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Rete sotto assedio: radio e web tv a rischio? Di Pietro attacca Agcom smentisce

Una politica vecchia, che non conosce il mondo della rete”, dice il direttore di Reset Radio, Matteo Ponzano, nel suo appello su YouTube contro il provvedimento al vaglio dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni che – se attuato – costringerebbe alla chiusura gran parte delle radio e delle emittenti televisive che operano esclusivamente sul web.

La rete sempre sotto assedio. Web radio e web tv rischiano di fare la fine dei difensori di Fort Alamo

La notizia del provvedimento di Agcom ha fatto presto il giro della rete. Alessandro Longo scrive su Wired che la delibera è stata già adottata: “Dovranno fare una dichiarazione di inizio attività e pagare un costo di autorizzazione pari a 750 euro. Che sale a 1.500 euro per le web tv lineari (cioè con palinsesto). È l’effetto di un provvedimento approvato ieri sera da Agcom, a cui spetta il compito di trasformare in regolamento attuativo il decreto Romani sui servizi media audiovisivi.

Nella stessa riunione di consiglio, Agcom doveva stabilire anche una prima bozza di regole per potenziare la lotta alla pirateria (sempre sulla scorta del Romani), ma ne ha rinviato la discussione. Meno male: il testo su cui Agcom si stava orientando ipotizzava misure di severità inaudita, per oscurare siti e bloccare il peer to peer. Alla fine il testo approvato su web radio e web tv lineari alleggerisce gli obblighi che si leggevano nella bozza di regolamento, criticata dai soggetti interessati. Il costo per l’autorizzazione indicato prima era infatti di 3mila euro. Dovranno inoltre presentare solo una Dia, dichiarazione di inizio attività, e poi cominciare subito a trasmettere.

Nella bozza precedente invece si chiedeva alle web tv lineari di chiedere autorizzazione ad Agcom e aspettare 60 giorni la risposta, prima di trasmettere. Finora l’Autorità ha deliberato solo sulle web tv più simili ai normali canali televisivi lineari: quelle cioè con un palinsesto. Ha rimandato a lunedì la decisione sulle web tv con video on demand, che sono la maggioranza delle migliaia di web tv italiane. È probabile che per queste tv gli oneri saranno ancora più leggeri, visto che c’era questa diversa proporzione nel testo di bozza”.

Fin qui Alessandro Longo. Gli fa eco, sul suo blog, il leader dell’Italia dei Valori. Anche Antonio Di Pietro scrive che l’Agcom ha già approvato la delibera, e titola così il suo articolo: “Addio mia rete libera”. “Diamo un addio alle web radio libere, che potevano trasmettere senza oneri burocratici, spese preventive e richieste d’autorizzazioni e pastoie varie. D’ora in poi – afferma Di Pietro – chi vuole aprire una radio web dovrà fare una dichiarazione di inizio attività e pagare un costo di autorizzazione pari a 750 euro, che diventano 1.500 per le web tv lineari, quelle cioè con palinsesto”.

Poi, in serata, arriva una dichiarazione di Michele Lauria, componente dell’Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni. ”Il Consiglio dell’Agcom – risponde Lauria a Di Pietro – non ha ancora assunto alcuna decisione in merito. Siamo ancora in una fase istruttoria e in questa fase circolano varie ipotesi. Ma solo quando saremo nella fase della deliberazione assumeremo delle decisioni e queste saranno senz’altro eque e non penalizzanti per gli operatori del settore. L’orientamento dell’Agcom, infatti – conclude Lauria  – è quello di arrivare ad una soluzione equa e non vessatoria che tenga conto degli interessi dei vari operatori. Non ci saranno ne’ inasprimenti delle sanzioni, ne’ maggiori ostacoli burocratici o aumenti sconsiderati”.

L’assedio alla rete continua…


Twitter: @pinobruno

Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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