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Impazza il GreenWashing, la foglia di fico del marketing

Sarà per la crisi, sarà per il riscaldamento globale, sarà per intercettare i consumatori sempre più attenti alle tematiche ambientali. Impazza il GreenWashing. Il mondo dell’industria imbelletta di verde i suoi prodotti. Il marketing si fa ecosostenibile. Sembra che dai tubi di scappamento delle auto venga fuori profumo di rose. Si annunciano telefonini a ricarica fotovoltaica, stampanti che accettano solo carta riciclata, computer che consumano meno energia. Persino le banane Chiquita cambiano colore. Insomma, tutti verdi ed ecosostenibili. Aggiungi un tocco di politically correct, staccando un assegno a Onlus e No Profit, è il gioco è completato. Tutto fumo negli occhi?

Ovviamente no. Ben vengano le iniziativa per educare i cittadini a sprecare meno risorse, purchè non si tratti di operazioni di facciata. E’ quantomeno sospetto  che, all’improvviso, gli spot si riempiano di alberi e giardini fioriti mentre parlano di aziende che producono energia con petrolio e carbone. Oppure ci mostrino bambini sorridenti che disegnano l’auto del futuro. E poi, se non è verde è blu. Blue Efficiency, blu super, blu diesel. Poco importa se al SUV ne serva tanta quanta ne consuma in un giorno un intero villaggio africano.

Difendersi dalle sirene del litfing markettaro – come lo ha definito Andrea Quaranta sul suo blog – è possibile. Basta fare un salto su Wikia Green oppure leggere “La Piccola guida al consumo critico e responsabile“. Non è una scelta risolutiva ma aiuta a resistere al GreenWashing.

Pubblicato da Pino Bruno

Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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