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La marca da bollo sull’Agenda Digitale

No, nell’Agenda Digitale italiana non si parla di marche da bollo, imposte di bollo, carta da bollo e uso-bollo, diritti di segreteria e di tutti gli altri strumenti di tortura fiscale ai quali il cittadino deve sottostare. Va bene smaterializzare, dialogare online con la Pubblica Amministrazione, introdurre Carta di Identità Elettronica e Posta Elettronica Certificata, senza esagerare. Modernizziamo sì, ma con moderazione. E poi è cultura e tradizione italiana, come Pompei e la pizza napoletana. Mica ce l’hanno in Germania, la marca da bollo. Lì non hanno il senso della Storia, buttano via tutto. Noi conviviamo con la marca da bollo dal 1863 e l’anno prossimo ci saranno le celebrazioni ufficiali per i 150 anni, che faranno impallidire quelle per l’Unità d’Italia. E poi, vuoi mettere il piacere di sborsare 1,81 o 14,62 euro al tabaccaio, con quel gioco di monetine che ti fa perdere un’altra mezz’ora. Senza dimenticarsi che le marche da bollo sono a orologeria! Scadono e poi ci paghi su anche la multa, com’è successo alla cittadina che ha scritto al Gazzettino di Venezia:  

Caro direttore,

le scrivo per far conoscere ai lettori una delle piccole assurdità della burocrazia italiana. L’altro giorno per lavoro vado all’Ufficio delle entrate per registrare un contratto di locazione, ci sono 30 giorni di tempo e io porto tutto quello che mi è stato richiesto, copie contratto, delega, ricevuta di pagamento della tassa di registrazione e due marche da bollo da 14,62.

Allo sportello la signora mi dice che non sono a posto, devo pagare la penale sulle marche da bollo perché portano la data posteriore alla data di stipula del contratto! Ma perché non dirmelo quando ho chiamato per informazioni, dico io. E poi, se ci sono 30 giorni di tempo, nel frattempo preparo tutto e compro le marche da bollo, o devo comperarle ancora prima di fare il contratto? Comunque mi reco nella prima banca che trovo e pago la penale di 2,92 euro.

Siccome è una banca che non frequento abitualmente, come ciliegina sulla torta vengo censita: fotocopia di carta d’identità, codice fiscale e firma del documento sulla privacy. Ma chiedo: che senso ha tutto questo? Con le enormità che succedono in Italia e che non sto a elencare, noi poveri cittadini per lavorare nella legalità incappiamo in queste assurdità? Ce ne sono tante altre di questo tipo, ma questa mi ha dato tremendamente fastidio. Non so se valga la pena pubblicarla, comunque questo è il mio sfogo.

R. B.

Asolo (Treviso)

Il direttore, per fortuna, gliel’ha pubblicata. E ha pure risposto:

Cara lettrice,

certo che vale la pena di pubblicare la sua lettera. Anche se non credo, ahinoi, che servirà a convincere chi ci governa che non è aumentando le norme, gli adempimenti e i codicilli che si migliorano la trasparenza, la legalità e il rapporto tra cittadini e pubblica amministrazione. Questo risultato lo si ottiene procedendo in senso esattamente contrario: cioè disboscando la giungla di norme che affliggono le persone e le aziende e facendo applicare severamente (e ovunque, non solo in alcune zone del Paese) quelle che rimangono. Quanto alla burocrazia, vale sempre, una celebre definizione: “Burocrazia: una difficoltà per ogni soluzione”.

 

Già, si fa presto a dire disboscare, se poi la foresta di marche, marchette e bolli è talmente fitta da risultare impenetrabile. La marca da bollo è un’erbaccia infestante:”… in base all’art. 3 del DPR 26 ottobre 1972 e successive modificazioni, la marca da bollo va su istanze, petizioni, ricorsi e relative memorie dirette agli uffici e agli organi dell’Amministrazione dello Stato, delle Regioni, delle Province e dei Comuni, tendenti ad ottenere l’emanazione di un provvedimento amministrativo o il rilascio di certificati, estratti, copie e simili. L’art. 4 dello stesso DPR prevede ugualmente la marca da bollo per atti e provvedimenti degli organi dell’amministrazione dello Stato, delle Regioni, delle Province e dei Comuni rilasciati a coloro che ne abbiano fatto richiesta”.

E quando useremo la Posta Elettronica Certificata, dove l’appiccicheremo, la marca da bollo? Ci hanno pensato, ci penseranno quelli di Agenda Digitale?

 

PS. Leggo da Wikipedia che:

La marca da bollo da applicare a una domanda, una denuncia, un ricorso o un certificato è di euro 14,62;

La marca da bollo da applicare a una ricevuta senza IVA di importo superiore a 77,47 euro è di euro 1,81;

L’ imposta di bollo che il notaio applica a una compravendita immobiliare è di euro 230,00;

L’ imposta di bollo da applicare a una cambiale è il 12 per mille del suo importo.

 

PPS. Questo post è stato ispirato da un commento dell’amico Roldano De Persio, su Facebook: “Il prossimo che mi parla di Agenda Digitale in uno Stato che ancora pretende le marche da bollo da 1,81 gli do una craniata sul setto nasale!

 

PPPS. Per quanto riguarda la marca sul passaporto, provate voi a capirci qualcosa in questa circolare del Ministero dell’Interno, che sembra scritta dall’inventore del Gioco dell’oca:

“Se il passaporto è stato rilasciato il 13 giugno 2008, la concessione governativa, apposta  sull’istanza al momento del rilascio, avrà validità fino al 12 giugno 2009.  Ne consegue che se il titolare del passaporto ha in programma un viaggio dal 10 giugno 2009  al 15 giugno 2009, dovrà munirsi della ulteriore marca. La stessa dovrà essere apposta in data  successiva al 13 giugno 2009 e sarà vidimata dal personale di polizia di frontiera italiana.  Qualora, invece, il titolare di passaporto rilasciato il 13 giugno 2008, non intendesse partire  fino al luglio 2010, non è tenuto all’apposizione della seconda marca (dal momento che la  prima, apposta per il rilascio, scadrà il 12 giugno 2009).
Tale operazione, infatti, potrebbe essere rinviata al 2010, allorquando il passaporto dovrà  essere utilizzato.  Anche in questo caso, se l’interessato dovesse utilizzare il passaporto, per viaggi all’estero  dal  10 giugno 2010 al 20 giugno 2010, dovrà apporre un primo contrassegno telematico che,  vidimato dalle autorità di P.S. competenti al rilascio del passaporto ovvero dal personale di  polizia di frontiera, avrà validità fino al 12 giugno 2010, e dovrà munirsi di un secondo contrassegno da apporre e far vidimare (dal personale di polizia di frontiera italiana) in data
successiva al 13 giugno, che avrà validità fino al 12 luglio 2011“. Sempre per il passaporto, c’è un’altra circolare: http://www.poliziadistato.it/articolo/view/190/


Twitter: @pinobruno

  • Pingback: La marca da bollo sull’Agenda Digitale | Eurimaco.it()

  • Scrive Vincenzo (sul sito Globalist): “Mi trovo all’interno dell’Agenzia delle Entrate ma devo applicare una marca da bollo di tot euro ad un documento. Sono costretto ad uscire, trovare un tabaccaio, perdere quei pochi minuti che però mi costringeranno a rifare la fila (il che, almeno a Napoli, significa correre seriamente il rischio di non riuscire ad arrivare allo sportello prima che lo stesso chiuda). Il tabaccaio non ha più quei libroni che si usavano una volta per conservare le marche: ha una macchinetta sui cui digita l’importo e per magia viene stampata una marca adesiva. Ammesso e non concesso che la marca bollo sia inevitabile, inabrogabile, irrinunciabile io mi domando: perché quest’operazione non devo poterla compiere all’interno dell’ufficio stesso, allo sportello così tanto anelato dopo ore (sic!) di fila”?

Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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