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Se passa l’idea che la rete sia il Far West

E sono due, ma – come direbbe Dario Fo – presto s’avanzeranno altri strani soldati della censura e del bavaglio. Dopo Michele Serra, anche il garante della privacy, Antonello Soro, dice oggi in un’intervista a Repubblica che “Internet e il mondo dei social network sono ancora un Far West senza regole”. Si chiede su Twitter Ernesto Belisario, giurista esperto di nuove tecnologie: “è solo ostentata ignoranza oppure è iniziato #attaccofinale ?”. E aggiunge: “ce lo stanno dicendo in tutti i modi che tra poco arriveranno provvedimenti liberticidi”. Sarà eccesso di pessimismo, ma non è la prima volta che gravi episodi di cronaca vengano presi a pretesto dalla politica per dare un giro di vite alle libertà in rete.  

La Repubblica 27 maggio 2013, pag. 25

La Repubblica 27 maggio 2013, pag. 25

Il quadro dell’#attaccofinale si completa se alle esternazioni di Antonello Soro aggiungiamo quelle del presidente dell’Autorità Garante della concorrenza e del mercato, Giovanni Pitruzzella: “Occorre mettere all’ordine del giorno il tema della tutela dei contenuti editoriali su Internet”.

Il tema è il diritto d’autore, l’obiettivo è salvaguardare gli editori italiani di giornali dallo “strapotere” degli aggregatori di notizie come Google News: “…incoraggiare su internet forme di cooperazione virtuosa tra i produttori di contenuti editoriali e i fornitori di servizi innovativi che riproducono ed elaborano i contenuti protetti dai diritti di proprietà intellettuale”. Laddove per cooperazione virtuosa si intende che Google dovrebbe dar soldi agli editori per continuare a indicizzare gli articoli dei giornali nel suo motore specialistico di notizie.

Il presidente dell’Antitrust aggiunge comunque che “…Occorre tuttavia adottare alcune cautele per tutelare contemporaneamente la diffusione della conoscenza: attraverso un eccessivo irrigidimento dei sistemi di protezione autoriali, i costi legati alla remunerazione degli editori potrebbero riverberarsi sugli utilizzatori finali, con effetti negativi per l’accesso all’informazione ed il pluralismo”.

Già, perché qui non si parla di bulloni, bensì di informazione, cioè “della più preziosa risorsa democratica della quale dispongono i cittadini di tutto il mondo”, come sottolinea il giurista Guido Scorza.

Quanto a bullismo, violenza, intolleranza e aggressioni su web e social network, la battaglia va combattuta con le armi a disposizioni, cioè le leggi già in vigore. Ce ne sono fin troppe e non ne servono altre. Semmai bisognerebbe potenziare i ruoli e la capacità operativa della Polizia delle Comunicazioni e delle altre forze dell’ordine specializzate nei reati commessi in rete.

Servirebbe, ad esempio, un vero Commissariato online, uno sportello digitale in cui presentare denunce e segnalazioni. Oggi c’è solo un simulacro, perché la denuncia si avvia online ma, perché abbia valore legale, si deve poi andare in ufficio. Gli uffici preposti, però, stanno soltanto nei capoluoghi di provincia. Per fare una denuncia il cittadino “normale” deve perdere una giornata di lavoro. Non basterebbe la PEC o la firma digitale? Altrimenti a cosa servono?


Twitter: @pinobruno

Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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