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Semplificazioni: banda larga vo’ cercando

In quarantotto case italiane su cento manca l’accesso a Internet a banda larga (o almeno allargata), dice l’ultimo rapporto Eurostat (dicembre 2011, pagina 129). Va meglio a Cipro, Portogallo e Polonia. Nel Bel Paese delle televisioni, la rete è sempre Cenerentola. Negli ultimi vent’anni c’era da pensare ai ripetitori e alle antenne, non alla fibra ottica. Senza infrastrutture adeguate, con le famiglie tagliate fuori dal divario digitale, è impensabile un eGovernment degno di questo nome. Come fanno cittadini e imprese a dialogare online con la Pubblica Amministrazione se la rete è una lumaca? Eppure – dice Fattore Internet sulla base di dati raccolti dal Boston Consulting Group – nel 2010 Internet ha contribuito al PIL italiano con 31,5 miliardi di euro, pari al 2 per cento. Questo dato raddoppierà entro il 2015. In uno scenario conservativo, l’Internet economy rappresenterà cinquantanove miliardi di euro, pari al 4,4 del PIL italiano, con un tasso di crescita annuo del 18 per cento. Per ogni euro di crescita del PIL italiano da qui al 2015, in media 15 centesimi saranno legati ad Internet.

 

 

Tanto per capirci meglio, il Boston Consulting Group ha creato il BCG e-Intensity Index, uno strumento che ha permesso di misurare la disponibilità e l’utilizzo di Internet nelle nazioni che fanno parte dell’OCSE. L’indice generale analizza i seguenti tre aspetti.

Enablement: quanto è disponibile e diffuso il broadband fisso e mobile?

Expenditure: quanto spendono consumatori ed imprese per acquisti e pubblicità online?

Engagement: qual è il livello di attività di imprese, istituzioni e consumatori che usano Internet?

L’indice combina il peso di enablement (50%) con le due misure di utilizzo: expenditure ed engagement (25% ciascuna).

 

Rapporto Eurostat dicembre 2011 - abitazioni connesse alla banda larga

 

La corona se la contendono Danimarca, Corea del Sud e Giappone, tutti e tre con punteggi molto vicini; l’Italia, purtroppo, si posiziona al penultimo posto della classifica, prima della Grecia e con valori simili a quelli di alcuni paesi dell’Est come Polonia, Slovacchia e Ungheria.

Non è soltanto un problema di infrastrutture. Sempre secondo il Boston Consulting Group, “dal lato della domanda  Internet nel passato si è scontrato con alcune resistenze culturali…Pensiamo al rapporto con la Pubblica Amministrazione: nel 2009 solo il 17 per cento degli individui ha interagito con le istituzioni tramite la rete, contro l’84 per cento delle imprese.

Immaginiamo per un attimo che tutti i cittadini siano invogliati a comunicare con la PA solo via Internet, come si vuol fare con il piano “e-Gov 2012”. Diventerebbe automatico vedere il Web come uno strumento nuovo, da utilizzare per tutto, non solo per il pagamento delle tasse, ma anche per la spesa o per gli altri acquisti”.

Le statistiche, i numeri, per quanto li si voglia interpretare, non sono opinioni. Il governo con il decreto Semplificazioni e il ministro dello Sviluppo Corrado Passera  – scrive Vanity Fair – hanno scelto la “cabina di regia”, ma non c’è ancora una strategia.

“In Italia  – sottolinea Massimo Sideri sul Corriere della Sera – è come se avessimo costruito tutti i caselli ma non ci fosse ancora l’autostrada (e, anzi, talvolta si spaccia per autostrada una semplice statale). Come faranno a ritirare i certificati coloro che non hanno accesso al web? Il digital divide non può essere nascosto sotto un tappeto. E forse varrebbe la pena di pensare a una sorta di incentivo per chi si allaccia alla rete dopo averne dati per cambiare l’automobile e gli elettrodomestici”.

A patto, ovviamente, che la rete ci sia, e che non si continui a spacciare per banda larga gli striminziti 2 MB/s che, perlopiù, passa oggi il convento.

 

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Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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