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Foto digitali taroccate. Come ci si difende dagli inganni?

E’ di questi giorni la polemica, sollevata da alcuni giornali, sul presunto “ritocco” di una fotografia riguardante il giovane alpino Matteo Miotto, ucciso da un cecchino in Afghanistan. La direzione dell’Ansa ha smentito l’ipotesi dello sbianchettamento e la diatriba potrebbe chiudersi qui. Non il problema delle foto modificate ad arte, piuttosto ricorrente. Come possono difendersi, giornalisti e lettori, dalle foto ritoccate? Per quelle pubblicate sui giornali di carta c’è poco da fare. Bisogna confidare nella deontologia. Per quelle digitali, invece, un sistema di “controspionaggio”, sia pure non garantito al cento per cento, c’è. Lo suggerisce Denis Dosi di Geekissimo.

Una delle foto taroccate più note. Ritrae John F. Kennedy su uno yacht con 4 donne "senza veli". (cliccare per ingrandire)

L’articolo di Dosi, corredato da un ottimo video tutorial, è intrigante. “Con la nascita delle immagini digitali e dei programmi di fotoritocco, molte volte si ha il dubbio riguardo alla veridicità di una foto. Tutte le modifiche vengono salvate all’interno del file stesso, quindi è possibile, attraverso un programma specifico, controllare se un’immagine è stata ritoccata.


I metadati sono dati che descrivono alcune caratteristiche e determinate proprietà di un documento o di una fotografia; questi sono distinti dal documento stesso, anche se presenti nel medesimo file. Essendo all’interno della foto, viaggiano sempre con essa e, attraverso un’analisi specifica, è possibile risalire alle modifiche effettuate. I metadati permettono di inserire informazioni sia a un livello generico come quello di macchina( automaticamente gestito dalle fotocamere digitali stesse) sia ad un livello più caratteristico come quello d’utente (con software di fotoritocco)
”.

Dosi consiglia di installare il software JPEGsnoop, caricare l’immagine da analizzare e leggere il rapporto generato,  in cui sono elencate tutte le caratteristiche del file preso in esame.

La procedura è indicata nei dettagli nell’articolo di Denis Dosi. Il limite del software è che non è in grado di distinguere un ridimensionamento da un fotoritocco vero e proprio. Se l’immagine non è stata ridimensionata prima di essere inviata alla redazione del giornale che deve esaminarla, è comunque uno strumento utile.


Twitter: @pinobruno

Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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