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Google superpotenza geopolitica

Era già successo tre anni fa con Nicaragua e Costa Rica, a causa di una linea di confine messa nel posto sbagliato. Stavolta, però, Google ha messo le mani su un’area ben più calda, anzi incandescente: sulla mappa più consultata al mondo i Territori Palestinesi sono diventati Palestina. Non è cosa da poco, perché il 29 novembre 2012 le Nazioni Unite hanno deliberato l’innalzamento dello status dell’Autorità Palestinese a “Stato Osservatore” ma non a Stato Membro. Trasformandosi così da superpotenza digitale in superpotenza geopolitica, Google ha deciso che sulla sua mappa la Palestina è uno Stato. Possibile che Google non abbia consultato preventivamente il Dipartimento di Stato? Il 29 novembre 2012 gli Stati Uniti si schierarono contro la risoluzione dell’Assemblea Generale ONU, che deliberò con 138 voti a favore e 9 contrari, e Google ha sempre avuto ottimi rapporti con l’Amministrazione.

L’effetto immediato è una lettera piccata del vice ministro israeliano degli affari esteri, Zeev Elkin, al presidente della multinazionale, Larry Page. ”Così facendo – ha scritto Elkin, citato dai quotidiani di Tel Aviv – Google di fatto riconosce l’esistenza di uno stato palestinese. A mio giudizio la decisione non è solo uno sbaglio ma potrebbe anche avere una negativa ripercussione sugli sforzi del mio governo per negoziati diretti tra Israele e l’Autorità Palestinese”.

Google Palestina

Il vice ministro ha chiesto un incontro bilaterale tra Google e una rappresentanza del governo israeliano, per “discutere la questione”. Sarebbe il primo vertice tra uno Stato e un’azienda e la conferma che Google ormai gioca da primo attore sulla scena politica internazionale. D’altronde prima della visita a Pyongyang del presidente della compagnia, Eric Schmidt, lo scorso gennaio, sulle mappe digitali la Corea del Nord era soltanto un grande buco nero.

Business is business: l’industria delle mappe digitali, a livello globale, vale 270 miliardi di dollari l’anno.


Twitter: @pinobruno

Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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