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Guerra Calda per la conquista della Nuvola

Dal 1957 al 1975, gli anni della Guerra Fredda, Stati Uniti e Unione Sovietica sono stati in corsa per conquistare lo Spazio. Il resto del mondo stava a guardare, e parteggiava per gli astronauti yankee o per i cosmonauti russi. Altri tempi, altri obiettivi. Oggi si corre per conquistare la Nuvola – il Cloud Computing – e l’Europa non ci sta a depositare tonnellate di dati informatici nei server statunitensi, sottoposti alla giurisdizione a stelle e strisce [1]. Non è per sciovinismo e campanilismo. I dati, le informazioni in bit, sono il petrolio dell’era digitale. Chi più ne prende e controlla, più potere ha, più soldi fa e meglio sta.

Ieri servivano i razzi oggi le infrastrutture in fibra ottica

 

L’Europa, dunque, cerca di attrezzarsi. Il mese scorso al World Economic Forum di Davos, il commissario europeo all’agenda digitale Neelie Kroes[2] ha annunciato uno stanziamento di dieci milioni di euro per il Cloud Computing nel vecchio continente, per creare così una partnership europea tra istituzioni e aziende. E’ la tecnologia che “cambierà la nostra economia”, ha detto Neelie Kroes, e l’infrastruttura europea sarà “la più grande e sofisticata al mondo, simile a quella che al momento esiste solo negli Stati Uniti”.

La corsa alla conquista della Nuvola è in pieno svolgimento, da una parte all’altra dell’Atlantico. Dopo Apple con il suo iCloud per i dispositivi mobili, sta per sbarcare sul mercato la corazzata Google. Il Wall Street Journal[3] scrive che Google Drive sarà pronto entro pochi mesi e permetterà di archiviare e condividere documenti sulla Nuvola, accessibili da qualsiasi dispositivo, fisso o mobile, connesso a Internet.

 

Chi controllerà la Nuvola governerà il mondo

 

In Francia, scrive Le Monde[4], è in corso la gara per la conservazione dei dati informatici strategici, alla quale partecipano Dassault Systemes, Orange e Thales. Il governo dovrebbe intervenire con 135 milioni di euro.

E in Italia? Il Cloud Computing è uno dei “quattro punti fondamentali” dell’Agenda Digitale che il governo Monti si appresta a varare, come si legge nel sito di Palazzo Chigi[5]:

  • “Primo, la costituzione di una cabina di regia per lo sviluppo della banda larga e ultra-larga. Ancora oggi, il 5,6 % della popolazione, pari a 3,5 milioni di italiani si trovano in condizione di “divario digitale” e più di 3000 località soffrono un “deficit infrastrutturale” che rende più complessa la vita dei cittadini.
  • Secondo, apertura all’ingresso dell’open data, ossia la diffusione in rete dei dati in possesso delle amministrazioni, nell’ottica della totale trasparenza.
  • Terzo, utilizzo del cloud, ovvero la dematerializzazione e condivisione dei dati tra le pubbliche amministrazioni.
  • Quarto, gli incentivi alle smart communities, gli spazi virtuali in cui i cittadini possono scambiare opinioni, discutere dei problemi e, soprattutto, stimolare soluzioni condivise”

Proviamo a fare un banale esempio di “normale” uso della Nuvola da parte della Pubblica Amministrazione italiana. Un Tribunale emette la sua sentenza e la deposita sul Cloud (che, ovviamente deve essere blindato come Fort Knox). Da quel momento centinaia (o migliaia!) di pagine sono a disposizione di tutte le parti interessate, alle quali vengono fornite le chiavi di accesso. Ogni download viene certificato e protocollato con strumenti digitali. Nessun messo, nessun fax, nessuna mail, nessuna mancata notifica. Basterebbe soltanto questo per dare un bel taglio alle spese per la Giustizia. Applichiamo lo stesso esempio al resto della macchina amministrativa italiana (dalla sanità alla scuola, a regioni, province, comuni, eccetera) e proviamo a ipotizzare il risparmio, di tempo e denaro.

Il governo francese lo ha capito e investirà, solo nel Cloud, 135 milioni di euro.  Sarà interessante sapere quanto sono disposti a spendere Monti,  Passera e Profumo.




[1] Poiché le aziende (Microsoft con AzureApple con iCloud, eccetera) hanno sede negli Stati Uniti, anche se i dati sono conservati in data center europei, le autorità americane potrebbero entrare a frugare nei server senza problemi. Insomma, sulla privacy dei cittadini (e delle aziende) del vecchio continente prevale il Patriot Act, la legge anti- terrorismo istituita dopo gli attentati dell’11 settembre 2001. Non importa che la Nuvola sia posizionata in un paese europeo. Per gli Stati Uniti il cielo è comunque americano. Insomma, chi va sulla Nuvola deve essere ben consapevole dei rischi… Si devono archiviare sul Cloud dati sanitari, genetici, reddituali, biometrici o segreti industriali, se c’è il pericolo che possano essere messi a disposizione dei corpi di polizia e di spionaggio statunitensi?

[2] La nostra proposta, ha illustrato il Commissario Ue, parte dall’assunto che ognuno possiede i propri dati personali che può modificare, spostare da una parte all’altra, o cancellare: mettere i nostri dati nel cloud non significa perderne il controllo o essere legati a un unico provider.In secondo luogo, le nuove disposizioni regolamenteranno la protezione dei dati anche fuori dal mercato europeo, in modo che anche usare il cloud possa essere più facile e sicuro.Verrà infatti introdotto un corpus unico di norme sulla protezione dei dati valido per tutta la Ue, che porrà fine all’attuale frammentazione e alla gravosità degli oneri amministrativi, promettendo alle imprese risparmi per circa 2,3 miliardi di euro l’anno.

[3] Gartner stima che nel 2011 i servizi di backup online sono stati un business da 830 milioni di dollari e che nel 2012  si andà oltre 1,2 miliardi di dollari.

[4] L’Etat devait ainsi injecter 135 millions d’euros dans ce projet via la Caisse des dépôts tandis qu’Orange et Dassault Systèmes devaient mettre chacun 60 millions d’euros et Thales, 30 millions.

[5] A pagina 3 del comunicato sul Consiglio dei ministri del 27 gennaio 2012.


Twitter: @pinobruno

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  • Pecoraro Stefania

    Caro Pino,
    ho letto l’articolo “Guerra Calda per la conquista della Nuvola”, dove citi anche il contratto francese per conservazione dei dati strategici di governo, stipulato tra Orange, Dassault Systèmes e Thales.
    In realtà Dassault Systèmes si è ritirata dal contratto, con varie motivazioni tra cui le tariffe troppo elevate praticate da Orange, il patto di non concorrenza tra le aziende del consorzio che ha un arco temporale non sufficiente per garantire il decollo adeguato del progetto. Il tutto sta scatenando non poche polemiche, che i  francesi amano forse più degli italiani, in casa propria però.
    Per info, http://www.latribune.fr/technos-medias/informatique/20111222trib000673050/dassault-systemes-claque-la-porte-du-cloud-computing-a-la-francaise.html

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Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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