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A Natale The Daily il quotidiano fatto apposta per iPad

L’iPad piace maledettamente al grande vecchio dell’editoria mondiale. Rupert Murdoch, 79 anni, proprietario degli statunitensi New York Post e Wall Street Journal, dei britannici The Times, News Of The World, Sunday Times e The Sun e di una miriade di altri giornali e televisioni sparsi per il mondo, si dice convinto che “per la fine del prossimo anno gli iPad in circolazione saranno 30-40 milioni, alla fine tutti ne avranno uno, anche i bambini”. Ecco perché, entro Natale, Murdoch farà nascere The Daily, quotidiano solo digitale.

The Daily sarà il primo quotidiano al mondo fatto apposta per i tablet. Con un dollaro si potrà leggere per sette giorni. Un prezzo molto abbordabile – quindici centesimi di dollaro al giorno – che, secondo l’editore, permetterà al giornale di avere almeno ottocentomila abbonati.

Il giornalismo, dice Murdoch,”continua ad avere un grande futuro davanti a sé”.

Il magnate australiano fiuta l’affare e la sua decisione sembra confermare l’analisi fatta qualche giorno fa da Kevin Kelly su The Technology Review : “più Internet continuerà a risucchiare il nostro tempo, più denaro si muoverà verso la rete e, parallelamente, dato che l’attenzione scorre via dai media più tradizionali, anche i soldi si allontaneranno da loro”.

Kevin Kelly prende ad esempio l’ industria dei quotidiani negli Stati Uniti: “nel 1998 aveva un fatturato globale di 46 miliardi di dollari, che è rimasto più o meno uguale fino al 2007. Invece i ricavi del settore televisivo via satellite o via cavo sono saliti da 26 miliardi di dollari nel 1996 a 78 miliardi nel 2007. Durante questo periodo, la maggior parte delle altre piattaforme mediatiche sono rimaste sostanzialmente ‘ferme’. Tranne Internet, che ha registrato un grande boom economico, anche se la crescente competizione negli ultimi anni ha provocato un calo delle entrate…”.

“Internet – scrive  Kevin Kelly – è sì uno svago minore rispetto alla tv, ma in veloce crescita, mentre la tv tradizionale sta lentamente calando. Generalmente, in un dato canale mediatico, il denaro, alla fine, segue sicuramente l’attenzione. E questo suggerisce che più Internet continuerà a risucchiare il nostro tempo, più denaro si muoverà verso di esso. Ciò suggerisce anche che dato che l’attenzione scorre via dai media più tradizionali, i soldi infine si allontanano da loro. Ma nel frattempo editori, etichette musicali e studios cinematografici dovranno reinventarsi, muovendosi verso il crescente regno di Internet, e trovare un modo per generare e gestire l’attenzione.

Analizzando gli stessi dati in una prospettiva leggermente diversa si osserva però qualcosa d’ altro: non tutta l’ attenzione ha gli stessi effetti economici,  una parte di essa diventa più economica. Mentre mezzo trilione di ore sono dedicate alla TV, questo medium realizza, in media, solo 20 centesimi di dollaro per ogni ora di visione. I quotidiani occupano una piccola fetta della nostra attenzione ma generano entrate maggiori per ogni ora spesa. E Internet sta aumentando in maniera rilevante le entrate totali che genera per ogni ora d’attenzione”.

Insomma, se Murdoch investe nel web, vuole dire che il web avrà successo.

(L’articolo di Kevin Kelly è stato tradotto in italiano da Stefania Cavalletto per LSDI).


Twitter: @pinobruno

Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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