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La banda (larga) non suona il rock

Non è larga, questa banda, ma disarmonica e stonata. Non suona il rock. Piuttosto un melenso liscio romagnolo. I danzatori in balera appaiono goffi e sgraziati. Romani e Brunetta fanno il ballo del mattone, Letta impone il ritmo lento e Scajola tenta di accelerarlo. L’Italia delle infrastrutture digitali è una balera scomposta, mentre suona un disco da 800 milioni di euro. Prova a riepilogare questa desolante vicenda l’Associazione Anti Digital Divide:

Non ci sono più le bande di una volta

Non ci sono più le bande di una volta

Miopia: Il Governo Congela Fondi per la Banda Larga e Propone Aumenti di Canone  

Congelamento? Veramente eravamo già sottozero.

Anti Digital Divide apprende con sconcerto la decisione del governo di congelare i fondi per lo sviluppo della banda larga. Una decisione miope, che comporterà l’aumento, del già ampio, divario digitale italiano, rispetto ad altri paesi e che lascerà milioni di italiani senza una connessione a banda larga. Si parla di 7 milioni di italiani digital divisi, ma se consideriamo la velocità di 2 mbit/s come soglia minima per definire una connessione effettivamente a banda larga il numero aumenta drasticamente, a causa delle pessime condizione della rete italiana.

Le altre nazioni vedono nella banda larga una soluzione alla crisi economica ed investono ingenti risorse per il suo sviluppo, fissano come obiettivi a breve termine la diffusioni di connessioni a 50/100 mbit/s e rete di nuova generazione in fibra ottica. In Svizzera e Finlandia hanno inserito nel servizio universale l’adsl, riconoscendola come diritto fondamentale. L’Italia invece arranca agli ultimi posti in Europa e non è in grado neanche di garantire 2 mbit/s a milioni di cittadini.

Che fine hanno fatto le 3 I, Internet, Impresa, Inglese, obiettivi strategici del governo? Le stesse imprese hanno chiesto maggiori investimenti nella banda larga, un servizio indispensabile per garantire la competitività.

ADD ritiene pessima la decisione di congelare gli 800 milioni di euro, gli investimenti per la banda larga dovrebbero essere aumentati, non bloccati, i soldi investiti in questo settore garantiscono un rapido ritorno dal punto di vista economico e sociale, questo sarebbe da sfruttare per attivare un circolo virtuoso che potrebbe innescare e accelerare la ripresa economica.

Dopo le vigorose critiche di associazioni,  imprese, sindacati,  utenti, il ministero dell’economia ha tentato di correre ai ripari, dicendo di aver già pronta una soluzione alternativa: “le risorse mancanti potrebbero arrivare dalla Cassa Depositi e Prestiti o da altri soggetti, sotto forma di anticipo in vista dello sblocco dei fondi, e l’investimento verrebbe remunerato attraverso un ritocco del canone che sarà deciso dall’Authority.”

RITOCCO DEL CANONE? Ma siamo su scherzi a parte? Quale canone?

Ricordiamo che recentemente sia il canone telefonico sia adsl, unbundling, sono aumentati, nonostante il prezzo dell’adsl in Italia fosse già alto rispetto agli altri paesi e il rapporto prezzo qualità-prestazioni tra i peggiori d’Europa. I 4/5 miliardi di euro annui che Telecom Italia percepisce dal solo canone telefonico e che giustifica con la necessità di ammodernare e manutenere la rete, come sono stati spesi in questi anni? Forse in stock option  e stipendi ai manager, tra i più alti al mondo e per ripianare i vari acquisti di Telecom a debito?

In un periodo di crisi economica in cui le sottoscrizioni di nuovi abbonamenti adsl probabilmente subiranno un calo, aumentare il canone, vorrebbe dire danneggiare ancora di più lo sviluppo della banda larga. Speriamo che non ci sia qualche interesse particolare di alcune lobby, che prevalga sull’interesse generale della collettività. La rete sta assorbendo sempre più pubblicità e pubblico da TV e giornali, forse a qualcuno questo non va bene e si tenta di bloccare o rallentare il suo sviluppo.

Le rassicurazioni di Brunetta,che parla di fondi comunque sbloccati entro l’anno, non ci convincono molto, non a causa del ministro, gli riconosciamo un certo impegno nella soluzione del digital divide, in particolare nella PA, ma, siamo stanchi di anni di promesse mai mantenute e ritardi ingiustificabili, i fondi non vanno congelati ma aumentati e usati subito.

ADD ritiene che le soluzioni adatte siano:

-Separazione societaria o funzionale di Telecom Italia, in rete e servizi.  Creare una società indipendente e autonoma che si occupi della rete, con l’obiettivo primario di abbattere il digital divide, con all’interno, AGCOM, associazioni in difesa degli utenti, operatori,  cassa depositi e prestiti, nel cui consiglio direttivo Telecom Italia sia in minoranza, come avviene in Inghilterra.

-Apertura del servizio universale a tutti gli operatori, non solo a Telecom, con inserimento dell’ADSL come diritto. Sull’inserimento della ADSL nel Servizio Universale ADD sta preparando un documento, con alcune soluzioni e paletti che renderebbero meno traumatico questo passaggio agli operatori. Speriamo di essere ascoltati da AGCOM e Governo, intanto consigliamo al governo di leggere o rileggere:

-il piano Caio;

-le dichiarazioni di Viviane Reding, Commissario Europeo per la società dell’informazione e dei media: “L’economia digitale dell’Europa ha un potenziale incredibile, capace di generare ingenti profitti in tutti i settori; per convertire questo vantaggio in una crescita sostenibile tuttavia, i governi dovranno prendere in mano la situazione, adottando una politica di accoglimento per i nuovi servizi ed abbattendo le barriere esistenti…Dovremmo sfruttare le opportunità offerteci dalla nuova generazione di europei, che presto prenderà le redini del mercato europeo. Questi giovani utilizzano internet abitudinariamente, e sono molto esigenti. Il potenziale economico dei cosiddetti ‘nativi digitali’ può essere sbloccato solamente rendendo l’accesso ai contenuti digitali ancora più semplice ed equo”;

-le dichiarazioni di Confindustria: “Sappiamo che ogni euro investito nella banda larga ne produce almeno due di aumento di attività economica e di Pil. Il Paese non può rimandare questi interventi”

-un documento più datato, 2004, il nostro manifesto contro il digital divide,in particolare i nove punti che proponevamo come soluzioni, forse se fossero stati applicati celermente non saremmo in questa situazione di ritardo e divario digitale.


Twitter: @pinobruno

Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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