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Piccoli poteri crescono

Moisés Naím

Moisés Naím

Mi ha affascinato, l’articolo di Moisés Naím  – Micropotere al potere – pubblicato sul numero dell’Espresso oggi in edicola, nella rubrica delle opinioni. E’ un racconto dei piccoli poteri che si oppongono a quelli grandi, quelli veri. Quando ero ragazzo, si parlava di contropotere o potere dal basso, ma il succo è lo stesso. Cittadini singoli o gruppi di cittadini che non accettano supinamente soprusi e ingiustizie, fanno controinformazione, si organizzano, fanno un uso sapiente di diritto, economia, tecnologia e social network.  Moisés Naím  cita alcuni esempi, a me sconosciuti. Io posso aggiungerne un altro, la Class action procedimentale avviata a Bari da un gruppo di avvocati indipendenti per rivendicare la proprietà pubblica del teatro Petruzzelli. Insomma, quando il potere non fa il suo dovere, ecco che si avanzano i micropoteri. I buoni e, purtroppo – come ricorda Moisés Naím – anche quelli cattivi.

Micropotere al potere

di Moises Naim

Alex Dalmady è un analista finanziario indipendente che lavora dalla sua casa di Caracas, in Venezuela. Verso la fine del 2008 un amico gli ha chiesto di fare ricerche sulla banca in cui lui teneva i suoi risparmi, per sapere se erano al sicuro.

bank-crisisDopo aver raccolto alcuni dati dal sito della banca e da altre fonti disponibili a tutti, Alex ha preparato un foglio elettronico, ha fatto alcuni calcoli ed è arrivato a una desolante conclusione. I rendimenti che questa banca continuava a offrire ai depositanti erano finanziariamente impossibili. Alex ha pubblicato le sue conclusioni su Internet.

Un paio di mesi dopo, la Stanford International Bank, colosso finanziario da 8 miliardi di dollari con connessioni in politica, è crollata. È stata l’analisi di Alex a innescare il processo.

Natalya Morar è un’altra persona la cui iniziativa ha provocato un cambiamento di portata e velocità inimmaginabili. Natalya vive a Chisinau, capitale della Moldavia, ex Repubblica sovietica. È a capo di un gruppo chiamato ‘Io sono un anti-comunista’, nato per protestare contro le manipolazioni operate dal governo durante le elezioni del maggio 2009.

I protestanti hanno creato un tag su Twitter (#pacman), che sta per il nome della piazza principale di Chisinau, Piata Marii Adunari Nazionale. Hanno creato un gruppo su Facebook, ‘Abbasso i comunisti!’ e hanno mandato questo sms: “Vieni a combattere i comunisti di fronte al palazzo del governo. Inoltra questo messaggio”. Si sono presentate 15 mila persone. La protesta è dilagata.


Twitter: @pinobruno

  • Lo strumento giuridico della “class action procedimentale” da noi creato qui a Bari sull’“affaire Teatro Petruzzelli” muove dalla consapevolezza della grave crisi delle presenti forme di democrazia connotate dalla centralità del rapporto che in esse corre tra “sistema politico” e “raccolta del consenso”.

    Tale centralità è a nostro avviso alla base del crescente controllo delle lobby di diversa natura sul sistema democratico.

    La militanza di partito nata nell’Ottocento al servizio di una platea di idealità sembra oggi definitivamente soppiantata da forme inedite di militanza al servizio di interessi raggruppati in centri di potere, spesso invisibili, che condizionano la vita delle comunità e il futuro dei nostri figli.

    La “class action procedimentale”, quale risposta a tale crisi, pur non negando il superstite ruolo dei partiti, si sottrae consapevolmente al loro filtro porgendosi direttamente al cospetto del potere costituito.

    Quest’ultimo può essere chiamato dai cittadini a rispondere pubblicamente delle sue decisioni le quante volte queste determinino (come nel caso del Teatro Petruzzelli) veri e propri “torti di massa”.

    La “class action procedimentale” è dunque una nuova forma di democrazia diretta, fondata sul dialogo e sulla “militanza dei saperi” al servizio del bene comune, che si atteggia come esercizio di contropotere legale e di controllo del potere pubblico in sede extraistituzionale ad opera della cittadinanza sociale.

    Il nostro obiettivo è quello di restituire ai cittadini lo scettro del potere decisionale, attraverso il controllo dinamico di un ceto politico che sembra fare della democrazia un vero e proprio mercato teso al conseguimento di vantaggi personali o di gruppi organizzati anziché il tempio inviolabile della decisione partecipata, equa e solidale scevra da condizionamenti esterni.

    Il processo di democrazia nel suo divenire impone questo tipo di iniziative.

    Auspichiamo l’apertura di un dibattito che spalanchi le porte all’intelligenza degli uomini liberi e indipendenti che intendano recuperare la centralità dell’interesse collettivo permeato dalla cultura della solidarietà sociale.

    luigi paccione

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Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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