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Rete sotto assedio: YouTube è come la televisione?

YouTube è come la televisione? Si, a quanto pare, stando all’ Atto del Governo sottoposto a parere parlamentare – Schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva 2007/65/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 dicembre 2007, che modifica la direttiva 89/552/CEE del Consiglio relativa al coordinamento di determinate disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri concernenti lesercizio delle attività televisive“. Cioè, per intenderci, il cosiddetto Decreto Romani.  

Orbene, anche Facebook e numerosi siti e blog abbondano di immagini animate. Gli utenti condividono video in gran parte ospitati su YouTube, ergo… non c’è carattere meramente incidentale. In quegli ambiti, i filmati sono spesso preponderanti. Dunque, se un sito, un social network o un blog abbondano di filmati, sono da equiparare alla televisione? 

Art. 7 del cosiddetto Decreto Romani (cliccare per ingrandire)

Art. 7 del cosiddetto Decreto Romani (cliccare per ingrandire)

A pagina 4 (articolo 7) si legge che “…rientrano nella predetta definizione (Servizio di media audiovisivo. NdR) i servizi, anche veicolati mediante siti internet, che comportano la fornitura e la messa a disposizione di immagini animate, sonore o non, nei quali (servizi? NdR) il contenuto audiovisivo non abbia carattere meramente incidentale“.

 censored

 

In attesa di chiarimenti, sono comprensibili e condivisibili le preoccupazioni di chi vede nel Decreto Romani un ulteriore tentativo di ingabbiare la Rete in lacci, lacciuoli e sanzioni proprie dei media mainframe.

Il provvedimento, dice Marco Pancini, dirigente di Google Italia: “ha una conseguenza importante. Disapplica, di fatto, le norme sul commercio elettronico in base alla quale l’attività dell’hosting service provider, cioè del sito che ospita contenuti generati da terzi, va distinta da quella di un canale tv, che sceglie cosa trasmettere. Significa , distruggere il sistema Internet“.

Protestano, ovviamente, i provider, sui quali graverebbero ulteriori responsabilità e sanzioni, ma è tutta la rete ad essere in subbuglio.

Il vice ministro per le Comunicazioni si schermisce e dice che “è la stessa direttiva comunitaria a definire un servizio di media televisivo quale un servizio la cui finalità principale è la fornitura di programmi al fine di informare, intrattenere o istruire il grande pubblico attraverso reti di comunicazione elettroniche, e nei quali il contenuto audiovisivo non sia meramente incidentale e ne costituisca invece la finalità principale. Ed è la stessa direttiva, cui il decreto legislativo è perfettamente conforme, a puntualizzare che siano assoggettati alle sue regole, tra gli altri servizi, anche i siti Internet purchè contengano in misura prevalente elementi audiovisivi non a titolo puramente accessorio, nonchè il webcasting, ovvero la trasmissione televisiva su Internet“.

Nessuna censura, dunque, per Romani. La libertà di blog e social network non sarebbe inficiata. L’esperienza insegna che è meglio tenere alta la guardia.

Pubblicato da RG

Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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