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Foxconn: la classe operaia va in paradiso con i gadget digitali

Sembrano storie di altri tempi, quando ci s’indignava per i bambini del terzo e quarto mondo, costretti a cucire palloni di calcio e scarpe sportive per dodici, tredici ore al giorno. Ieri palloni e scarpe. Oggi gadget, computer e telefoni cellulari. Sembrano storie eversive – nel giorno in cui tutto il mondo celebra la nuova creatura di Apple iPhone 4 – le proteste contro i ritmi di lavoro bestiali alla Foxconn, una delle aziende in cui le multinazionali (Apple compresa) fanno costruire i loro gioiellini. Così a Hong Kong, oggi, decine di persone hanno manifestato contro la Foxccon, l’impresa nella cui fabbrica di Shenzhen, nel sud della Cina, quattordici lavoratori si sono suicidati dall’ inizio dell’ anno. La fonte è il quotidiano on line South China Morning Post.

”I lavoratori non sono macchine, hanno una dignità”, c’è scritto su uno degli striscioni esposti dai manifestanti davanti all’albergo in cui è in corso la riunione degli azionisti della Foxccon. C’è un cartello anche per Apple, con una mela che sanguina. La scorsa settimana, Steve Jobs aveva difeso Foxconn, dichiarandosi ”preoccupato” per l’ondata di suicidi ma aggiungendo che il suo impianto di Shenzhen ”non è una fabbrica di schiavi”.

"Bloody Apple". La protesta contro Foxconn a Hong Kong

I suicidi, le cui motivazioni non sono state completamente spiegate, si sono verificati mentre proteste contro i bassi salari e le dure condizioni di vita degli operai sono in corso in numerose fabbriche della Cina meridionale, la zona più industrializzata del Paese, nella quale operano molti fornitori di imprese multinazionali. Tra i clienti di Foxconn, ci sono anche Sony, HP, Nokia e Dell Computer.

Gli organizzatori della protesta hanno chiesto a Foxconn – che è di proprietà taiwanese – e alle altre imprese di Taiwan presenti in Cina di alzare i salari e di permettere la creazione di sindacati indipendenti nelle loro fabbriche.

Qualche giorno fa il settimanale cinese Century Weekly aveva scritto: “A Shenzhen 400mila lavoratori poco più che ventenni assemblano componenti elettronici senza sosta per dieci ore al giorno. Per andare in bagno hanno al massimo dieci minuti.  E’ proibito parlare e riposarsi, pena la riduzione dello stipendio già molto basso. Chi sbaglia viene insultato dai superiori e nessuno ha il coraggio di denunciare le difficolta e i soprusi.

“A causa della crisi economica, un operaio a costretto a svolgere lavoro di due”, rileva Century Weekly. Ma il suicidio dei 14 dipendenti della Foxconn, la più grande azienda elettronica del mondo dove si assemblano i prodotti di punta di Apple, Hewlett-Packard e Nokia, nasconde una tragedia anche più grande. “In Cina i lavoratori emigrati in città dalle campagne sono sottoposti a disagi e stress psicofisici insostenibili”, spiega il settimanale, lasciando intendere che le dimensioni della tragedia vanno ben oltre la recente catena di suicidi della Foxconn. “Non possiamo occuparci della psicologia di centinaia di migliaia di persone”, taglia corto un responsabile della fabbrica intervistato dal giornale.

Alla Foxconn la classe operaia va in paradiso, come nel vecchio e indimenticabile film di Elio Petri. Negli anni Settanta Shenzhen era dalle nostre parti.

Gianmaria Volontè alias Lulù, nella Classe operaia va in paradiso di Elio Petri

Gianmaria Volontè alias Lulù, nella Classe operaia va in paradiso di Elio Petri

Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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