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I rifiuti organici? In lavatrice, a fare compost e biogas

Che fare dei rifiuti organici, dell’umido, per intenderci? Mettiamoli in lavatrice. Così fanno le settantacinque famiglie siciliane già coinvolte nella seconda fase di sperimentazione della compostiera casalinga NOWASTE. Il test con il prototipo della “lavarifiuti” è in corso nei comuni di Gaggi, Castelmola e Melilli e, a regime, dovrebbe interessare mille famiglie. Il Progetto N.O.WA.S.T.E. (New Organic Waste Sustainable Treatment Engine) è un’iniziativa dell’Istituto di Ricerca, Sviluppo e Sperimentazione sull’Ambiente ed il Territorio (IRSSAT) di Misterbianco (Catania). Ha una durata complessiva di 40 mesi ed è realizzato con il contributo della Commissione Europea (1.058.631 euro).

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NOWASTE, dicono i promotori del progetto, è un piccolo robot elettrodomestico in grado di triturare i rifiuti organici domestici e agevolarne la trasformazione in pre-compost. Produce pre-compost anche all’interno degli appartamenti; compatta l’umido; blocca i cattivi odori; separa l’umido dai liquidi; è autopulente; non immette materiali negli scarichi  fognari; riduce l’impronta ecologica; abbassa drasticamente i costi di raccolta e conferimento; trasforma i rifiuti in risorsa. La macchina è dotata di un vano con apertura dall’alto, in cui vengono inseriti i rifiuti organici. Si aggiungono gli enzimi  forniti in dotazione. Il ciclo di triturazione e conversione in compost si avvia dai pulsanti sul display. La macchina attiva la fermentazione anaerobica in totale sicurezza.

La prima versione del prototipo ha le dimensioni standard di 30 cm (pannello frontale), 60 cm di profondità e 80 cm di altezza. Le misure ridotte, meno della metà di una lavastoviglie, consentono al momento di integrare il prototipo in ambito domestico affiancandolo a qualsiasi cucina componibile. Profondità e altezza corrispondono alle dimensioni standard del piano cottura. In seguito si tenterà di ridurre ulteriormente l’ingombro per realizzare un nuovo modello ad incasso.

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L’IRSSAT ha già ottenuto dall’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi – Ministero dello Sviluppo Economico – la registrazione del brevetto per il prototipo NOWASTE (compostiera domestica anaerobica da cucina). La seconda fase del processo prevede il ritiro del prodotto – ogni 10/15 giorni – per essere destinato alla produzione di biogas e compost.

Il gas così generato può essere utilizzato come fonte energetica primaria, o subire una ulteriore trasformazione in energia elettrica. Il residuo finale del processo, sarà comunque un compost di alta qualità, ottimo come biofertilizzante in agricoltura. “Il nostro obiettivo è arrivare ad una gestione dei rifiuti a km zero, facendo in modo che ogni comunità ne tragga anche il ricavo energetico”, dice il presidente dell’IRSSAT, Giuseppe Lo Bianco.

La nuova compostiera prodotta su scala “dovrebbe costare sui 250 euro, ma alle famiglie potrebbe essere data in comodato d’uso dalla Pubblica Amministrazione, che non portando l’organico in discarica si libera di costi”, aggiunge Lo Bianco.

Le ricerche dell’istituto siciliano hanno permesso di appurare che se il robot N.O.WA.S.T.E. fosse utilizzato da una comunità di dieci-quindicimila persone, la resa in termini di produzione di energia elettrica supererebbe il valore di 70/100 mila euro/anno, alle attuali tariffe degli enti di gestione in Italia.

Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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