Il Blog sta subendo alcuni interventi di manutenzione e aggiornamento, pertanto nei prossimi giorni si potrebbero riscontrare rallentamenti o malfunzionamenti.Ci scusiamo per il disagio.

Una class action per il teatro Petruzzelli di Bari (settima parte)

C’ è una nuova – clamorosa –  iniziativa degli avvocati baresi che hanno promosso la class action procedimentale per rivendicare la proprietà pubblica del teatro Petruzzelli di Bari. I legali Luigi Paccione e Alessio Carlucci – scrive l’Ansa –  gia’ promotori di una class action procedimentale contro un presunto “torto di massa a carico dei contribuenti italiani” nella ricostruzione del teatro Petruzzelli, hanno notificato un atto stragiudiziale di diffida al ministro dei Beni e Attivita’ culturali, Sandro Bondi, al sindaco di Bari, Michele Emiliano, e alla fondazione lirico-sinfonica Petruzzelli e Teatri di Bari.

L’obiettivo, scrivono i due legali, e’ di chiarire la loro tesi secondo cui la proprieta’ del teatro e’ gia’ pubblica e di sollecitare “opportune verifiche sulla legalita’ delle opere di ricostruzione per le quali i contribuenti italiani hanno sostenuto e a tutt’oggi sostengono ingenti spese”. La diffida e’ stata notificata, per conoscenza, anche alla Regione Puglia e alla Provincia di Bari. Le verifiche richieste nella diffida riguardano sia la legittimita’ e legalita’ delle opere edili realizzate, sia la provenienza e l’entita’ dei soldi spesi, in gran parte pubblici, su un bene che si considerava di proprieta’ privata.

La class action procedimentale e’ stata avviata il 6 novembre 2008 e finora ha raccolto circa 500 adesioni.

Ecco il documento integrale, di quarantotto pagine: Class_Action_Petruzzelli_Diffida_Gennaio_2009


Twitter: @pinobruno

Pubblicato da Pino Bruno

  • Pingback: Caro Bing, il teatro Petruzzelli non è lì dove lo indichi | Video Folli()

  • marisa

    Il Comitato contro sprechi e privilegi ha ribadito più volte, inviando lettere al sindaco di Bari e agli organi di informazione, che il protocollo d'intesa del 2002 firmato dalle istituzioni pubbliche con gli eredi del Petruzzelli, è una truffa a danno di noi cittadini. I pubblici firmatari di quell'accordo scandaloso ,penalizzante per i contribuenti e regalo immeritato per i privati eredi, avrebbero dovuto essere interdetti dalle cariche pubbliche per incapacità di intendere e di volere.Stiamo preparando un pubblico dibattito su questo argomento per far conoscere i documenti di questa incredibili vicenda.Invitiamo a sostenere e sottoscrivere l'azione procedimentale ( class action).Abbiamo già raccolto numerose firme inviate al Ministro dei beni culturali, al sindaco diBari e al presidente della fondazione Petruzzelli. Per collaborare a realizzare dibattito e ricevere nostri documenti su questo argomento scrivere a : [email protected]

  • Pingback: Una class action per il teatro Petruzzelli di Bari (ottava parte e riepilogo)()

  • @ Nicola Desimini

    Gentile Nicola, comincio anch'io – come lei – ad avere opinioni che non condivido…avrei costruito un teatro bello, nuovo, moderno, avveniristico, unico al mondo, semmai sul terreno di punta Perotti. Il Petruzzelli meriterebbe di trasformarsi in sala bingo, parcheggio multipiano, shopping center…

  • nicola desimini

    allo scadere del terzo anno dall'incendio l'avrei recintato, demolito e ricostruito con criteri di assoluta modernità, previo concorso internzaionale di progettazione ad inviti dei più importanti architetti del mondo. ma questo è fantascienza per una città come bari. credo ormai sia troppo tardi anche perche dalle notizie dei giornali al ministro, al sindaco alla fondazione ed ai presunti proprietari non importa proprio nulla dell'atto stragiudiziale. a questo punto devo proprio augurarmi che crolli domani mattina.

  • giuseppe d.f.

    l'ultimo articolo di nicola signorile risalta un aspetto della diffida sinora ignorato e cioè quello architettonico.
    limitarsi ad una riproduzione fedele del vecchio teatro, senza dare spazio ad un concorso di idee -dove magari potevano confrontarsi giovani architetti ed ingegneri- che coinvolgesse anche l'intera cittadinanza, è sembrato un atto dovuto, quasi a memoria "dei bei tempi andati…"!
    sarebbe positivo, credo, avere un'opinione di qualche "tecnico"!
    si aprirebbe un nuovo dibattito che gioverebbe all'intera iniziativa "class action procedimentale" e che sarebbe un ennesimo segno di sensibilità e di risveglio della città.

  • Ciccio S.

    A quanto pare il sindaco Emiliano ha deciso di alzare bandiera bianca e di arrendersi alla proprietà privata:

    La Fondazione Petruzzelli è pronta a prendere in consegna il teatro in esecuzione di quanto stabilito con il protocollo d’intesa firmato da Comune, Provincia e Regione con i proprietari nel 2002.
    L’intesa fissava, tra l'altro, il versamento da parte della Fondazione alla proprietà di un canone annuo di 500.000 euro per 40 anni, al termine dei quali il teatro tornerà nella piena disponibilità dei proprietari.

    La decisione è stata presa oggi dal Consiglio di amministrazione della Fondazione riunitosi alla vigilia del tavolo tecnico che si riunirà domani pomeriggio a Roma al ministero dei Beni culturali per dirimere la complessa vicenda della gestione del teatro e sbloccarne la riapertura. Il Cda, su richiesta del sindaco Michele Emiliano, che è presidente della Fondazione – riferisce una nota del Comune – ha autorizzato lo stesso Emiliano «a ricevere in consegna il teatro Petruzzelli, in esecuzione del protocollo d’intesa del 2002».
    «Il cda – ha detto Emiliano – in questa maniera si è posto nelle condizioni di presentare al ministro Bondi una situazione definita dal punto di vista giuridico e gestionale». «La Fondazione – precisa ancora – è pronta a far funzionare immediatamente e per sempre il Teatro Petruzzelli, a custodirlo, a curarne la manutenzione ordinaria, a stipulare il contratto di assicurazione e a versare alla famiglia proprietaria il canone pattuito».

    14/1/2009

  • Mario Colapinto

    Vi segnalo l'interessante articolo, a firma Nicola Signorile, pubblicato oggi sulla Gazzetta del Mezzogiorno. Copio e incollo per voi:

    PIAZZA GRANDE

    Petruzzelli: è «class action» anche sul progetto

    Luigi Paccione: ipotecato il futuro architettonico della città

    di NICOLA SIGNORILE

    La carta bollata si addice all’ar – chitettura. Rimarrà sorpreso chi pensa che, nella intricatissima vicenda del teatro Petruzzelli, l’architettura abbia un interesse marginale rispetto alle questioni legali, alle tensioni politiche, alle ragioni economiche. E naturalmente ai fabbisogni della retorica populista del «teatro dell’anima dei baresi». Rimarrà sorpreso a scoprire che alle scelte in fatto di architettura è dedicato un intero capitolo dell’«atto stragiudiziale di diffida e di messa in mora» che i promotori della class action- gli avvocati Luigi Paccione e Alessio Carlucci – hanno fatto notificare nei giorni scorsi al ministro per i Beni culturali Sandro Bondi e a Michele Emiliano, nella duplice veste di sindaco di Bari e di presidente della Fondazione lirico-sinfonica Petruzzelli e teatri di Bari.
    Partendo dal presupposto che il teatro Petruzzelli è un bene pubblico poiché la convenzione sottoscritta nel 1896 tra il Comune di Bari e il signor Antonio Petruzzelli sarebbe «giuridicamente inesistente e nullo di diritto», i legali della class action contestano il fatto che gli eredi Messeni Nemagna ritenendosi proprietari, conferirono privatamente nel 1993 ad un pool di professionisti l’in – carico per la progettazione delle opere di ricostruzione del teatro. Un progetto che poi condizionò il successivo, effettivamente realizzato.
    Nell’ambito di questa rubrica è di particolare interesse il contenuto di un paio di paragrafi del quarto capitolo. Dove sui legge: «La progettazione redatta alle soglie del ventunesimo secolo dai professionisti di fiducia delle eredi Petruzzelli ipotecò di fatto il futuro estetico e funzionale del centro urbano della città di Bari, realizzando un consapevole calco delle vecchie e superate forme del Teatro ottocentesco andato distrutto».
    L’opinione che si tratti di un «falso» – già sostenuta in questa rubrica e peraltro pressoché in solitudine a cospetto del coro di commossi stupori per lo «splendido» teatro ricostruito – trova ora una inattesa conferma fra le pagine di un atto di diffida. Nelle quali si legge ancora: «Fu così sottratta alla Città di Bari e ai contribuenti italiani la stessa possibilità di concepire un’architettura post-moderna proiettata nel nuovo millennio e soprattutto fu cancellato il diritto dei baresi di ricostruire un Teatro capace di accogliere soluzioni tecnologiche di avanguardia, sull’esempio della Torre Scenica realizzata nel Teatro del Liceu di Barcellona, o anche nel Teatro alla Scala di Milano, che consente l’alternarsi contemporaneo di più palcoscenici e potenzia le capacità di produzione di spettacoli nel corso delle stagioni artistiche».
    Al di là del termine «architettura post-moderna» che evidentemente si riferisce ad una generica attualità del liguaggio archiettonico e non all’estetica del postmodernismo, peraltro abbondantemente esautritasi negli anni ‘90, la notazione dei legali Paccione e Carlucci è significativa. Dovrebbero riflettere su queste considerazioni soprattutto i tecnici della Soprintendenza che subito sposarono l’ideologia della ricostruzione «com’era e dov’era» salvo poi riconoscere che non di un restauro si è trattato nel caso del Petruzzelli, ma di una ricostruzione imitativa. Anzi di una «nuova costruzione»» si tratta, secondo l’argomen – tazione dei promotori della class action, e «come tale – si legge nel loro documento – soggiacente alle previsioni (rimaste inosservate) del Piano Regolatore Generale della Città di Bari: si rinvia alla pacifica giurisprudenza amministrativa sul punto della differenza tra “ristrut – turazione” e “nuova costruzione” (…)». Perciò i Messeni Nemagna «avevano l’obbligo giuridico – scrivono ancora – di munirsi di un nuovo atto di concessione di suolo pubblico comunale con costituzione di nuovo diritto di superficie. Ciò che non avvenne!».

  • mario c.

    certo, non mi sembra un atto 'ideologico' contro la giunta Emiliano, che sulla vicenda Petruzzelli ha detto tutto e il contrario di tutto. un giorno il sindaco ha tuonato contro ministero e presunta proprietà privata, il giorno successivo ha fatto marcia indietro, riconoscendo come legittimo l'accordo del 2002. poi tutti hanno fatto ammoina sulla riapertura del 6. temo he ciò non sia stato e sia casuale. il timore di tutti é che i cittadini facciano rispettare i loro diritti al di fuori delle logiche vischiose e ambigue della politica locale

  • S. Massari

    La diffida Paccione/Carlucci mi fertilizza queste tre riflessioni.
    1 – Gli autori si sono "fermati" a ripensare l'intera vicenda, e a studiarla. Il testo della diffida è una straordinaria pagina di storia cittadina, italiana. Lo prendo come un esempio di lavoro civico, cioé di lavoro per la rinascita senza gridare. La rinascita di cui parlo trascende ovviamente la vicenda Petruzzelli: si tratta della ricostituzione della capacità di governo della cosa pubblica che è stata minata intimamente dalla montata di destra nella società italiana.

    2 – Questa iniziativa è solo apparentemente, e solo per necessità, un atto contro la giunta Emiliano. La giunta può – deve – capire che questo è un aiuto a rafforzare una politica di sinistra dalla parte delle persone, e fornisce gli argomenti per le opportune correzioni di rotta.

    3 – Gli anni che hanno visto adottare gli atti sui quali Paccione/Carlucci versano il loro vetriolo sono stati gli anni nei quali il veleno dell'ideologia anti-pubblica, antistatale e infine anti-politica ha permeato ogni strato della nostra società. Anche a sinistra. In fondo la ricostruzione contenuta nella diffida non è che un disvelamento: rimette sotto gli occhi di tutti alcuni semplici fatti che nell'agire politico di quegli anni, perfino nell'agire amministrativo della sinistra, non riuscivano più a farsi vedere, oscurati dalla propaganda liberista. Scattavano automatismi nel dibattico pubblico, nei ragionamenti, nelle conversazioni private, tali da rendere normale, quasi obbligatorio, che il bene pubblico recedesse e soccombesse non appena possibile, in ogni occasione, in ogni circostanza. Paccione/Carlucci dicono che il re è nudo, che il terreno è del Comune, che i soldi per ricostruire li abbiamo messi noi con le nostre tasse, che la fondazione così com'è è un trabiccolo, che continuiamo a dare per scontati dei prodotti ideologici e a chiudere gli occhi sui fatti. Non sarà che questo sguardo rialzato sul bene comune può segnare un punto di svolta delle coscienze nella palude italiana?

  • Mario Colapinto

    …pensavo di trovare oggi su qualche giornale cittadino una presa di posizione, una nota, una risposta, un chiarimento sulla diffida e sulla class action. Nulla. Si preferisce il silenzio, vedo.

  • Giovanni C.

    …è che i cittadini si sono spesi tutti dietro quella cavolata della riapertura a tutti i costi il 6 dicembre. Persa la battaglia (ma ne valeva la pena?), sono rifluiti, stanchi e scoraggiati. Adesso servirebbero nuove energie, per evitare che la class action procedimentale e le altre azioni promosse dal gruppo che ruota intorno ai tre legali baresi, finisca nel dimenticatoio. Purtroppo, a giudicare dall'atteggiamento dei quotidiani locali (unica eccezione la Gazzetta), non c'è da stare molto allegri. Coraggio, meglio vivere un giorno da cittadini che 364 da sudditi!

  • g.dellefoglie

    Non servono casse di risonanza politiche, snaturerebbero l'iniziativa che è frutto di cittadinanza sociale ed attiva!
    La genuinità ed originalità della class action procedimentale va rafforzata semplicemente unendo al coraggio dei promotori la forza e la voce dell'intera collettività.

  • Francesco C.

    …ho letto l'articolo sulla Gazzetta del Mezzogiorno. Lo propongo agli altri frequentatori del blog:

    LA CLASS ACTION DOPO L’ESPOSTO ALLA PROCURA, UN NUOVO ATTO DELL’AZIONE LEGALE PROMOSSA DA 400 CITTADINI

    «Quel teatro è già bene pubblico» una diffida a Bondi e a Emiliano

    NICOLA SIGNORILE

    • Diffidati. Sia il ministro per i Beni culturali, Sandro Bondi, sia Michele Emiliano nel duplice ruolo di sindaco di Bari e di presidente della Fondazione lirico-sinfonica Petruzzelli e Teatri di Bari, sono stati diffidati dai promotori della «class action procedurale». Gli avvocati Luigi Paccione e Alessio Carlucci hanno consegnato all’ufficiale giudiziario cinquanta pagine dattiloscritte, perché le notifichi alle tre istituzioni destinatarie.
    Dopo «l’atto di significazione di messa in mora» formalizzato lo scorso 6 novembre, e dopo l’espsto presentato alla Procura della Repubblica, questo è il terzo atto della inedita azione legale di massa sostenuta da quasi quattrocento firmatari, per i quali il teatro Petruzzelli è da considerarsi già ora di proprietà pubblica. Tesi ovviamente rigettata dai Messeni Nemagna e dai loro legali che rivendicano la legittimità dei contributi dello Stato alla ricostruzione. «Siamo stati costretti a farlo», spiega l’avvocato Paccione. «Con l’ambizione di ottenere immediati riscontri dalle pubbliche amministrazioni, abbiamo invece assistito ad un silenzio desolante. Abbiamo avvertito – rincara la dose il legale – un ostracismo carsico che si è tradotto in completa assenza di interlocutori. Quegli stessi che fanno della partecipazione il loro cavallo di battaglia hanno ignorato il segnale che viene dalla cittadinanza sociale».
    Non succede tutti i giorni che un ministro della Repubblica venga diffidato ad interrompere e sanare un presunto danno collettivo, qual è quello che i cittadini italiani avrebbero patito per la ricostruzione – interamente con denaro pubblico – di un immobile privato: il teatro distrutto dall’in – cendio di 17 anni fa. Non è escluso che la diffida possa intrecciarsi con l’esposto alla procura: sarà impossibile – sostiene Paccione che qualcuno dica domani «non sapevo, non immaginavo come stessero le cose».
    Per la «Class action procedimentale» i teatro Petruzzelli «è già pubblico» – tra gli altri numerosi motivi elencati nel coprosio fascicolo – perché «giuridicamente inesistente o nullo di diritto» è il contratto stipulato nel 1896 tra il comune e Antonio Petruzzelli per costruire il teatro su un suolo pubblico, allora nominata piazza Cavour. «Ma nessuna legge speciale del tempo – si legge nell’atto di diffida – consentiva al Comune di Bari di rilasciare (…) concessione di occupazione gratuita e in perpetuo di incommerciabile bene d’uso pubblico (…) con costituzione di gratuito e perpetuo diritto superficiario in favore di privato». E se pure la si volesse considerare una concessione per 99 anni – sostengono i legali – il tempo massimo sarebbe ormai scaduto.

  • C. Catacchio

    ….già, assordante silenzio. Oggi La Repubblica Bari ignora del tutto la nuova iniziativa degli avvocati baresi; il Corriere del Mezzogiorno pubblica una scarna notizia. Solo La Gazzetta del Mezzogiorno ci informa, con un articolo di Signorile. Per fortuna non c'è più il minculpop…..

  • Saverio Damiani

    queste iniziative concrete stanno dimostrando che "il re è nudo". Siamo andati avanti per settimane sul falso problema "apriamo il 6 dicembre", sprecando le nostre energie, mentre il nodo vero è sempre stato quello della proprietà.

    Le manifestazioni di facciata hanno soltanto irrobustito i presunti proprietari privati, che adesso alzano ancora di più la voce e pretendono i danni perchè la ricostruzione ha fatto venir meno i locali del parrucchiere, dell'autolavaggio, del bar e di non so che altro.

    Il fatto è uno solo: il teatro non è stato ricostruito nei tempi previsti dagli accordi dell'800. Gli accordi del 2002 sono nulli, ergo il teatro è dei cittadini.

  • Franco Cortesi

    ciao achille, non so, mi lascia perplesso. Tutte le volte che i partiti hanno cercato di cavalcare iniziative di cittadinanza attiva, si sono mossi come ippopotami in negozi di cristalli. Credo che gli interessi in gioco siano tali e tanti da consigliare che i partiti stiano alla larga. A Bari la campagna elettorale è ormai in pieno svolgimento e questa vicenda del Petruzzelli è un fastidio per tutti. Perchè in questi anni partiti e istituzioni hanno ignorato/tollerato/sottovalutato gli effetti delle loro azioni scellerate?

  • Damiano Colazzo

    Caro dottore, le invio, di seguito, la mia lettera pubblicata in parte sulla Gazzetta del Mezzogiorno del 27.12.2008. Non posso che complimentarmi con lo spazio che sta offrendo all'iniziativa della class action sul Petruzzelli, sostituendosi in parte all'assordante silenzio della stampa locale che sempre più viene meno alla sua mission di dar voce alle idee della gente.

    "La fisionomia delle città moderne è andata progressivamente mutando nel corso dei tempi. Dalle città-stato siamo passati ai comuni e quindi alle città diffuse. La conseguenza diretta è stata la perdita progressiva di identità, per cui oggi, almeno nel mondo occidentale, le grandi metropoli tendono ad assomigliarsi tutte. L’aspetto più grave di questa omogenizzazione è che le città non esprimono più istanze autonome, aspettative che sono peculiari di una determinata comunità e ne rispecchiano la storia e i costumi, ma al contrario, sono divenute semplici contenitori di fermenti culturali che provengono da un “altrove”. Tutta la grammatica culturale di una città, lungi dal rappresentare le istanze di una collettività, il cui soddisfacimento crea le premesse di una crescita civile e democratica, viene declinata da altri, in un mondo esterno, e assorbita passivamente, creando una serie di bisogni indotti che non creano felicità e non cementano il vivere comune.
    Ben venga, in questo panorama, e laddove la norma di legge lo consenta, l’iniziativa di chi vuole rivendicare la proprietà pubblica di un teatro che rappresenta la storia di una città. La strategia adoperata, quella della class action, raccoglie sentimenti e istanze di cittadini che da soli non avrebbero voce, perché pressati da spazi di democrazia sempre più ristretti, mentre la volontà di rivendicare diritti comuni diviene sempre più pressante. Al di là di qualunque giudizio di merito, questa iniziativa non può fare che bene alla vita partecipativa e democratica della nostra città, sempre più annichilita nella sua passiva accettazione delle altrui decisioni."

  • achille

    considerata l'indolenza dei politici e l'insipienza della pubblica amministrazione, credo che allo stato delle cose le uniche forze politiche in grado di fare la voce grossa sull'affaire Petruzzelli siano la Lega Nord e l'Italia dei Valori. Perchè non tentare di coinvolgerle? La Class action potrebbe avere così una cassa di risonanza a livello nazionale.

  • giuseppe d.f.

    L'iniziativa della class action procedimentale, oltre ad essere un atto di civiltà e di grande senso di responsabilità, scuote dal torpore le pubbliche amministrazioni su una vicenda che coinvolge l'intera collettività!
    Dopo aver letto il testo della diffida ancor di più sono convinto sulla necessità di intervenire attivamente nel dibattito sulla proprietà pubblica del Teatro barese: è uno splendido esempio di cittadinanza attiva!
    Avanti, con determinazione!
    giuseppe

Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

Alcune delle mie Pubblicazioni
Stay in Touch

Sono presente anche sui seguenti social networks :

Calendario
gennaio: 2009
L M M G V S D
« Dic   Feb »
 1234
567891011
12131415161718
19202122232425
262728293031