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Twitter, l’Iran e i limiti della rivoluzione in diretta

iran-e-twitterL’euforia della rivoluzione in diretta, grazie a Twitter e YouTube, rischia di farci perdere di vista l’altra faccia della medaglia del dramma iraniano. Sulla webzine francese Rue 89, Pierre Haski cita ad esempio la dichiarazione del primo ministro Gordon Brown. Grazie a Twitter, a internet e all’immediata diffusione delle notizie – ha detto in sintesi il premier britannico – non potranno più esserci massacri al buio, come quelli del 1994 in Ruanda.

Illusione condivisa da molti osservatori, scrive Haski, che sull’argomento sembra scettico. “Teheran non è ancora Tienanmen – osserva il giornalista –  ma proprio come in Cina venti anni fa, la presenza delle telecamere della CNN non ha impedito il massacro, l’esistenza di Twitter oggi non è sufficiente a neautralizzare un regime determinato a mantenere il controllo delle strade.

Twitter e  le reti sociali – aggiunge Haski – certamente giocano un ruolo importante nello scenario iraniano, ma Gordon Brown sbaglia a diffondere l’illusione che sia sufficente fare molto rumore su Twitter per suscitare un intervento internazionale e salvare le vittime del potere iraniano.

L’illusione potrebbe essere fatale”, conclude Haski.

Non è tesi peregrina. In questi giorni i media tradizionali, sconfitti a Teheran dalla ferrea censura del regime, esaltano Twitter & C. , ma l’atteggiamento sembra più di colore che di sostanza.

Appena si spegneranno i riflettori mediatici sull’Iran, per passare ad altri eventi,  i giovani continueranno ad essere massacrati e la solidarietà continuerà solo sulla rete.

Anche questa illustrazione è presa in prestito da Political Graffiti. E’ stata realizzata da un cartoonist iraniano. Grazie!


Twitter: @pinobruno

Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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