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Le regole dei giornalisti (non tutti)

Tre giuristi dettano le “Regole dei giornalisti”. Sembra un instant book, e invece il saggio di Caterina Malavenda, Carlo Melzi d’Eril e Giulio Enea Vigevani, pubblicato a ottobre 2012 dal Mulino, ha anticipato di qualche mese il bollente dibattito sullo stato dell’arte dell’informazione in Italia. E’ una risposta ragionata a chi sostiene che i giornalisti abbiano “trasformato il Paese in un gigantesco Truman Show in cui la verità è menzogna e la menzogna è verità”. Non è il solito libro del solito giornalista che parla di sé stesso. Qui tre esperti di diritto dell’informazione e della comunicazione aiutano il cronista a fare bene il proprio mestiere, a capire la differenza tra buona e cattiva informazione, tra insinuazione e diffamazione, tra giornalismo e gossip, tra diritto di cronaca e diritto alla privacy e via ragionando. Perché – piaccia o no a chi spara nel mucchio – quello del (bravo) giornalista è ancora un mestiere pericoloso.

E infatti gli autori distinguono tra giornalisti e giornalisti.

Ci sono quelli di tipo A:

“…spesso proni per convenienza al potente di turno, pronti a nascondere o travisare le notizie scomode e a reggere non solo metaforicamente il microfono a chi conta davvero, oppure invasati che, per sostenere teorie di parte, ignorano la realtà o la presentano in modo parziale, o ancora fanno da buca delle lettere a magistrati, avvocati e imputati eccellenti”;

e di tipo B:

“…quelli che verificano i fatti prima di divulgarli, che danno voce a tutte le parti, esprimono opinioni forti, con toni civili e rispettosi, ma non si girano dall’altra parte, non risparmiano che conta, non si fermano al primo ostacolo, non usano le veline ma sono attenti e inesorabili”.

Malavenda, Melzi d’Eril e Vigevani non perdono il loro tempo con la categoria A e si rivolgono ai giornalisti di tipo B: “è a loro che abbiamo pensato, quando abbiamo ricostruito i principi del diritto dell’informazione, secondo cui la libertà è la regola e i limiti l’eccezione”.

Qui si parla di diritti e doveri, della farraginosa melassa giuridica italiana, di carta stampata, televisione, internet. Capitoli ben articolati, come in un manuale d’uso immediato, e poi – in postfazione – un racconto da non perdere: “vita da querelato” di Francesco Merlo.

Le Regole dei Giornalisti. Istruzioni per un mestiere pericoloso”, Il Mulino, 2012. Quindici euro (molto ben spesi).


Twitter: @pinobruno

Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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