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Ci spiano ma lo fanno per il nostro bene

Se siete americani, la NSA non può ascoltare le vostre telefonate e prendere di mira le vostre email. . . e non lo ha fatto”, ha detto il presidente statunitense Barack Obama per difendersi dalle accuse di violazione della privacy con il programma PRISM. Già, se siete americani. E se non lo siete? Se ad esempio siete cittadini europei e avete sparso i vostri dati, le vostre informazioni sui server e sui cloud delle multinazionali digitali USA coinvolte nello scandalo Datagate, come la mettiamo? La domanda andrebbe indirizzata a Bruxelles, se è vero ciò che ha scritto il Financial Times: due anni fa l’amministrazione Obama chiese e ottenne dalla Commissione Europea di eliminare dalle norme Ue sulla protezione dei dati una misura che avrebbe complicato agli 007 Usa il compito di spiare cittadini europei.

Tra i lobbisti di Washington, ha rivelato il quotidiano economico britannico, ci furono il ministro per la sicurezza interna, Janet Napolitano, e Cameron Kerry, avvocato al dipartimento al commercio e fratello dell’attuale segretario di stato John. La norma, conosciuta alla Ue come Anti-Fisa clause (FISA è il Foreign Intelligence Surveillance Act che autorizza il governo americano a intercettare telefonate e eMail all’estero), avrebbe reso nulla qualsiasi richiesta Usa alle società di telecomunicazione e di tecnologia europee di consegnare dati su cittadini europei.

Questa misura, prosegue il Financial Times, fu abbandonata dalla Commissione nel gennaio 2012 nonostante le proteste della commissaria alla giustizia Viviane Reding. La norma avrebbe impedito al programma PRISM di accedere alle banche dati europee, ma la clausola anti-Fisa venne bocciata dalla maggior parte dei commissari. Con quali motivazioni? Perché i server delle grandi società di telecomunicazioni sono negli Usa e l’adozione della norma avrebbe creato inutile antagonismo con gli Stati Uniti.

D’altronde – sembrano dire a Washington – il fine giustifica i mezzi: grazie a PRISM, ha riferito al Congresso il capo della National Security Agency, Keith Alexander, dall’11 settembre 2001 in poi sono stati sventati oltre 50 complotti terroristici contro gli Stati Uniti. Alexander ha spiegato che i documenti riservati contenenti i dettagli di tutti i complotti mandati all’aria saranno consegnati al Congresso. I 50 attentati sventati hanno riguardato più di venti Paesi e almeno dieci il territorio degli Stati Uniti.

Quanto alle multinazionali che hanno aperto le banche dati ai servizi segreti, cercano di difendersi per evitare la fuga dei clienti stranieri. Google ha chiesto alla FISC (Foreign Intelligence Surveillance Court, l’organismo che autorizza le richieste di dati da parte dell’intelligence) di rompere l’obbligo del silenzio e parlare sulle informazioni che è stata costretta a fornire alle autorità.

Il gruppo di Mountain View si è appellato al primo emendamento della Costituzione americana sulla libertà di parola e di informazione e ha chiesto di poter pubblicare il numero totale delle richieste della FISC e il numero degli account di utenti coinvolti.

E in Italia cosa accade? L’11 giugno scorso Tom’s Hardware ha parlato del Decreto del presidente del Consiglio dei ministri del 24 gennaio 2013 (Anche in Italia gli 007 possono spiare i nostri dati?) e, in particolare dell’articolo 11:

“Gli operatori privati che forniscono reti pubbliche di comunicazione o servizi di comunicazione elettronica accessibili al pubblico […] forniscono informazioni agli organismi di informazione per la sicurezza e consentono ad essi l’accesso alle banche dati d’interesse ai fini della sicurezza cibernetica di rispettiva pertinenza, nei casi previsti dalla legge n. 124/2007”.

Ebbene, è notizia di ieri, il Comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti lavorerà per capire se esista o meno un Datagate italiano. Il prossimo 2 luglio verrà ascoltato dal Copasir il direttore del Dis (il dipartimento che coordina le agenzie d’intelligence) Giampiero Massolo e poi il sottosegretario con delega ai servizi Marco Minniti e i direttori di Aisi e Aise (le agenzie per la sicurezza interna ed esterna) Arturo Esposito e Adriano Santini. Potrebbero essere sentiti inoltre il premier Enrico Letta e il garante per la privacy Antonello Soro, dice la Reuters.

Privacy e Big Data continuano ad essere al centro dell’attenzione politica e istituzionale di tutto il mondo. Se ne è accorto anche l’autorevole Oxford English Dictionary: la parola Big Data è stata appena introdotta nella “Bibbia” della lingua inglese. Segno dei tempi.

Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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