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Parcheggiare l’auto? Roba per ricchi

Digitate su Google la stringa “lite per un parcheggio”. Sorpresi? Ebbene sì, per lasciare l’auto in sosta c’è chi  fa a botte, accoltella o uccide. D’altronde in tutte le grandi città la ricerca del parcheggio è mission impossible.  E andrà sempre peggio, a quanto pare, come racconta il giornalista tedesco Markus Rohwetter in un’inchiesta pubblicata su Die Zeit all’inizio di gennaio. Titolo: Parken nur für Reiche, cioè solo i ricchi potranno parcheggiare.

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“Invece di ridurre drasticamente il traffico locale e convincere le persone a prendere l’autobus, il tram o la metropolitana – si legge sul settimanale tedesco – si sta andando in un’altra direzione: equipaggiare di nuove tecnologie sia gli autoveicoli sia i posteggi cittadini. Tra non molto, infatti, anche le auto e i parcheggi saranno collegati attraverso internet in modo permanente. Tutto questo provocherà il più grande cambiamento mai registrato nell’economia del parcheggio di veicoli dal 1935, cioè da quando a Oklahoma City fu installato il primo parchimetro del mondo. In futuro, grazie ai software, sarà possibile ottimizzare come mai prima d’ora la gestione dei posti auto, ottenendo da queste ambite superfici ancora più vantaggi economici. In poche parole, più soldi.

Parcheggiare sarà decisamente più costoso rispetto ai vecchi metodi impiegati oggi“, spiega a Markus Rohwetter un esperto che, per conto di una multinazionale, sta sviluppando un sistema per il traffico connesso alla rete. Quando la tecnologia avrà trasformato il parcheggio in un bene di lusso, avremo una società classista anche nei garage, dove troverà comodamente posto chi ha più soldi. L’aumento delle tariffe per la sosta è semplicemente la conseguenza di una società di automobilisti che da decenni dipendono troppo dalle quattro ruote. Ora arriva il conto, e non tutti saranno in grado di pagarlo.

A San Francisco è già possibile farsi un’idea di quello che potrebbe succedere. L’amministrazione della città californiana ha dotato di sensori e di cosiddetti parchimetri intelligenti 8.200 posteggi situati all’aperto nelle zone a più alto traffico. Da allora le tariffe variano tra i 25 centesimi e i sei dollari all’ora da luogo a luogo e in diverse fasce orarie: quanto maggiore è la richiesta in un dato momento e in un determinato punto della città, tanto maggiore è la tariffa, che può essere pagata conta carta di credito o con il telefonino. Quando poi ci sono manifestazioni di forte richiamo, come per esempio la parata del gay pride, le tariffe possono raggiungere anche i diciotto dollari all’ora. Con uno smartphone, inoltre, è possibile sapere in qualsiasi momento dove c’è un parcheggio libero e quanto costa.

E questo è solo l’inizio. Le tecnologie digitali permettono di riempire gli ultimi posti liberi, ma non risolvono il problema di fondo: continueranno a esserci troppe auto rispetto ai posteggi disponibili. Di conseguenza le tariffe sono destinate ad aumentare. Se poi in futuro la tecnologia permetterà di prenotare una sosta, potranno nascere un’infinità di nuovi modelli economici con cui scucire soldi agli automobilisti. Gli ultimi posti disponibili nelle zone più richieste, per esempio, potranno essere messi all’asta online (come avviene su eBay), e l’utente potrà essere avvisato dell’opportunità in modo facile e rapido attraverso il computer di bordo. Si potranno applicare, inoltre, le tecniche usate dalle compagnie aeree per assillare i loro passeggeri: pre imbarco in cambio di un sovrapprezzo, zone di sosta riservate, garage sotterranei riservati ai clienti di riguardo o alle grandi aziende che hanno molti veicoli da parcheggiare.

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Collegare in rete gli autoveicoli non è un’idea fantascientifica. L’Audi pubblicizza già il suo servizio internet, Connect, sottolineando che sarà in grado di trovare stazioni di servizio convenienti e parcheggi liberi non appena questi siti saranno registrati in un database. La casa automobilistica di Ingolstadt sta studiando una tecnologia che permetta al computer di bordo di rilevare automaticamente le tariffe dei parchimetri e di pagarle mensilmente.

La Mercedes sta installando sulle sue automobili la tecnologia Car-to-X, che assicura uno scambio costante di informazioni tra l’autoveicolo e l’ambiente circostante. La Bmw, infine, entro il 2015 vuole equipaggiare il 90 per cento delle sue nuove autovetture con tecnologie digitali di comunicazione. Non a caso il digital driving è stato uno dei temi principali dell’ultimo salone internazionale dell’auto di Francoforte sul Meno. Grazie ai sistemi di navigazione e di connettività più avanzati, le automobili stanno diventando dei veri e propri computer su ruote. “Nel 2016 circoleranno sulle strade di tutto il mondo 210 milioni di auto connesse”, annuncia entusiasta Matthias Wissmann, presidente della federazione dell’industria automobilistica tedesca.

Anche l’asfalto sarà dotato delle stesse tecnologie. Aziende come la statunitense Streetline e la scozzese Smart Parking hanno lanciato sul mercato dei sensori per la pavimentazione stradale che rilevano e segnalano se sulla superficie è parcheggiato un veicolo. Il collegamento online tra i sensori, le app degli smartphone e i sistemi di navigazione satellitare permetteranno agli automobilisti di individuare il più vicino parcheggio disponibile e di raggiungerlo rapidamente.

Un’azienda tedesca, la Schlauerparken, vuole installare dei sensori sui lampioni o sulle pareti esterne delle case per ottenere in tempo reale una scansione completa di segmenti stradali e vedere dov’è possibile parcheggiare una piccola Smart e dove invece c’è lo spazio sufficiente per un’ingombrante Porsche Cayenne. Queste tecnologie offrono anche la possibilità di registrare la durata della sosta, di far pagare fino all’ultimo secondo e di denunciare alle forze dell’ordine chi ha occupato abusivamente lo spazio, il tutto in modo completamente automatico.

Le amministrazioni comunali, quasi ovunque alle prese con ristrettezze finanziarie, possono quindi rallegrarsi. D’altronde, che in tema di tariffe del parcheggio ci sia ancora margine per gli aumenti lo dimostrano le strade congestionate dei centri cittadini. Secondo l’Adac, l’Automobil club tedesco, ad Amburgo e a Colonia le automobili in circolazione sono il 29 per cento in più rispetto agli anni ottanta, e a Monaco di Baviera il 38 per cento in più. Inoltre, non si capisce perché l’affollamento delle grandi città deve far aumentare vertiginosamente gli affitti degli appartamenti, ma lasciare invariate le tariffe dei parcheggi che, in fin dei conti, sono un alloggio a breve termine per l’auto, quindi è normale che abbiano il loro prezzo. L’estate scorsa a Boston una donna ha comprato due posti in centro per più di 250mila dollari. E non era neanche il prezzo più alto mai pagato.

La nuova economia del parcheggio poggia su tre aspetti. Il primo è che le tariffe devono variare in tempo reale per adattarsi alla domanda. L’idea originaria era venuta già negli anni sessanta a William Vickrey, premio Nobel per l’economia nel 1996. All’epoca, però, mancavano le tecnologie sperimentate oggi a San Francisco e in altre metropoli statunitensi. Il secondo aspetto è la possibilità di prenotare il posto: esistono già delle app per smartphone che permettono di individuare quello libero più vicino, ma di solito, anche se è a due strade di distanza, è già occupato quando l’automobilista lo raggiunge.

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Quindi il nuovo sistema ha un senso solo se permette di prenotare i parcheggi. Attualmente e difficile farlo con quelli su strada: in fin dei conti si tratta di impedire ad altri automobilisti di occupare il posto che vorremmo occupare. È già possibile, invece, nei parcheggi multipiano. L’Apcoa, un’azienda che ne gestisce molti in tutta Europa e amministra circa 1,3 milioni di posti auto, offre la possibilità di prenotare un posto per l’auto in diversi aeroporti della Germania. Naturalmente con tariffe speciali e sconti per chi prenota prima o paga in anticipo. Le cose si complicano se il cliente annulla il viaggio aereo e di conseguenza non ha più bisogno del parcheggio. In questo caso l’Apcoa consiglia un’assicurazione che copra i costi dell’annullamento della prenotazione. Insomma, gli automobilisti rimpiangeranno i bei tempi in cui prima di uscire dal posteggio si doveva semplicemente passare dalla cassa automatica e infilarci dentro qualche monetina.

Il terzo aspetto dell’economia del parcheggio promette di diventare davvero interessante: le imprese della Silicon valley, di Berlino e di altri luoghi studiano attentamente il traffico per capire come trasformare il parcheggio in “un’esperienza” completamente nuova, anche se non si sa ancora se quest’esperienza lascerà agli automobilisti un ricordo brutto o bello. A Istanbul, per esempio, la società di gestione dei parcheggi comunali ha pensato a dei garage galleggianti: gli autoveicoli sarebbero cioè parcheggiati su una fila di traghetti fuori servizio e riconvertiti, che saranno ormeggiati sul Bosforo. Per rendere più piacevole “l’esperienza”, a bordo ci sarebbero caffè, zone di riposo e gallerie d’arte.

C’è poi un’idea tutta tedesca: aprire stazioni di rifornimento e autolavaggi nei grandi parcheggi stradali e in quelli multipiano. Chi non si limita a parcheggiare l’auto, ma desidera anche lavarla o fare il pieno, ottiene uno sconto sulla tariffa. In questo caso, però, il carburante costerà un po’ di più. Del resto, la comodità è da sempre un lusso.

Altre idee sono già realtà, ricorda Markus Rohwetter nel suo reportage per Die Zeit. Nei parcheggi aeroportuali dell’Apcoa la sosta è più cara se dura di meno. Al parcheggio dell’aeroporto di Stoccarda una settimana costa, in base alla tariffa scelta, tra i 50 e i 120 euro: il prezzo dipende, tra l’altro, dal fatto che il cliente accetti di impiegare dieci minuti o solo due per andare a piedi fino al terminal. Ma i clienti che prenotano online devono comunque versare tre euro in più “per il servizio”. Chissà poi perché. È complicato? Certo. Ma far pagare un vantaggio come la vicinanza all’uscita è un’idea facilmente applicabile anche a molti parcheggi stradali nei centri delle città.

Insomma, i gestori di parcheggi hanno molto da imparare dagli aeroporti, perché le compagnie aeree sono brave a sfruttare gli spazi ristretti. D’altronde, la sosta collegata in rete ha molto in comune con l’assegnazione del posto negli aerei. Compreso il fattore nervi. Da tempo, ormai, su molti voli low costi posti vicino alle uscite o con più spazio per le gambe sono più cari. Inoltre, chi è disposto a pagare può salire a bordo in tutta calma, senza fare la fila, mentre gli altri passeggeri si contendono i posti restanti, e chi sceglie di non pagare il posto a sedere, in caso di overbooking sarà il primo a restare a terra.

Ebbene, non è irrealistico pensare che qualcosa di simile possa accadere anche nell’industria automobilistica o nella gestione dei parcheggi. La Daimler, per esempio, un anno fa ha comprato una quota nell’azienda statunitense Gotta Park, che vende prenotazioni online in otto grandi città degli Stati Uniti. Le due aziende vogliono sviluppare insieme delle “soluzioni di posteggio intelligenti”. Cosa significa? Per esempio, sarebbe intelligente promettere a chi compra una Mercedes classe S da ottantamila euro che avrà per sempre a disposizione un parcheggio riservato, e nella posizione migliore, anche quando per tutti gli altri il multipiano fosse ufficialmente esaurito. È solo un’idea, e finora non ci sono indizi che la Daimler ci stia lavorando. Ma di certo il tipico cliente ricco gradirebbe molto questa possibilità.

L’esperienza delle linee aeree dimostra quanto possano essere riconoscenti, se opportunamente coccolati, i clienti “scelti”. Non appena raggiungono l’ambito status da carta oro, platino, diamante o chissà che altro, sono disposti a tutto o quasi per conservarne i privilegi.

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Le grandi multinazionali conoscono bene il fenomeno: se un frequent flyer, abituato alla business class, capisce che rischia di perdere i suoi privilegi, spunta subito un appuntamento importante a New York o a Tokyo di cui deve assolutamente approfittare se vuol continuare ad appartenere alla clientela selezionata.

La ricerca del parcheggio, comunque, non è solo un fenomeno economico, ma anche psicologico. Salire in auto, vagare per le strade in preda alla disperazione, tenere duro e finalmente trovare un posticino: è come un far west dove la spunta il più veloce o il più scaltro e non chi ha il portafogli più gonfio o l’auto più potente. A ognuno la sua chance.

L’aspetto sgradevole sono le liti per il parcheggio, ma ce n’è anche uno piacevole: è la gioia segreta della vittoria. Per esempio quando chi guida un’utilitaria arrugginita soffia l’ultimo posto auto a chi è al volante di un lussuoso SUV che è incastrato nella curva di un angusto vicolo del centro. O quando l’automobilista di una grande città scopre dalle parti di casa sua un angoletto nascosto sfuggito a tutti gli altri. Oppure quando si paga un’ora sola di parcheggio e per tutta la giornata non passa neanche un vigile. È il trionfo del quotidiano, la fortuna insperata, un briciolo di giustizia distributiva che compensa il proprietario di un’auto di piccola cilindrata per l’incubo giornaliero della caccia al parcheggio.

Ma questo è destinato a sparire nell’era dell’autoveicolo completamente sorvegliato, accompagnato in modo permanente ma invisibile dal collegamento radio mobile, dal GPS e dai sensori che individuano il parcheggio disponibile. Naturalmente il cammino non è privo di ostacoli. Sotto il profilo tecnico è una sfida rendere possibile la prenotazione in modo da aggiudicarsi in un istante il posto libero.

Per giunta, in Germania quello dei parcheggi è un paesaggio frammentato: se le amministrazioni comunali, le imprese e i privati non si mettono d’accordo su standard elettronici omogenei, tutto rischia di restare molto complicato. Poi ci sono i commercianti, che protestano perché non vogliono veder scappare i clienti per colpa dei posteggi troppo cari. E i pendolari, che rifiutano di prendere l’autobus, oltre a tutte quelle persone  – disabili, genitori con bambini e proprietari di auto elettriche – a cui la società riconosce il diritto a una sosta riservata.

Comunque i gestori di parcheggi commerciali privati non sono i soli a voler far crescere le loro entrate. Gli analisti della Ernst&Young hanno scoperto che anche un’amministrazione comunale su quattro vorrebbe aumentare le tariffe per la sosta in modo da ridurre i suoi debiti. Non è certo una sorpresa. Alla fine tutti vogliono la stessa cosa: più soldi“.

Fonte: Markus Rohwetter, Die Zeit  (la traduzione in italiano è stata curata da Internazionale)

Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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