante ackamaracka[1] si leggono oggigiorno! E quanti ackamaracker[2] si trovano in giro! Per non parlare dei slacktivist[3] che fioriscono come funghi nel web. Quanto alla tivù, si vedono ormai soltanto santanchè replicanti, che si sono appena rifatte le babushkas[4] e il caboose[5]. Roba da diventare tutti dagenham[6]! Tranquilli, non è (solo) colpa di Minosse se scrivo così. E’ che ho per le mani WOW – The Word on Words,  il dizionario dell’inglese che non si studia a scuola, lo slang che più slang non si può, quello della spazzatura televisiva, gergale e popolaresca, delle bande di quartiere, delle etnie che animano le strade di Londra, New York, Canberra, del globish che si legge e ascolta in rete. Zanichelli lo ha portato dalla carta al bit, in un’applicazione per i dispositivi mobili Apple che piacerà a giornalisti, frequentatori accaniti del web, esperti di social media, curiosi e, perché no, insegnanti di inglese.  

 

Brutta lingua, cattiva lingua, antilingua? Qualcuno dirà che è sempre meglio del burocratese e del politichese. Di certo più divertente. E, comunque, non possiamo permetterci di non conoscerla.

Scrivono i curatori dell’opera – Monica Harvey Slowikowska e Anna Ravano – che in questa nuova edizione “oltre a dare conto dello slang nato e affermatosi in Gran Bretagna e negli Stati Uniti nei quasi quindici anni dalla prima edizione, abbiamo accresciuto il numero di termini e locuzioni australiane, scozzesi, irlandesi, australiane e canadesi, ora usati e compresi più largamente nel mondo di lingua inglese.

Abbiamo ampliato il corpus delle fonti degli esempi, attingendo alla narrativa e ai film di questi ultimi anni, alle più popolari serie televisive e al vastissimo panorama linguistico offerto da Internet. Abbiamo anche aumentato il numero degli esempi per quelle voci che non hanno un equivalente italiano: la loro traduzione, anche se il significato del termine è ovvio, illustra il grado di divergenza fra le due lingue.

È stato imprescindibile tener conto dell’enorme diffusione di Internet avvenuta nel frattempo, sia per la facilità con cui oggi si può accedere a testi scritti in un inglese informale in siti personali, blog, forum, email, ecc., e quindi reperire velocemente esempi dell’uso vivo di parole e locuzioni colloquiali e gergali, sia per la presenza online di siti di lessicografi dedicati all’osservazione dell’inglese nel suo divenire e di numerosi glossari e dizionari di inglese non-standard. Molti di questi ultimi, peraltro, sono compilazioni collaborative spontanee e non rigorosamente vagliate, e quindi da usare cum grano salis”.

 

 

E poi, qualche istruzione per l’uso:

“Due limiti d’uso necessitano di una spiegazione: (offens.) indica che il termine è indirettamente offensivo, o percepito come tale, nei confronti di una categoria, un’etnia, ecc. (per es. Chinese fire drill, Mexican breakfast, Jewish piano). Si è definita con (volg.) una vasta gamma di termini che vanno dal salace allo sboccato al triviale all’osceno. Benché molti siano di uso corrente, la loro tolleranza varia a seconda dei paesi e delle situazioni e si consiglia molta cautela nell’usarli, perché il turpiloquio in bocca a uno straniero suona in genere più volgare e offensivo che in bocca a un native speaker. Il significato letterale è stato dato solo quando potrebbe risultare oscuro (best bib and tucker,get o.’s back up) o ambiguo (easy game, mark s.o.’s card). Quanto all’origine storica o culturale di un termine o di un’espressione, l’abbiamo data, se si tratta di origine certa, tutte le volte che ci è sembrata utile a una miglior comprensione del termine oppure meritevole di essere citata perché curiosa o divertente”.

“Per finire, una breve spiegazione di tre termini usati in alcune definizioni. Il rhyming slangè un gergo che fa parte del Cockney, il dialetto di Londra. E’ nato forse alla fine del Settecento come lingua segreta della malavita, ma in seguito ha perso gran parte della sua connotazione furbesca ed è diventato semplicemente un gergo pittoresco e arguto, anche se oscuro per i non iniziati.

Il rhyming slang vero e proprio resta più un gergo per iniziati che non una componente significativa del Cockney, ma grazie soprattutto alla radio e alla televisione diverse espressioni sono ben conosciute e usate anche fuori Londra. È assai diffuso anche in Australia mentre negli Stati Uniti, curiosamente, ha avuto poca fortuna.

Il parlyaree (dall’ital. parlare)era un gergo italianeggiante formatosi in Inghilterra nel Settecento soprattutto tra i saltimbanchi, gli artisti girovaghi e i teatranti. Alcune parole sono entrate nello slang vero e proprio, ma per il resto sopravvive solo nel gergo della gente di teatro e nei gerghi privati di alcuni gruppi omosessuali. Il pig Latin è un gergo segreto diffuso soprattutto negli Stati Uniti in diverse versioni”.

L’applicazione costa cara, 14,99 euro, ma si tratta pur sempre di un volume di 1184 pagine, con più di 23.000 voci, 37.000 accezioni, 15.000 frasi idiomatiche. L’interfaccia è quella consueta dei dizionari Zanichelli per iPhone, iPad e iPod touch, cioè buona ma migliorabile.

Agli sviluppatori suggerirei di prevedere al più presto un aggiornamento che permetta di cercare frasi e parole anche partendo dall’italiano. Ad esempio, voglio sapere in quale contesto slang appare la parola “ubriaco”, o “folle”, o “saccente”. Ecco, così il dizionario sarebbe ancor più fruibile.

L’app è qui su iTunes.

 

 



[1] Ackamaracka: chiacchiere, panzane, corbellerie

[2] Ackamaracker: venditore di fumo, sparaballe.

[3] Slacktivism: adesione a cause sociali, politiche, ecc., limitata ad azioni che fanno sentire impegnati, ma che non forniscono nessun contributo concreto (per esempio portare spille con slogan, firmare petixzioni online, ecc.); attivismo, militanza da poltrona.

[4] Babushkas: tette, poppe.

[5] Caboose: sedere, chiappe.

[6] Dagenham: completamente matto, matto senza speranza.


Twitter: @pinobruno

Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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